I bambini e la musica


851551_84187380.jpgLa mia esperienza

Se l’immersione precoce nella musica è portatrice di benefici nellosviluppo complessivo di una persona, non mi resta che attenderne irisultati.
Con un marito musicista, strumenti e spartiti appoggiati in casacon quel senso di quotidianità di chi fa un "mestiere" come un altro,lo stereo sempre acceso per studio e per passione, mio figlio Leo (3anni) è cresciuto, e sta crescendo, vivendo questa componenteintegrativa con naturalezza, tanto da identificare l’espressione "vadoa lavorare" con quella di "vado a suonare", non conoscendo ancora unarealtà diversa dalla propria.


La maggior parte dei corsi propedeutici di musica per l’infanzia sifonda, del resto, su un principio-chiave: l’educazione all’ascolto. Incasa mia tutto ciò è avvenuto in maniera del tutto automatica e nonpremeditata, ma questo presupposto mi ha permesso di verificare inprima persona quanto l’approccio sia perfettamente in linea con unasensibilità pura e non ancora contaminata, e di osservare quanto ilbambino sia incredibilmente ricettivo al coinvolgimento sensoriale.
 
Gordon e l’apprendimento musicale

Quello che Leo ha inconsciamente vissuto corrisponde, a grandilinee, al pensiero didattico di un grande studioso di educazionemusicale, Edwin E. Gordon, già professore presso la South CarolinaUniversity e autore di quella Music Learning Theoryoggi fondamento dei programmi pensati per la prima infanzia e insegnatiin molte università americane. In sostanza, Gordon stabilisce essere diprimaria importanza iniziare l’approccio alla musica non dai 3 o 4 anni(età in cui è opinione comune si possa considerare "pronto" il bambinoin virtù del suo essere in grado di "fare" musica, fisicamente eintellettualmente parlando), bensì dai primissimi mesi di vita, perpermettergli di apprendere il linguaggio musicale con la stessafacilità con cui si apprende la lingua madre. Sottoporre un bambinocosì piccolo (addirittura ancora nel grembo materno, come sostengonoalcuni ricercatori in ambito di educazione prenatale) a stimolimusicali diretti e diversificati (il suo metodo si compone di 3 fasifondamentali: Acculturazione, Imitazione e Assimilazione), secondoGordon permetterebbe di non perdere anni preziosi nello sviluppo di una"attitudine", di un "pensiero musicale", oltre a stimolare e potenziarele capacità di osservazione, imitazione, concentrazione, memorizzazionee coordinazione.

La didattica musicale nelle scuole

Al di là della mia particolare condizione, oggi è possibiledisporre di molteplici possibilità per consentire ai nostri figli divivere un’esperienza musicale se non dalla nascita, almeno nella tenerainfanzia. Conservatori e Scuole di Musica propongono, infatti, corsispecifici adattati alle diverse età per sviluppare nel bambinocompetenze psicomotorie e cognitive fondamentali alla sua crescita.
La maggior parte di queste attività, che seguano o meno i metodigordoniani, contemplano per i corsi iniziali un approccio quasiesclusivamente pratico, dove è l’esperienza vissuta il principaleveicolo di apprendimento: canti melodici e ritmici, l’uso del corpo edella voce come strumenti principali, via via affiancati daimprovvisazione musicale con materiali diversi. Dai 5-6 anni si passaalla familiarizzazione coi parametri del suono (altezza, intensità,timbro e durata), all’ascolto e all’elaborazione di brani piùcomplessi, letture cantate e coordinazione motoria per arrivare, tra i7 e i 9 anni, alla lettura e scrittura della notazione e a combinazioniritmiche articolate, elementi fondamentali per l’avvicinamento allostudio di uno specifico strumento musicale.

Io suono, io gioco

Naturalmente questi incontri non si allontanano troppo da quelladimensione ludica fondamentale per catturare l’attenzione dei piùpiccoli. Il coinvolgimento personale passa dunque principalmenteattraverso il divertimento, il gioco che altro non è (citando Piaget)se non il linguaggio espressivo spontaneo che il bambino conosce meglioe attraverso il quale assimila il mondo che lo circonda ai proprischemi mentali. Nelle lingue francese, tedesca e inglese il verbo"giocare" (jouer, spielen, to play) designa allo stesso modo la praticastrumentale: questo significa che nella loro origine, le parole "gioco"e "musica" (e "danza" e "recitazione") fossero tutti aspetti di ununico linguaggio.

La capacità di attenzione di un bambino non è chiaramenteparagonabile a quella di un adulto: da questa semplice osservazionesono partite molte delle attuali "Scuole di pensiero" dellapropedeutica musicale, evolute in veri e propri metodi per andareincontro alle esigenze dei nostri mini-fruitori e per enfatizzare almeglio le loro effettive peculiarità. Un esempio è il ricorsofrequente, nei corsi dedicati ai più piccini, al binomio musica-fiaba.Brani descrittivi con protagonisti in cui riconoscersi permettonoinfatti di utilizzare la musica come un alfabeto, come una catena diparole per elaborare una trama avventurosa o poetica.
Oggi giorno, infatti, con tutte le tecnologie di cui dispongonofin dai primissimi tempi, non è evidente per i bambini separarel’ascolto dall’approccio visivo. Educare all’ascolto significa anchequesto, catturare a tal punto la loro attenzione senza l’ausilioobbligato di un’immagine già codificata. La fiaba in questo sensopartecipa a questo processo permettendo l’elaborazione di immaginipersonali e di fantasia.

Il principio comune è allontanare il più possibile la rigidità diun insegnamento pragmatico fondato su regole ben precise in favore diun’animazione che faccia della creatività e della libera espressione icardini attorno ai quali sviluppare l’intero processo di apprendimento.Rispetto al passato questi nuovi metodi hanno invertito la tradizionalesequenza teoria-pratica, proprio sulla scorta di una delle principaliosservazioni della teoria gordoniana: un bambino non impara forse aleggere e scrivere solo dopo aver appreso e immagazzinato nozioni evocaboli sufficienti? Così deve avvenire nella musica, e non partendodirettamente dal pentagramma e dalla notazione senza un periodoprecedente di approfondimento informale.
Si tratta di educare i sensi, l’orecchio, la voce, il senso ritmico. Dieducare CON la musica, più che ALLA musica. Del resto non è proprio conla ninna-nanna, una melodia semplice accompagnata dal movimentoregolare delle braccia che cullano, che noi mamme abbiamo così tantevolte "parlato" la lingua dei neonati per calmare e tranquillizzare inostri bimbi?

Questo stesso tipo di approccio negli ultimi anni ha permesso diampliare enormemente le finalità della musica, da puro intrattenimentoa mezzo d’indagine e strumento curativo per situazioni di particolaredisagio (dall’eccessiva timidezza ed emotività, all’irrequietezza), aterapie specifiche per portatori di handicap e soggettipsicologicamente fragili.

Tutti insieme!

Il passo successivo all’ascolto è la partecipazione, il "far musicainsieme". In questa fase il bambino da spettatore passivo diventaesecutore, inizialmente con piccoli strumenti a percussione,affiancando musicisti professionisti e sentendosi parte di una realtàin cui può dare un contributo personalissimo. Assistere a esecuzionidal vivo è, inoltre, di grandissimo aiuto e stimolo proprio perchéfornisce la possibilità di "imitare" e "copiare", quel processo diimmedesimazione nel modello che partecipa alla crescita e allo sviluppoeducativo.
Suonare arricchisce la propria personalità e la propriasensibilità di parametri nuovi, di segni antichi. È espressione diemozioni libere e allo stesso tempo scuola di controllo eautodisciplina.
L’esperienza del "fare musica insieme", del suonare per gli altri,del mettersi alla prova, sono tutti passaggi importanti nella crescitadi un carattere, di un individuo.

Le diverse metodologie di insegnamento musicale

Ma nell’ampia offerta presente su tutto il territorio, che scuolascegliere per i nostri figli? Ecco i metodi oggi più diffusi nel mondo:
 
  • Justine Bayard Ward

Il metodo Ward nasce in America attorno al 1914 per insegnare lamusica ai bimbi di 6 anni e contempla l’associazione di suoni a segnicorrispondenti attraverso una notazione complessa.

  • Zoltan Kodaly

Compositore e studioso di melodie popolari, conferisce alla musicatradizionale e al canto un ruolo prioritario per l’insegnamento nellescuole materne.

  • Carl Orff

Secondo la metodologia dell’Orff-Schulwerk la musica "la si imparafacendola in prima persona, fisicamente ed emozionalmente, perché solocosì può contribuire alla nostra crescita e formazione come individui".Questa di Orff (compositore tedesco, autore dei celebri Carmina Burana)è una linea pedagogica a tutti gli effetti fondata sull’unione digesto, musica e parole e su esercitazioni prodotte con uno strumentarioparticolare, il cosiddetto "strumentario Orff": piccole percussioniquali legnetti, cembali, nacchere, sonagli, timpanetti, tamburi, piattie triangoli, xilofoni, e ancora flauti, violoncelli, contrabbassi,liuti e chitarre. Orff concepisce la musica come un veicolo permigliorarci, per apprendere meglio, una scuola di vita fondata suimpegno allo studio ed espressione di emozioni libere.

  • Ritmia

Con una guida adeguata i piccoli imparano facilmente che ciascunsuono è la diretta conseguenza di un preciso movimento o dellasollecitazione di un oggetto specifico e che ogni sonorità èstrettamente legata all’immagine espressa tramite i vari gesti.Sperimentando movimenti e suoni il bambino assume le sonorità che piùgli appartengono e in questo modo il suono diventa un linguaggio comuneche suscita sensazioni e reazioni.

  • Metodo Suzuki
Ideato dal violinista giapponese Shiniki Suzuki tra gli anni venti e trenta, si fonda sul principio "suonare come parlare", ossial’insegnamento della musica mutuato dall’insegnamento del linguaggio,sulla scorta dell’imitazione quale base del processo di apprendimentodel bambino nei primissimi stadi della vita. Se un bambino impara aparlare ascoltando e ripetendo le parole udite, così potrà fareascoltando e ripetendo una melodia, un ritmo, un frammento musicale.Analogo a questo è il metodo Yamaha,che si avvale soprattutto di strumenti a tastiera. In entrambi questimetodi il ruolo dei genitori è fondamentale, partecipando attivamente atutte le attività e fungendo da mediatori tra l’insegnante e ilbambino.

Il ruolo di noi genitori

Il coinvolgimento della famiglia nell’iter musicale di un bambino èimportantissimo: il papà o la mamma che seguono il proprio figlio,assistono e imparano essi stessi il metodo, lo aiutano nel riproporlo,a casa, come fosse un gioco, un patto, un compito. Passando insieme deltempo prezioso di scambio reciproco e divertimento. Se la musica siesaurisse nel momento della lezione, dell’incontro con il maestro,perderebbe quell’aura di freschezza e magia e rischierebbe di diventareun puro "dovere", segnando come negativa un’esperienza che, invece,arricchisce e stimola entrambi. Assistere alla nascita di un gustomusicale è uno degli aspetti che mi ha più affascinato in questopercorso di iniziazione alla musica che Leo sta assaporando sotto inostri occhi. Il riconoscimento di uno stile, di una sonorità, di unasequenza ritmica sono fonte giornaliera di stupore e orgoglio:accompagnare l’evoluzione dei nostri figli sintonizzandoci (mai verbofu più idoneo!) sulla loro stessa lunghezza d’onda ci fornisce unostrumento in più nel lungo cammino dell’educazione.

Propedeutica strumentale: quale strumento scegliere?

In molte Scuole di Musica vengono organizzati dei veri e propri"incontri con gli strumenti" per illustrarne le caratteristiche efavorire l’allievo nella scelta consapevole e più consona alla propriapersonalità e attitudine.
Fondamentale in questo senso è permettere ai giovani allievi unascolto molteplice di tutti gli strumenti esistenti unito allapossibilità di manipolare e sperimentare direttamente le variesonorità. Una scelta consapevole attraverso una pratica attiva e ilriconoscimento delle diverse famiglie di strumenti. Questa è unapossibilità straordinaria, che personalmente non vedo l’ora di poterapplicare: è come avere un’intera orchestra a nostra disposizione eascoltare, uno dopo l’altro, tutti i professori suonare i lorostrumenti! Assistere alla nascita del suono come evento magico etecnico allo stesso tempo permette al bambino di comprendere i diversimeccanismi e le differenze tra strumenti ad arco, a fiato, apercussione, a tastiera.

Non capita spesso, ma con un po’ d’attenzione alla programmazione diorchestre, ensemble e complessi da camera della vostra città potrestescoprire in cartellone rappresentazioni specifiche per un pubblicogiovanissimo. Non perdete l’occasione: Pierino e il lupo di Prokofiev e The Young Person’s Guide To The Orchestradi Britten, ad esempio, sono composizioni sinfoniche create apposta perloro. La prima è una "fiaba sonora" avvincente ed emozionante, laseconda una vera e propria "lezione di musica" raffinata e divertente,durante la quale è la stessa orchestra a parlare ai bambini,introducendo uno dopo l’altro tutte le famiglie di strumenti. Io nonvedo l’ora che Leo cresca ancora un po’ per vivere con luiun’esperienza che fino a oggi mi ha vista spettatrice solitaria.

La musica per la musica

C’è un passaggio meraviglioso di un altrettanto meraviglioso volume,che in casa nostra campeggia fiero in libreria, ormai ingiallito e conle pagine consumate. Ve lo riporto a conclusione in questa carrellatasu metodi, corsi, scuole perché riassume con straordinaria lucidità ilpensiero di una delle figure più colte, intelligenti e carismatichedella musica del Novecento. Un uomo le cui lezioni di musica trasmesse inbianco e nero nella televisione degli anni cinquanta (i celebri Young People’s Concerts)hanno costituito un mezzo straordinario di conoscenza per generazioniintere di giovani appassionati. Un musicista, un compositore, undirettore d’orchestra di spessore immenso.

"Platone e Socrate ritenevano che lo studio della musica fosse unadelle discipline più alte cui sottoporre la mente dei giovani,considerandolo un sine qua nondell’educazione proprio perché unisce disposizioni scientifiche e’spirituali’. Eppure, quando parla della musica, Platone si perde invaghe generalizzazioni sull’armonia, sull’amore, sul ritmo e su quelledivinità che, secondo lui, erano portatrici di suoni melodiosi. Bensapeva, però, come tutti del resto, che niente più della musica deifiati incitasse l’animo dei soldati alla battaglia. Sapeva quale scalao modo greco si addicesse alle cose d’amore, quale alla guerra, qualealle libagioni conviviali e quale alla incoronazione di un atleta.(…) E non c’è calcolo matematico che potrà mai spiegare il perché diqueste regole. (…)
La verità è che solo gli artisti offrono una spiegazione dellamagia e solo l’arte può sostituirsi alla natura. Per la stessa virtù,solo l’arte può sostituirsi all’arte. Ne consegue che l’unica veramaniera per riuscire a dire qualcosa sulla musica è quella di scriveremusica".

Leonard Bernstein
("Introduzione", La gioia della musica, Longanesi Editore 1982)
 
 
 
Per approfondire ulteriormente l’argomento consiglio di visitare EDUMUS, un sito particolarmente ricco e completo, riferimento per l’educazione musicale italianacon articoli, forum, approfondimenti ed elenco dettagliato di tutte lescuole d’Italia.

 
Bibliografia essenziale

Giovanni Piazza, Orff-Schulwerk – Musica per bambini, Suvini Zerboni Editore, 1979.
Edwin E. Gordon, L’apprendimento musicale del bambino dalla nascita all’età prescolare, Curci Editore, 2003.
Carla Pastormerlo, Elena Rizzi, Io cresco con la musica, Rugginenti Editore, 2004.
Sandra Vincenzi Mapelli, Scoprire la musica. Proposte didattiche per l’educazione musicale dei bambini, La Scuola Editore, 2004.

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone