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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

Mio suocero. Che palle! PDF Stampa E-mail
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Scritto da Lupina   
baby-medicine.jpgIl Nano ha la tosse. 
L'abbiamo avuta tutti. 
Io per lo meno, una volta mi mandarono anche via da scuola perché con la mia tosse disturbavo i compiti in classe e la gente non riusciva a concentrarsi.

Mio suocero telefona decine di volte al giorno per chiedere a mio marito (a me non si azzarda più) come sta il bimbo, e per consigliarci delle terapie.
Mio suocero è medico? 
No, è pensionato dell'ENEL. 


Però si è documentato in questi giorni sulla tosse e su tutte le problematiche da essa derivanti.
Oggi ce l'aveva con la tosse cronica e il broncospasmo. Secondo me si è videoregistrato tutte le puntate di Elisir e se le riguarda, nei suoi lunghi pomeriggi di pensionato nullafacente, alla disperata ricerca di una diagnosi a caso che possa andar bene per qualcuno.

Ha sentenziato che nostro figlio ha la tosse cronica. Che sua nonna (classe 1903) non si era curata bene la tosse da piccola e se l'era portata dietro fin da grande. E che anche il Nano, quindi, è destinato a sputacchiare pezzi di polmone per il resto dei suoi giorni. Non importa se hanno inventato dei mezzi diagnostici nel frattempo, la TAC, lo stetoscopio, l'ecografo. 
Nooo, perché quel fischio lì è tipico della tosse cronica, e non dà scampo. Non importa se all'epoca c'era la tisi e morivano come mosche.

E poi io, io, madre snaturata, che non lo porto da un bravo specialista, perché la mia pediatra non dà farmaci, e se non si comincia per tempo a bombardare di antibiotici l'organismo poi va a finire che si tira le cuoia. Perché quando uno va dal dottore è bello uscire con la ricetta in mano, andare in farmacia e comprare le medicine, aaaah, sììì, è tanto liberatorio strisciare la tessera sanitaria nell'apposito lettore, e poi scambiare due parole con la parrucchiera sui malanni e le prescrizioni.

E allora, siccome siamo dei degenerati che pensano che un po' di vapore possa guarire la tosse del bambino, ci compra gli sciroppi alla carbocisteina, alla propoli, ci suggerisce un po' di grappa nel latte. "E poi vedrai come dorme sereno!" (Sì, completamente ubriaco, ma sereno.)
E poi, siccome è cagionevole di salute e ha una paura folle di ammalarsi, non ha neanche il coraggio di entrare in casa e ci spinge le medicine dalla soglia di casa col piede, manco fossimo appestati.

Che palle. Che palle.
Brano tratto dal blog: "Tachipirinha: cronache Lupine"

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