Ascoltando Fabri Fibra sono giunta a una conclusione e voi sapete che, quando io giungo ad una conclusione, vuol dire Alea iacta est.
Non credo proprio che il rap sia nato nelle strade dei ghetti americani. Il rap è nato nelle case dei ghetti americani, ad opera delle mamme dei ragazzi dei ghetti americani. Le percussioni hanno poi preso il posto dello sbattere di pentole sui tavoli e di ramazze sui battiscopa. La protesta sociale ha preso il posto della protesta materna.
La faccia incazzata è rimasta e le andature claudicanti da nervo sciatico infiammato sono state sostituite da balli snodati. Anche l'abbigliamento "sto pe' casa" è immutato.
Quanti rap canto io ogni giorno! E non sono molto diversi da quelli che cantava mia madre:
RAP DISPERATO, SCANSATI CHE SCOPPIO
Io lavo, sgrasso e stiro tutto il santo giorno, quasi quasi prendo un volo senza ritorno. Le tue impronte digitali mi devastano i vetri e quando piove, sullo zerbino, non ti pulisci mai i piedi.
RIT: Stai sempre a rompereeeeee, vatti a riporreeeee!! ( 2 volte) (qui la musica è melodiosa e bisogna fare mossette sgallettate)
Stai sempre chiuso in quella stanza, poi hai paura che ti cresca la panza, mi racconti che studi e allora perchè ti chiudi? I prof. vorrebbero che ti ascoltassi le lezioni, ma a me sembra che in quella testa ci siano solo canzoni.
RIT.
Anche la mia dolce bambina fa casino e disordine, mi chiede le figurine, le Barbie e le gonnelline, ma vieni qui che ti insegno questo rap stonato, tanto tra qualche anno, toccherà a te intonarlo.
Questa mattina, al bar, un anziano signore mi ha chiesto: "Signora, ma cosa è successo? Perché ci sono tutte queste persone?". Gli ho spiegato che era una moltitudine di genitori che, lasciati i figlia a scuola, si concedevano qualche minuto di relax davanti ad un caffè. Lui non ha capito, secondo me è uno di quei signori che fanno colazione al bar solo il giorno in cui fanno le analisi del sangue. Ha dato l'ultimo morso al cornetto, si è alzato, mi ha offerto il suo posto ed è andato via.
Le mamme al bar la mattina sono bellissime. Tutte. Quelle ultraeleganti, talmente belle e perfette che io le fermo e mi faccio mostrare un lembo di biancheria intima, sperando di scorgere una mutanda smollata o un reggiseno cinese, ma loro sono tutte coordinate ed eleganti... e se sono pure simpatiche (se non mi mandano a cagare) mi fanno bene agli occhi e all'anima.
Oggi, visto che Lisa, 8 anni, non ci avrebbe allietato della sua gentil presenza al desco diurno, ho deciso di fare la pasta con i broccoli bella piccante come piace a me. Avrei dovuto avvertire il segno del cattivo presagio quando ho pensato: "Corbezzoli: accogliere i miei cari in questa puzza di broccoli non è ROCK!".
Poi è successo il guaio. Prendo i peperoncini che mi ha regalato la mia amica Giovanna e cantando "♫Me li ha dati la Giovanna, me li ha dati la Giovanna!♫", scelgo il più bello, il più rosso, il più succoso e invitante (proprio come la mela che scelse Biancaneve). Lo affetto in una padella in cui avevo versato dell'olio EVO, metto anche uno spicchio d'aglio e faccio soffriggere il tutto. Nel mentre cedo alla tentazione e addento il pezzettino di peperoncino rimasto attaccato intorno al picciolo.
Non avete idea dell'inferno, del delirio pomeridiano per questo cazzo di compiti. Iniziavo ad urlare alle 15, con Giorgia attaccata ad una tetta. Alle 16 Bea ancora non aveva combinato niente, o giusto fatto qualcosa di semplice tipo matematica. Alle 17 con mio ausilio finalmente si finisce anche italiano, o quando c'è inglese. Nel frattempo Giorgia è sveglia e per seguire Bea abbandono lei che o pasticcia muri, letti, armadi, scrivanie, divani, cuscini (troppo semplice pasticciare fogli) oppure svuota tutti i cassetti - gli ultimi rimasti non chiusi a chiave, semplicemente perché non hanno una serratura.
Mentre loro fanno merenda io sistemo il casino.
Alle 17.30 si riparte con scienze, oppure geografia, oppure storia, a seconda dell'orario del giorno successivo... e in contemporanea si riparte con svuotamento cassetti o pittura muri, mobili, tappezzeria.
Se io mi allontano il potere occulto prende il sopravvento: le due sorelle unite si trasformano in demoni e si impadroniscono della natura, l'aria sotto il loro potere inizia vorticosamente a muoversi, creando degli enormi tornado che sconquassano la casa. Non c'è altra spiegazione davanti allo spettacolo della cameretta ridotta in macerie che trovo al mio ritorno.
In quel preciso momento iniziano le urla, le mie urla, che andranno a sconquassare, con uguale potenza del tornado demoniaco, le orecchie di tutto il vicinato, entreranno nei timpani di tutti gli organismi viventi compresi quelli non dotati di trombe di eustachio.
Come d'incanto il culo di Beatrice tornerà a posizionarsi sulla sedia della scrivania, per poi rialzarsi nel momento esatto in cui io mi allontanerò di nuovo. Di nuovo passerà il tornado, di nuovo ci saranno le urla, di nuovo culo sulla sedia, di nuovo scatto del culo che si stacca dalla sedia non appena volto l'angolo, di nuovo le due eolo in azione, di nuovo urla terrificanti... Questo fino a quando alle 19 mio marito, tranquillo e rilassato dopo 5 ore di lavoro trascorse a giocare a farmville su Facebook, rincasa.
Marito fortunato compare nel momento del culo sulla sedia. Marito mediamente fortunato compare nel momento del tornado. Marito sfigatello compare nel momento post tromba d’aria e urla che gelano il sangue. Marito sfigatissimo si ha quando la moglie Erinna si rivolge a lui ancora sulla porta con uguale potenza di voce.
Non mi consolava sentire amiche, mamme di compagnetti di Bea, nella stessa barca, perché loro hanno o mariti in casa il pomeriggio, o nonne o suocere che comunque ti permettono una vita diversa, tipo poter uscire il pomeriggio mollando il figliolo alunno davanti alla scrivania con il parente opzionale di turno.
IO NO!
Condannata a trascorrere tutti i pomeriggi della mia vita da ultra quarantenne in casa a causa dei compiti e di un culetto allergico alla sedia. Questo era diventato il mio destino!
Ah certo, a volte si usciva... magari per accompagnare questo culetto a danza. Così le urla del "faiiiii i compitiiiiiii" si mischiavano a quelle del "cambiatiiiii, sbrigatiiiiiiii". Oppure al catechismo, sai che spasso! Oppure - sai che gioia - dal logopedista (pure gay)... wow!
Ma ieri ho dato un calcio a questo destino che pareva segnato, l'ho iscritta al doposcuola in un posto bellissimo, a pochi passi dal luogo di lavoro di mio marito. L'accompagnerà lui, la riandrà a prendere lui e quando lei tornerà a casa potrà pure unirsi con l'altro demone, potrà scatenare anche le tempeste di neve, tanto ha tutto il tempo a disposizione per risistemare lei personalmente, con le sue piccole, fragili manine accompagnate dai suoi uffaaaaaa, uffaaaaaa, visto che ormai i compiti li ha già fatti!
E poi finalmente libere usciremo tutte!
E quando mio marito tornerà a casa, anche per lui qualcosa cambierà, niente più tornadi, niente più urla post tornadi ma solo moglie Erinna che urla contro di lui... tanto qualcosa che non va IO la trovo sempre!
Da che mondo è mondo i bambini utilizzano un oggetto transizionale come surrogato della madre durante la sua assenza, si consolano ciucciando un fazzoletto di seta, abbracciando un peluche, affezionandosi all'orsetto di pezza che svendono all'IKEA.
A casa nostra non succede così.
Per Jacopo niente surrogati, lui è uno stoico, preciso, conformista, realista: o la mamma o nulla, al massimo ha utilizzato la nonna o il papà per le coccole ma li ha sempre (mai dichiaratamente, ma io lo so) ritenute di "serie B", ché la mamma è la mamma.
Ma che soddisfazione, io insurrogabile, io "madre divina".
Poi è arrivata la mia principessa, spirito libero coi codini al vento: distribuisce coccole per caramelle, a chiunque le prometta un giro di giostra lei ricambia con amore eterno, e stanotte ha raggiunto l'apoteosi dell'"ingratitudine".
Si sveglia urlando nel suo lettino (perché naturalmente lei e grande e necessita di dormire da sola):
"Mammmmmmmmmmmmmaaaaaaaaaaa"
"Sono qui tesoro, vieni nel lettone a coccolare un po'. "
"Nooooooooo, voglio l'altalenaaaaaaaaaaaa."
"Ma c'è la mamma qui, domani vai sull'altalena."
(nel frattempo la prelevo e me la metto accanto)
"Ma io non voglio dormire con te, voglio dormire con l'altalena."
"E che fai dormi in giardino?"
"No, metti l'altalena nel lettino!!!! Che l'abbraccio!"
"Maddalena, l'altalena è fredda, sporca, bagnata, non posso metterla nel lettino, facciamo così: chiudi gli occhietti, io ti dondolo e tu pensi di essere sull'altalena."
Dopo qualche reticenza accetta, chiude gli occhi, io canticchio e dondolo e lei sta per addormentarsi sorridendo.
Mi sento la mamma di serie A che ha trovato la soluzione più intelligente, meglio di Tigro Pooh e Pimpi messi insieme, quando l'ingrata sussurra:
"Ti voglio bene... ALTALENA"
Da "mamma divina" a "mamma altalena",
da oggetto transizionale insostituibile a surrogato di un pezzo di plastica che si muove avanti e indietro il passo è stato breve.
Eggià.
Odio l'Epifania.
È un sentimento nuovo, fino all'anno passato io e la Befana abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto.
Cos'è cambiato quest'anno?
Provateci voi a fare la calza per un bambino di undici mesi!
Questa mattina io e mio marito ci siamo svegliati, e ci siamo resi conto di non aver preparato niente, e dico, assolutamente niente, per questa sera.
Così, noncuranti della pioggia, la neve e la grandine (tutte assieme, giuro! Non so come sia meteorologicamente possibile, ma è vero) siamo montati in auto e, col pupo ben legato al seggiolino, e ben lagnante perché per nulla contento, ci siamo diretti verso il centro commerciale.
E qui ritorno al fatidico punto.
Provateci voi a fare la calza per un bambino di undici mesi!
Mando marito e progenie a spasso per negozi, e impavida, imbracciando la mia borsetta come un appiglio in alto mare, mi inoltro fra gli scaffali.
Un minuto, forse meno, e vengo investita da un cartello rosso che mi grida: "CALZA SUBITO IN REGALO SE ACQUISTI CINQUE DI QUESTI PRODOTTI!"
Cinque di questi prodotti? Vediamo..
Un metro di barrette Kinder, mezzo chilo di M&M's, pacco famiglia di gommose Haribo, stecche monolitiche di carbone, barattolo industriale di Nutella.
E tu mi regali UNA calza?
E tutto il resto della roba dove lo metto?
No, non fa per me, il puer è ancora piccino, avrà i prossimi anni per intasarsi le coronarie.
Così mi metto alla ricerca di dolcetti sani.
Ahahah (risata di sottofondo).
In mente ho un'idea.
Le ho viste mille volte (e mi si è sempre ribaltato lo stomaco al pensiero), sono perfette per la situazione: le sfogliatine di mela, da sgranocchiare come patatine.
Perciò, forte della mia convinzione, mi dirigo al reparto patatine.
Nada, nisba, non esistono.
Cambio di programma, diamoci all'uvetta.
Buona l'uvetta, no? Dolce certo, e sana.
A rischio strangolamento, magari, ma non è proprio il momento di pensarci, abbiamo una calza da riempire qui (che calza? quella gratis a me non spettava...).
Trovo l'uvetta, la metto nel cestino...
Un po' vuoto, non posso accontentarmi.
Inizio a sudare, la faccenda si fa complicata.
In testa, come un mantra, solo due parole: "dolci sani... dolci sani... dolci sani...".
Illuminazione!
Il reparto prodotti dietetici!
Guadagno la corsia facendomi largo tra la folla.
Il reparto prodotti dietetici sul finire delle feste è affollato come non mai.
Spulcio un po' qui e un po' là, schivo per un pelo delle barrette energetiche dall'aspetto davvero poco raccomandabile (mi manca solo il figlio dopato, poi ho fatto bingo), e trovo loro.
I cracker Vitasnella ripieni di marmellata di mela.
Cioè.
Che schifo.
Li infilo comunque nel cestino.
Noi siamo alla fase "il cibo ci piace perchè si può lanciare a terra", probabilmente il puer non sentirà nemmeno l'odore di questi particolari cracker.
Mi dirigo triste alle casse.
Calza magra e smunta, non c'è che dire.
Nel mio percorso passo per la corsia degli omogenizzati.
La mano si muove come da sola, spinta da una forza sconosciuta, a prendere dallo scaffale una Mellin Baby Merenda (poveri noi...).
Lascio che la mano traditrice compia il fattaccio, sopraffatta dalla scarsità della calza.
Finalmente raggiungo le casse.
Demotivata, rassegnata, e pure un po' incazzata.
E le vedo.
Sono state lì, ad attendermi, per tutto questo tempo.
Le SFOGLIATINE DI MELA.
Dannate.
Come in estasi mi lancio e le prendo, non guardo nemmeno il prezzo.
Pago, fuori dal supermercato compro una calza che a stento conterrà tutto ciò che ho preso (ma se avessi trovato subito le sfogliatine sarebbe stata tutta un'altra storia).
Ora la calza è pronta, appesa al forno (il camino de noiartri), sotto c'è pure un pacchettino contenente un libretto morbido sulla fattoria.
Niente giocattoli per la Befana, si sa, è poveretta.
Domattina un Nini assonnato la guarderà, allungherà la manina, la rovescerà, e senza capire nulla di ciò che sta accadendo, senza avere la minima idea di cosa possa significare il dover preparare la calza a un bambino di undici mesi, si illuminerà vedendo la Baby Merenda, il venduto.
Odio la Befana, ma parecchio.
L'anno prossimo la calza la lascio fare a mio marito.
La mia giornata NoiMamme è cominciata come tutte le altre.
L'incontro era vicino a casa, quindi mi sono alzata all'ora solita, ho preparato Daniele per la scuola, ho chiuso il borsone (a tracolla mannaggia a me!) e sono andata a prendere il treno, il solito, quello che prendo sempre per andare al Policlinico.
Al bar della stazione Fausto mi prepara il caffè e mi guarda sornione: "Dottorè, oggi va a fa' shopping, eh?! Se vede che non va all'università, c'ha 'n sorriso che le taglia la faccia!" (Ahò è un galantuomo.)
Il treno si avvia e io prego prego prego che non accumuli il solito urtante ritardo.
Dopo 10 minuti il bip del telefonino. È la Vale Fashion che ci dà buca.
Io penso: "Mannaggia... però meno male che non le ho dato retta e ho portato solo scarpe comode!" (Qualcun'altra, scoprirò poi, ne pagherà le spese invece.)
Sono quasi arrivata, mi avvio alla metro ed ecco il messaggio di Lav: "Sono sul treno sto arrivando a Termini".
Roma è quella delle grandi occasioni.
Sei giorni a Natale.
Vuol dire delirio, confusione, pazzia.
Vuol dire metropolitana che vomita gente a getto continuo e autobus pieni fino a scoppiare.
Lav arriva al binario 25, in culo a Giove e al sistema solare.
M'avvio su quel chilometro di banchina, poi la vedo: è al telefono e ha in mano un beauty case. Solo un beauty case. (Cazzo ha fatto ha imparato l'arte dell'origami?)
Saluto Lav-origami e riaffrontiamo la banchina lunga come il purgatorio: è arrivata anche la P, davanti alla Sisley.
Un abbraccio ed è come tornare a casa.
Ore 11.30
Shopping da Sephora!
Lav-origami guarda tristemente il suo beauty e, cazzo, proprio non ci può stare niente di più.
Io giro come una tossica a un coca party, sembro invasata e vorrei mettere il quel cacchio di cestino ogni singola minchiata che vedo.
La P sbircia nel mio cestino e mi copia la lo shoppping: "A che serve questo? Ma dove sta? Prendimelo tu che io non lo trovo!"
La perdo d'occhio un minuto solo e la trovo accalappiata da uno spacciatore di cosmetici che a tutti i costi le vuole rifilare degli ombretti per lo smocking. "Ma che cazzo è lo smock?"
"Terè, questi ombretti della Benefit sono meglio, sono quelli di cui parlava Solange, fidati".
E si fida.
Finalmente paghiamo tutte le nostre minchiate a una commessa che sparava 320.000 parole al secondo, ci rifilava campioncini e ci blandiva con le tessere a punti.
Lo spacciatore di cosmetici ci insegue per consegnarci il trolley della P (lei il corso di origami non l'ha seguito), al primo abbandono di bagaglio della giornata (ho detto primo, le parole sono importanti).
Un tuffo in libreria, 5.000 gradi Farenight di fiato e moquette. Non resisto e l'aspetto fuori.
Ore 12.20
Sono arrivate le Milanesi, incontro al binario 3.
L'abbraccio è quello caldo e rassicurante di sempre, solo che con la Fatina è un po' più alto: "Ma cosa cacchio ti sei messa? Ma sei matta? Ma dobbiamo camminare!"(Ancora manco sapevo quanto!)
Ok, dobbiamo riprendere la metro.
Biglietti. Pronti? Via!
Invece no, mi giro e non c'è più nessuno.
La P. ha di nuovo abbandonato il bagaglio (e due!).
Piazza del Popolo (dall'esterno)
Dove cavolo è il tram?
Telefonata alla Claudia Pandolfi de noiartre (che la nostra è molto molto meglio dell'originale): "Seicento metri a piedi e poi trovate la banchina!"
Altri seicento metri con trolley (e origami) trascinati, tracolla (mannaggia a me) e tacchi vertiginosi.
Ma siamo NoiMamme, siamo pazze e felici e oggi niente ci può scalfire.
Siamo a Roma, c'è il sole delle grandi occasioni, siamo libere e piene di adrenalina.
Il mondo oggi ce lo mangiamo e godiamo di ogni singolo morso.
Alla fermata del tram assistiamo a una scena di ordinaria follia romana, poi finalmente arriva il 2d e saliamo.
Non ci va manco tanto male, non è strapieno, si chiacchiera bene, argomento: abiti da sposa swaroskati.
Capolinea!!!
È il capolinea?
Si. Scendiamo.
Il tram riparte.
"Ma cazzo questo è piazzale Risorgimento?"
La voce arriva da Lela? Da Madda? Non saprei dirlo.
Per un secondo è il panico. Trolley, origami tracolla, tacchi e panico...
Poi la conferma: "Noo, è piazzale Mancini! È il capolinea giusto!"
Il tempo di una foto e arrivano le altre NoiMamme's angels.
Giuro ho avuto nettissima questa impressione mentre le guardavo avvicinarsi: sicure, decise, flessuose, come una scena al rallentatore-veloce.
Marika, Fede, Gabry, Vavi.
Altri abbracci, altri ritorni a casa
La gente intorno ci guarda, ma noi potremmo essere anche sulla luna.
Siamo noi e basta.
Altre foto (anche ai tacchi della Fatina).
Si riparte. Che si fa? Andiamo al B&B?
Ma sììì, tanto è vicino. Solo 1,6 Km, che vuoi che sia?
Abbiamo solo trolley, tacchi tracolla e origami, che vuoi che sia?
Cammina, cammina, cammina, cammina.
Ma dove cacchio è 'sta via?
Alla fine la signora del B&B ci viene incontro, meno male.
Posiamo tutto, tracolle, origami, trolley.
Ma non i tacchi.
Non i tacchi!
Ore 14:00
E si riparte.
L'auditorium ci aspetta, lo stomaco reclama. Al chiosco assistiamo alla preparazione di kebab giganteschi.
Come cacchio si fa a mangiare tutto?
Si fa, si fa.
Si fa che ci si sbrodola, ignominosamente. Ma tanto i bambini non ci sono, la faccia delle mamme perfette è salva, ancora una volta.
Ore 15:00
Aggiustatina al trucco e si riparte verso lo studio del notaro.
È vicino?
Sììì.
E cammina, cammina, cammina, cammina, cammina, cammina.
Arriviamo sotto il palazzo e Ale, più bella e bionda che mai, ci sta aspettando con Nuccio e i topi in macchina.
Altri abbracci, altre risate, altre foto.
Ok chi manca?
Ambra sta per arrivare, bene!
Cazzo, manca la capa? Che fine ha fatto la capa?
La capa è ancora a corso Francia, nel traffico dei giorni prenatalizi.
Va beh, dai saliamo, siamo già in ritardo, almeno questa figuraccia scampiamocela (altre arriveranno copiose).
Arriva Ambra su un'agile Smart.
Nessuno la riconosce.
La scambiano per Bibi.
Cazzo ha messo la macchina in lavatrice? Che fine ha fatto la Multipla?
Suoniamo al citofono. Chiedono chi è.
Cazzo diciamo?
NOIMAMME!
Questo diciamo.
Noi siamo le NoiMamme e il mondo se ne accorgerà (per il momento se ne sono accorti solo in quello studio, ma dateci tempo).
Ci aprono e subito è evidente lo sgomento: "Ehm.. ma quante siete?"
"Tredici, ma manca ancora il capo."
"Ah, allora dobbiamo prendere altre sedie, per la sala riunioni."
Arriva il notaro e finalmente anche il nostro WebMumster, che da oggi sarà The President.
Cominciamo.
"Ehm, ma siete di più, io sull'atto ho soltanto sette nominativi... Che dobbiamo rifare l'atto?"
Il panico stavolta è tutto del notaro
Trattiene il respiro finché qualche santa donna non lo libera dall'angoscia: "No va bene così, firmano solo in sette, ma volevamo esserci tutte" (poraccio se per nostra fortuna fosse stato vero il fatto di esserci tutte).
Si dà il via alla raccolta dei documenti.
Primo inghippo: "Ah.. qui c'è scritto Telese-Terme, e qua Telese, e mo'?"
(E mo' niente, che vogliamo fare se il paese ha cambiato nome?
Andiamo avanti.)
In pratica solo la Fatina riesce a stargli dietro (e infatti lui o legge o guarda lei), e meno male perché tutt'intorno è un delirio: c'è chi spaccia caramelle, chi fa le boccacce e le facce buffe, chi si seppellisce in strati di sciarpe, chi si mette a ciacolare come fosse in chat, che scatta foto con flash a ripetizione manco fossimo alla serata degli Oscar.
(Risparmio le battute sulle date di nascita, ma sappiate che voglio essere ricompensata.)
Ogni tre per due il notaro si interrompe e interroga: "Ma insomma chi siete, che volete fare con questa Onlus?"
Manco al liceo. Manco al liceo c'era la stessa atmosfera omertosa ed evasiva.
Momento topico: le firme.
Il povero notaro ha sopportato tutto: la catena di Sant'Antonio delle caramelle, i sorrisini, il brusio di sottofondo, le boccacce, le battutine, ma quando Fede si mette quasi in ginocchio per firmare non ce la fa proprio più e sbotta: "Ma signora, in ginocchio no, suvvia! Accosti almeno una sedia al tavolo".
Fede diventa color pavone, noi ridiamo come sceme.
L'applauso finale, come alla consegna dei Nobel
(per Gabry era come essere in Svezia effettivamente, moriva di freddo e si era tutta intabarrata).
È fatta, siamo una Onlus.
È fatta.
Scendiamo in strada e siamo pronte per il brindisi.
Così, in mezzo alla strada.
Perché siamo mamme, anzi NoiMamme.
In mezzo alla strada abbiamo allattato, abbiamo cambiato pannolini, abbiamo asciugato lacrime e baciato ginocchia sbucciate,
perché non dovremmo brindare in mezzo alla strada?
Marika tira fuori calici e il Berlucchi gentilmente offerto dal suo papà, che per un tratto del nostro cammino è stato un po' come il papà di tutte nei nostri pensieri nelle nostre preghiere.
E così si brinda a noi, a quello che siamo, a come eravamo e a come saremo ancora e ancora nei giorni a venire.
Tanti giorni, tanti. Fino al 2050.
Si brinda a noi tutte, a chi è lì e a chi è lontano, anche se tanto avrebbe voluto essere su quel marciapiede davanti agli occhi di due poliziotti che, passando rallentano vistosamente e ci tagliano con lo sguardo perplesso e indeciso. Sfilano davanti senza guardarsi indietro, "Saranno un po' matte ma non sono pericolose... Hai visto quella che tacchi?"
(Lo so, lo so che l'hanno pensato, lo so.)
Ore 17:00
E si riparte, perché siamo a Roma ed è quasi Natale e il corso, piazza di Spagna, piazza del Popolo aspettano solo noi.
Roma è la città eterna, cadente e bellissima al tempo stesso, oggi ci ha visto rinascere come qualcosa di nuovo e di grande, merita il tributo del turista, non c'è niente da fare.
Passeggiamo per le vie del centro, e siamo le padrone del mondo.
Nessuno ci si fila ovviamente ma a noi non pare così.
Tra chiacchiere e foto intasiamo i marciapiedi, blocchiamo le file, costringiamo mamme con i passeggini a deviare il percorso ma non ci importa.
I tacchi della fatina segnano il passo ed il tempo.
Tic tac.
Tic tac.
Chiama Luvetta, nelle nostre parole le risate e la gaiezza, nelle sue l'affetto e il rimpianto.
Tic tac.
Mi giro ed ecco Enza con sua figlia Anna.
Come eravamo e come spero di diventare un giorno.
Più saggia, più forte, ma ancora completamente aperta alla vita, esposta al vento del nuovo e dello sconosciuto, pronta a cogliere ogni occasione, ogni nuova, esaltante e forse un po' pazza occasione.
La fontana del Barcaccia ci tiene a battesimo.
Siamo le NoiMamme e ora siamo una Onlus.
Guardaci Roma, guardaci.
Ore 19.30
È il momento di rientrare, tra un po' ci aspettano in pizzeria.
Ci strizziamo tutte dentro tre taxi e via.
Nel taxi dove sono io si parla della serata che ci attende, della panza Lupina e della Fastabba che speriamo non l'abbia seguita, ché poi non dormiamo più per la paura.
Happy hour casereccio e poi via verso il locale.
Un clic ad accoglierci e dietro la macchina il sorriso di Polly, aperto, gioioso, rassicurante.
Con lei uno splendore di adolescente. Valentina sembra uscita da un ritratto preraffaelita.
E poi Claudia e sua figlia Elena, che senza parrucca rossa e benda nera è ancora e ancora più bella.
Siamo lì fuori a congelarci e a scambiarci parole, tutte insieme in un vocio confuso e allegro.
Ma dentro c'è un super nano dalle gote rosse, e tante altre NoiMamme che ci aspettano.
C'è una panza lupinica che è un tutto tondo di perfezione e sopra due occhi splendenti e paraculi, un abbraccio giunonico ma insospettabilmente timido.
C'è anche un'altra pancia, meno prepotente, più timida, delicata preziosa come le cose tanto attese e tanto temute possono essere, e una testa di riccioli biondi su un sorriso aperto, Valerio, un cherubino dall'aria monella e dallo sguardo pulito.
C'è Roberta, un po' timida ma vogliosa di buttarsi nella mischia.
Ci sono i papà che si sottopongono a queste serate per amore e solo per amore di NoiMamme che evidentemente sanno farsi amare e pure tanto (perché sopportare tutto quel cicaleccio non è mica roba da ridere, eh).
Arriva Ale con la famiglia, arriva Ambra con il bellissimo Yari e ci siamo tutti (pure la Fastabba, che si manifesta rovesciando un vasetto di fiori sopra le teste di ignari avventori del piano di sotto).
Ma, cacchio, non bastano i posti (colpa della Fastabba?).
Maghi e magheggi, è la volta che si comincia a mangiare
Tra camerieri che ci odiano, birre che non arrivano, supernani che reclamano la pappa manco fossero affamati da giorni, c'è una Polly che nella migliore tradizione delle spose gira per i tavoli e parla e fotografa tutti.
E si parla, si parla, si parla.
Un po' a fazioni, come a Risiko.
Le ore scivolano via, l'una sull'altra e la sera si trasforma in notte.
Una notte gelida, che assiste ai nostri saluti con un velo di brina e di malinconia.
Avremo altre occasioni, altri incontri, altre serate come questa
E ci saranno altre donne, altre NoiMamme, altri figli e altri papà.
Torniamo al B&B tra una battuta e una presa per il culo, perché c'è chi regge e chi no (Lav ti amo) e come in gita, ci sono ragazze sui letti di una stanza, tra borsoni e trolley e origami.
Finalmente i tacchi non ci sono più (un monumento allo stoicismo della mia Fatina), un pigiama di seta per i part(I), dettagli splatter che tali non dovevano essere ma alle due di notte fresca per frasca ci sta ancora.
E risate e incredulità nell'impossibilità di trovare un taxi a notte fonda.
A Roma!
A Roma non si trova un taxi di notte.
E si riesce di nuovo al freddo, ma chissenefrega, è un modo per prolungare ancora questa giornata lunghissima e troppo breve.
"Nun ce posso crede ma semo arrivati, ma mo' indietro non te ce riporto" gracchia lo scimmione del navigatore di Fede.
Un ultimo abbraccio con Ale,
e la pioggia lava via gli ultimi istanti di questa giornata.
Il mio NoiMamme day.
Il nostro NoiMamme day.
Per Paola e per tutte quelle che c'erano anche se non erano lì
George Clooney sta girando un film dalle mie parti.
E quando dico "le mie parti", non intendo dire in Italia o in Abruzzo.
Intendo dire proprio qui: Sulmona, a Vittorito e altri paesini limitrofi.
George gira tranquil-tranquilletto per la città con la "sua" Elisabetta.
Poco fa ho avuto occasione di vedere un set: piazza Garibaldi in un giorno di mercato, esattamente divisa in due.
Da una parte i banchi che hanno accettato di comparire nel film (250 euro di mancato guadagno e 70 come comparse), dall'altra chi pensa di guadagnare più di questa somma e quindi non ha accettato.
Ovviamente hanno accettato tutte le contadinelle senza neanche il banco: quelle con le cassette di legno poggiate a terra e la bilancia di ferro...
Che tenerezza vederle compunte, con la loro verdura più bella, vestite come tutti i giorni, ma non proprio.