Troppo alluminio nel nostro cibo?


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L’allarme arriva dall’Efsa (European Food Safety Authority) che, a seguito di una richiesta della Commissione europea, ha indagato e nel luglio scorso ha diffuso un rapporto secondo il quale le dosi di alluminio assunte inconsapevolmente dagli europei supererebbero il quantitativo ritenuto sicuro per la salute.
L’alluminio è introdotto principalmente tramite la dieta.
L’apporto più significativo proviene da pane, pasta e in generale dai derivati dei cereali, per la loro abbondanza nell’alimentazione quotidiana.
Ricchi di allumino sono anche alcuni vegetali (funghi, spinaci e lattuga), bevande (tè e cacao) e alcuni prodotti in polvere l’infanzia. Anche alcuni farmaci (antiacidi e antidiarroici) ne contengono.
Poco significativo, invece, l’apporto di alluminio tramite l’acqua.

I responsabili sarebbero (a parte le tendenza di alcune piante a immagazzinare questo e altri metalli) gli sbiancanti usati per la farina (a base di allume di potassio), conservanti e additivi, ma anche i contenitori a contatto col cibo (bibite in lattina e alimenti confezionati in tetrapack) e il pentolame.

A questo proposito, un’indagine effettuata dall’Istituto Superiore di Sanità ha mostrato come la cessione di alluminio sia piuttosto limitata, sia nelle condizioni di tempo e temperatura che simulano la cottura che in quelle che simulano le condizioni di conservazione degli alimenti a temperature refrigerate (5 °C).
A temperatura ambiente (40 °C) è stata riscontrata una migrazione non particolarmente rilevante fino ad un tempo di circa 24 ore, mentre per periodi superiori l’incremento della cessione diventava sensibile.
Gli alimenti più aggressivi, ovvero quelli che comportano un maggior rilascio di alluminio sono il pomodoro e l’aceto, a causa della loro acidità. Anche il sale contribuisce ad aumentare la migrazione.

Secondo l’indagine dell’ISS la quantità di alluminio assunta da un italiano medio, nel caso in cui tutto venga preparato in contenitori di alluminio, è di circa 6 mg al giorno.
In linea con questi risultati, vari studi effettuati nel nostro continente indicano un valore variabile fra 0,2 e 1,5 mg per chilo a settimana negli adulti, mentre in bambini e ragazzi il valore oscilla fra 0,7 e 2,3. La dose settimanale tollerabile di alluminio, secondo gli scienziati dell’Efsa, è pari a 1 milligrammo per chilogrammo di peso corporeo.

I risultati identificano, quindi, nei bambini i soggetti maggiormente a rischio di un’assunzione eccessiva di alluminio.
Nei lattanti alimentati con latte artificiale, in particolare, i valori si avvicinano al limite e talvolta lo superano, anche di quattro volte.

Il più a rischio è il latte a base di soia, per la capacità di questa leguminosa di concentrare il metallo, ma immagino si tratti anche di un problema relativo al contenitore che è sempre un barattolo metallico. Del resto, il latte artificiale in forma liquida è in contenitori di tetrapack, quindi non saprei cosa consigliarvi per ovviare al problema.

Sulla base delle informazioni raccolte, comunque, possiamo fornire alcune indicazioni utili per limitare l’ingestione di alluminio:
– preferire alimenti integrali
– variare l’alimentazione
– limitare alimenti contenenti conservanti e additivi
– limitare l’utilizzo di bevande in lattina e alimenti confezionati in tetrapack
– evitare il contatto prolungato a temperatura ambiente di contenitori a base di alluminio con alimenti acidi (ad esempio l’aceto).

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Informazioni su Cosetta Matteoni

Biologa e scrittrice, Cosetta Matteoni regala a NoiMamme articoli di grande interesse e attualità. Cosetta ha scritto un libro di grande utilità per tutti i genitori: Mamme sotto Assedio, in vendita su Amazon