Il punto sulla nuova influenza A con la risposta alle domande più frequenti poste dalle mamme


Il virus H1N1, responsabile della nuova influenza pandemica, detta anche influenza A o suina, non procura sintomi di particolare gravità quando colpisce soggetti clinicamente sani, bambini o adulti che siano, anzi, sembra ormai definitivamente accertato che l’influenza A si manifesta in modo decisamente più mite rispetto alle tradizionali influenze stagionali alle quali siamo abituati.

 

Ecco le risposte alle domande più frequenti poste dalle mamme.

 

E allora, perché tanto clamore e tanto allarmismo?

Perché il virus H1N1 si caratterizza per la sua estrema diffusibilità, calcolata più di quattro volte superiore rispetto a quella della comune influenza e questo sia per le caratteristiche intrinseche del virus, sia perché, avendo un genoma mutato in modo significativo rispetto a quello dei virus dell’influenza tradizionale, trova nella popolazione mondiale un terreno vergine privo di anticorpi protettivi nei suoi confronti e questo anche nei soggetti che nell’arco della loro vita si sono già ammalati di influenza (gli anticorpi che si formano in seguito ad una influenza stagionale classica sono perenni, contrariamente a quelli che si formano in seguito al vaccino che durano soltanto alcuni mesi).

Questa grande diffusività del virus H1N1 aumenta statisticamente il rischio che soggetti portatori di patologie croniche o particolarmente fragili dal punto di vista immunologico possano contrarre la malattia ed avere delle conseguenze anche gravi quando non letali, per non contare i disagi sociali che deriverebbero dall’avere contemporaneamente milioni di persone malate a casa, assenti dal lavoro, dalle scuole e via discorrendo.

Pertanto, molto più che la paura derivante da imprevedibili conseguenze della diffusione di un virus sconosciuto, cosa che il virus H1N1 non è più – vi è la certezza che, senza prendere provvedimenti preventivi volti ad arginarne la diffusione, esso potrebbe creare patologie anche molto serie in un gran numero di persone già a rischio e potrebbe mettere, per periodi di alcune settimane che si ripeterebbero nel corso dei mesi, letteralmente in ginocchio la complessa organizzazione sociale di un intero paese.

Moltiplicando questo ipotetico rischio per il numero dei paesi dove il virus si è già diffuso, che sono la quasi totalità dei paesi del globo, si può facilmente intuire la necessità e l’urgenza per gli organismi responsabili della prevenzione e della salute pubblica, di decidere velocemente provvedimenti sanitari adeguati ad arginare questo problema.

 

Ma quali sono, in definitiva, i sintomi di questa nuova influenza?

Né più né meno di quelli di una banale influenza, anzi, come ho detto, forse anche più lievi, se colpisce soggetti sani.

Essi sono febbre, spesso ad esordio improvviso e spesso alta, superiore a 38,5°C, che si mantiene tale per i primi giorni. La febbre è spesso accompagnata da brividi, grande spossatezza e malessere generale, dolori muscolari e articolari, debolezza muscolare, congiuntivite irritativa con occhi arrossati che lacrimano e non sopportano la luce intensa, mal di gola, faringe arrossato, mal di testa, più frequente negli adulti che nei bambini, rinite con scolo di muco trasparente e starnuti e tosse inizialmente secca poi più grassa.

L’influenza A può esordire direttamente con un’importante interessamento polmonare e questo sembra avvenire più facilmente nei bambini e nei giovani di fascia di età tra 5 e 17 anni.

Nei bambini più piccoli più facilmente, ma anche negli adulti, sono, poi, possibili sintomi gastrointestinali come dolori addominali di tipo colica, vomito e diarrea.

Più raro è l’interessamento neurologico con rigidità nucale, convulsioni,ecc.

 

Quali sono i rischi di questa influenza per le persone sane?

Gli stessi prevedibili in caso di una influenza tradizionale: principalmente complicazioni broncopolmonari, visto che questo virus sembra avere un particolare tropismo per quest’organo. Queste complicanze sono più frequenti nei bambini piccoli, anche in assenza di patologie preesistenti predisponesti. Anche le donne gravide – la gravidanza non è certo uno stato patologico – sono più soggette a complicazioni in seguito a questa influenza o quantomeno in esse il decorso può essere più grave.

 

I bambini rischiano di più?

I bambini sani non devono essere considerati soggetti a maggior rischio di complicazioni ma, ugualmente a quanto avviene in seguito all’influenza tradizionale, i bambini molto piccoli, diciamo sotto i due o tre anni di vita, presentano un rischio maggiore di complicazioni, specie polmonari.

 

Vaccinare i bambini solo alla fine del mese di gennaio del prossimo anno non sarà troppo tardi?

L’influenza A si sta già diffondendo nel nostro paese come in molti altri del nostro emisfero e il primo picco si prevede arrivi attorno alla metà di dicembre. Pertanto ci si aspetterebbe di poter vaccinare i bambini già a novembre, all’arrivo della prima ondata di vaccini. Però i bambini sani, come è stato più volte ripetuto, non sono considerati soggetti a particolare rischio di complicanze post influenzali e per di più, su di essi non c’è stato ancora il tempo di sperimentare adeguatamente questo nuovo vaccino.

Pertanto si preferisce aspettare un po’prima di vaccinarli, dando per ora la precedenza soltanto ai soggetti a rischio, comprese le donne in gravidanza a qualsiasi mese di gestazione siano e alle categorie di lavoratori socialmente indispensabili come operatori sanitari, vigili del fuoco, polizia e carabinieri e così via. Potranno essere vaccinati sin da novembre, quindi, soltanto i bambini considerati a rischio come asmatici, cardiopatici, diabetici, neuropatici, malati oncologici o comunque malati di malattie croniche debilitanti suscettibili di compromettere in modo importante lo stato generale di salute e il funzionamento del sistema immunitario del soggetto.

La vaccinazione contro l’influenza tradizionale sarà disponibile dalla fine di settembre o dai primi di ottobre. Volendo, entrambe le vaccinazioni possono essere praticate contemporaneamente purché in due luoghi di inoculazione diversi. Rimane il dubbio sulla opportunità di vaccinare un soggetto sano anche contro l’influenza tradizionale,ma la maggior parte dei pediatri è d’accordo sul vaccinare per entrambe le influenze. In tal caso dovranno essere inoculate due dosi a distanza di un mese l’una dall’altra in caso di prima vaccinazione e una sola dose qualora il bambino fosse stato vaccinato l’anno scorso.

Per quanto riguarda la vaccinazione anti influenza A, non si è ancora certi della necessità di vaccinare con due dosi visto che il vaccino è nuovo e non vi è stato ancora il tempo di verificarne gli effetti nel tempo, ma è assolutamente prevedibile che, come per la vaccinazione contro l’influenza tradizionale, anche per l’influenza A siano necessarie due dosi.

Riguardo la sua immunogenicità e validità, comunque, si può stare tranquilli per due motivi: sia perché è stato preparato con le stesse modalità messe in atto per la preparazione dei tradizionali vaccini antinfluenzali stagionali, ormai collaudati da anni, sia perché ormai si sa che il virus dell’influenza A, dal momento della sua iniziale diffusione, ad aprile, in Messico, non è mutato dal punto di vista genetico e non tende a mutare le sue caratteristiche nel corso dei mesi.

Pertanto il vaccino che sarà disponibile da novembre in poi dovrebbe continuare ad essere immunogenico. C’è da ricordare, però, che sia nei bambini che negli anziani, la percentuale di soggetti che si immunizzano in modo sufficiente dopo la vaccinazione è inferiore rispetto ai soggetti giovani adulti, pertanto tale vaccinazione, in queste due fasce di età, risulta meno efficace.

 

La ventilata ipotesi di rimandare l’apertura delle scuole è una decisione utile?

No, non serve rimandare l’apertura delle scuole a priori: è previsto che la pandemia si diffonderà all’inizio della stagione invernale con un primo picco intorno alla metà di dicembre – si parla del 18/2 dicembre – picco che avrà la durata di alcune settimane e che andrà poi gradatamente scemando per ripresentarsi almeno altre due volte fino al mese di aprile a distanza di uno, massimo due mesi dal picco precedente, esattamente come avviene per la normale influenza stagionale.

Pertanto una apertura ritardata a settembre non servirebbe a nulla. Si ipotizza, comunque, la possibilità, caso per caso, di chiudere qua e là alcune scuole qualora in esse si verificasse un numero contemporaneo di casi di influenza A di un certo rilievo. Ma queste decisioni verranno prese volta per volta, in base alle circostanze del momento.

 

Quali precauzioni potrebbero essere utili per prevenire il contagio, in attesa o oltre alla vaccinazione?

Le norme igieniche importanti da seguire che si sono dimostrate veramente utili sono:

  • lavarsi molto spesso le mani con acqua e sapone o, in assenza di acqua e sapone, con sanificanti in gel, possibilmente con le modalità riportate in occasione di una precedente risposta su questo argomento.
  • starnutire o tossire sempre portando un fazzoletto di carta davanti a bocca e naso che deve essere gettato via al più presto. In mancanza di fazzoletto, piuttosto che coprirsi bocca e naso con una mano, meglio farlo con l’avambraccio o l’incavo del gomito. Altrimenti la mano andrà immediatamente lavata prima di toccare oggetti o altre persone e soprattutto una mano contaminata da probabili secrezioni infette non deve mai toccare naso occhi e bocca perché le mucose sono la principale via di ingresso dei virus visto che non possono contare sulle stesse barriere difensive che ha la pelle.
  • un soggetto, ai primi sintomi sospetti di influenza, dovrebbe allontanarsi dal posto di lavoro e un bambino allontanarsi da scuola per alcuni giorni in attesa degli eventi. Chi accudisce un soggetto malato, una mamma, per esempio, dovrebbe, per quanto possibile, non solo lavarsi spessissimo le mani, ma indossare la mascherina quando si avvicina al bambino ad una distanza inferiore ai due metri (precauzione ben difficile da attuare, comunque).
  • nei periodi di maggior diffusione del virus è bene evitare di frequentare, se non strettamente indispensabile, luoghi chiusi e affollati, sale cinematografiche, sale da ballo, discoteche, ecc., nonché evitare viaggi, specie all’estero e transcontinentali se non strettamente indispensabili e non procrastinabili.
  • le mamme di bambini inferiori ai sei mesi, cioè non vaccinabili, dovrebbero vaccinarsi per evitare di essere contagianti.
  • per il resto, antivirali e vaccinazioni specifiche, che vanno prescritti dal medico caso per caso.

 

Quando è bene rivolgersi all’ospedale?

Come per qualsiasi altra malattia, quando insorgono sintomi importanti e gravi, cioè febbre molto alta che tende a persistere, accompagnata o meno da disturbi neurologici, difficoltà respiratoria, tosse importante, vomito incoercibile e compromissione delle condizioni generali tale da necessitare interventi urgenti e mirati che a domicilio sarebbero di difficile se non impossibile attuazione.

In tutti gli altri casi esistono i medici di famiglia e i pediatri di base che da tempo ormai sono allertati e si stanno aggiornando continuamente per essere pronti ad affrontare ogni evenienza.

Comunque, ripeto, vorrei concludere esortando alla calma e all’equilibrio perché, nonostante i continui proclami provenienti dai mezzi di comunicazione, ogni allarmismo non ha motivo di esistere: le autorità e gli organismi, nazionali ed internazionali, preposti alla tutela della salute pubblica sono sufficientemente informati e organizzati.

Si stanno attuando misure preventive che vanno nella giusta direzione e che saranno in grado di arginare il problema, ammesso che si tratti realmente di un grosso problema, in un modo che, credo, si rivelerà superiore alle attuali aspettative. Quindi, per comportarsi nel modo più corretto, basta seguire regolarmente le loro direttive.

Si trova in questi giorni in edicola un opuscolo sull’argomento edito dal Corriere della Sera, fatto molto bene e veramente esaustivo.

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Informazioni su Cosetta Matteoni

Biologa e scrittrice, Cosetta Matteoni regala a NoiMamme articoli di grande interesse e attualità. Cosetta ha scritto un libro di grande utilità per tutti i genitori: Mamme sotto Assedio, in vendita su Amazon