Il diario dell\'attesa di Sole e Mirko
La nascita di Sveva PDF Stampa E-mail
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Scritto da Sole   

sv.jpgIl 29 aprile sono andata al Buzzi per il controllo della pressione e gli esami di routine per la pre-eclampsia. Anche se tutto continuava ad andare bene i medici hanno deciso di indurmi, senza nemmeno chiedere il mio parere, come se la gravidanza fosse loro invece che mia.

Sono uscita di lì in lacrime, con un'induzione fissata per il 3 maggio: a niente erano servite le mie proteste, e le richieste di aspettare ancora qualche giorno, visto che sentivo che qualcosa stava cambiando e che ero certa che saresti nata da sola.

Ho chiamato Ilaria, la nostra ostetrica, in lacrime e lei, splendida come sempre ha parlato con Vecchio Saggio che vive all'ospedale, come il tuo papà chiama il ginecologo, e siamo riusciti a rimandare di quattro giorni per arrivare al 7 maggio, data prevista per il parto secondo i medici (io so che in realtà sarebbe il 10, ma va bene lo stesso).

Sapevo che avrei potuto non presentarmi ma non ce la facevo più ad andare avanti e indietro per esami, con l'ansia che tu potessi soffrire.

Lunedì 4 siamo state in ospedale per gli ultimi esami e l'ultima visita: collo dell'utero chiuso.

La cosa mi ha un po' demoralizzata ma ho deciso di passare in casa di maternità e farmi visitare da Ilaria e fare quattro chiacchiere con lei, che sapevo mi avrebbe aiutata ad elaborare la cosa.

Abbiamo parlato tanto: le ho chiesto di praticarmi lo scollamento delle membrane, lei mi ha avvisata che con il collo chiuso sarebbe stato difficile ma le ho chiesto di visitarmi lo stesso e con mia grande sorpresa ed eccitazione abbiamo trovato 1,5 cm di dilatazione e il collo morbidissimo.

È anche riuscita a toccare la tua testina e io mi sono emozionata... ancora poco e ci saremmo viste. Abbiamo fatto lo scollamento e sono tornata a casa, fiduciosa e con l'intenzione di provare nuovamente il mercoledì se non avesse funzionato.

Durante la sera ho avuto numerose contrazioni dolorose, sparite in capo a un paio di ore.

Il martedì è trascorso tranquillamente ma tu eri insolitamente agitata. Mi sono seduta sul divano e ti sei mossa in continuazione per quasi due ore. Soltanto arrivata a sera i dolori hanno incominciato ad essere più intensi e tu ti sei fermata. Adesso so che ti stavi riposando e preparando a nascere.

Ho chiamato Ilaria, glie l'ho detto, le ho detto che mi sentivo strana e lei mi ha risposto: "Ok, stiamo a vedere. Ti avverto però che V. è in travaglio, forse partorirà stanotte".

Ti ho chiesto di aspettare ancora un pochino perché avevamo bisogno di Ilaria accanto a noi così come ne avevano bisogno V. e il suo bambino.

Sono andata a dormire ma non riuscivo a prendere sonno, sono venuta in salotto e ho iniziato a navigare pigramente su Internet fino alle due di notte, ora in cui ho deciso di provare a stendermi.

Alle cinque mi sono svegliata per andare a fare la pipì, con una strana sensazione. Ho fatto il giro della casa, guardato l'ora: le 5:09.

Sono tornata a letto e sono iniziate le contrazioni. Non le avevo mai avute di mattina.

Dopo una ventina di minuti mi sono sentita bagnata e ho capito che saresti nata. Mi sono alzata e ho sentito del liquido caldo colarmi tra le gambe. Ho chiamato tuo padre: "Mi sa che ho rotto le acque".

Si è alzato immediatamente dopo aver risposto "ah, va bene!" con una flemma inaspettata. Si è preparato mentre io chiamavo Ilaria: "Mi si sono rotte le acque".

"Bene, vieni in casa di maternità. V. ha partorito alle 4:30."

Mi è sembrato un segno, avevi deciso di nascere mezz'ora dopo la nascita del tuo piccolo amico con cui magari avevi comunicato segretamente attraverso il pancione durante il corso preparto.

Siamo partiti subito per evitare il traffico e siamo arrivati in casa di maternità dove Ilaria ci aspettava. Mi ha visitata: avevo tre centimetri di dilatazione, tu stavi benissimo. Mi ha detto di avvertirla quando avessi sentito qualcosa di diverso così saremmo andate in ospedale. Dopo un'ora e mezza le ho chiesto di andare, le contrazioni erano molto regolari e forti e non volevo trovarmi in auto quando fossero state meno sopportabili.

Alle 9 mi hanno portata in sala parto, con quattro centimetri di dilatazione. Le contrazioni erano forti, regolari e io fiduciosa che sarebbe stato tutto velocissimo.

Ma è iniziato il via vai di gente, prima il monitoraggio, poi la misurazione della pressione, poi gli esami del sangue, poi di nuovo la misurazione dopo mezz'ora (130/80 entrambe le volte!), l'ago-cannula nella mano e poi quella che doveva riempire i cassetti e l'ostetrica che andava e veniva per chiedermi come stessi, lasciando la porta aperta ogni volta.

Io volevo solo che mi togliessero il monitoraggio e mettermi sotto la doccia calda per avere un po' di sollievo, ma ogni volta c'era una scusa nuova, nonostante il tuo battito fosse forte e regolare.

Ho continuato a travagliare così in piedi, scomodissima con il monitoraggio attaccato, ti sentivo muovere e ad ogni movimento scendeva un po' di liquido.

Intanto Ilaria mi faceva vocalizzare, io urlavo, avevo malissimo.

Tuo padre mi massaggiava la schiena, mi baciava, in silenzio, dicendomi che ero bravissima, confortandomi.

Non riuscivo a concentrarmi con tutta quella gente che andava e veniva, in quell'ambiente estraneo che pure avevo scelto quando avevo capito che non saresti potuta nascere in casa di maternità.

Ero arrabbiata, anche se inconsciamente, di trovarmi lì invece che in casa di maternità, immersa nella grande vasca arancione, dove sarei stata libera di rannicchiarmi in me stessa e parlarti e partorire insieme a te.

Alle 11:30 l'ostetrica dell'ospedale decide di visitarmi, io sono convinta di essere a buon punto... Invece sono sempre ferma. Dice a Ilaria che aspetteremo mezz'ora e poi mi attaccherà l'ossitocina. A quel punto entro in panico, ho il terrore, non ce la farò mai a sopportare il dolore dell'ossitocina, sono stanca, non dormo bene da giorni e incomincio ad avere paura che questa sarà l'ennesima storia di parto medicalizzato che finisce in cesareo d'urgenza.

Sono amareggiata, arrabbiata, delusa per tutto ciò che ci stanno facendo subire ancora una volta come se il parto appartenesse a loro e io non fossi altro che il mezzo con cui far venire al mondo questa bambina.

Mi chiedo se prima di iniziare a lavorare in un grande ospedale quell'ostetrica abbia mai fatto il suo lavoro con passione, se si sia mai domandata come sia possibile per un mammifero riuscire a travagliare in mezzo a mille distrazioni.

Per fortuna c'è Ilaria con me.

Il tuo battito è forte e regolare ma il problema è che anche l'ascoltare il tuo battito mi distrae.

Dopo mezz'ora mi attaccano l'ossitocina.

Io ormai sono completamente sconnessa da te.

Nel giro di pochi minuti le contrazioni aumentano e mi tolgono il respiro, la ragione.

Urlo come una pazza, non riesco a vocalizzare, non riesco nemmeno a parlare tra una contrazione e l'altra.

Aspetto qualche minuto, sto per fare una cosa che mai avrei voluto fare ma sento che è l'unica soluzione, io non riesco più a comunicare con te, non riesco più a concentrarmi e a dilatarmi.

Non voglio un cesareo.

Guardo Ilaria e le chiedo di chiamare l'anestesista, voglio l'epidurale.

Lei mi dice che posso farcela, di alzarmi, battere i talloni, piegarmi, aiutare Sveva a scendere ma io non ce la faccio, ho troppo male e sono demoralizzata, non mi sento più la protagonista del mio parto ma una bambola in balia degli eventi.

Mirko e Ilaria mi fanno stendere su un fianco mentre chiamano l'anestesista, che però è impegnata. Un'altra ora di inferno in cui non riesco a pensare ad altro che a quando arriverà e finirà questo supplizio, non riesco più a parlare con te, mi sento terribilmente in colpa ma voglio soltanto che finisca. Ti chiedo scusa perché sto per fare qualcosa che non hai chiesto, spero soltanto che sentirò le spinte e che questa sia la mossa giusta.

Alle 13:25 finalmente l'anestesista arriva. Non so come faccio a stare ferma mentre pratica l'analgesia, mi aspetto che i dolori spariranno del tutto e invece diminuiscono soltanto ma io intanto riprendo fiato e mi riconnetto con te. Ilaria mi dice: "Adesso rilassati un attimo perché poi è ora di farla nascere".

Io annuisco, mi sento drogata, mi gira la testa ma intanto parlo mentalmente con te. "Forza amore mio possiamo farcela, forza". Sento che ti muovi, ti sento sempre più in basso, il battito del tuo cuore forte e regolare, sento voglia di spingere, una voglia irrefrenabile. Siamo di nuovo insieme, stiamo collaborando tu e io, sento che mi sto aprendo e la tua testa scende.

Lo dico ad Ilaria che mi dice di farlo, di lasciare andare..

Il mio uomo intanto, la mia roccia, il mio compagno di vita, mi tiene la mano, mi guarda con gli occhi pieni di amore. Io spingo e mentre spingo ti sento arrivare, sento i tuoi piedini che scalciano, mi concentro su quei movimenti che per tanti mesi mi hanno tenuto compagnia mentre penso che tra poco non li sentirò più dentro di me, mi preparo a dire addio alla mia pancia e a dare il benvenuto a te...

Ecco, sono pronta.

Ilaria mi dice che vede la testa, io spingo... Brucia da morire. Lei mi dice di spingere fino a che non brucia troppo e poi di incominciare a soffiare... È vero, l'ho letto da qualche parte, ti devo soffiare fuori e allora inizio a soffiare. Quando la testa è mezza fuori chiamiamo l'ostetrica dell'ospedale, Martina, una ragazza dolcissima. Insieme lei e Ilaria mi massaggiano il perineo... ecco, ora soffia... brucia tanto. Ilaria mi incoraggia, smetti se fa troppo male, se non nasce con questa spinta nasce con quella dopo.

La ascolto, mi rilasso, sento il perineo che si rilassa. Alla contrazione successiva mi concentro sui tuoi piedini che sento ancora dentro di me, so che li sto sentendo per l'ultima volta. Ecco, ora ti lascio andare.

Spingo ancora, poi mi dicono di smettere e soffiare e io soffio soffio soffio...

La testa è fuori.

Arriva la contrazione successiva, spingo e il tuo corpo esce tutto in una volta, scivola fuori da me. Eccoti, fai un piccolo verso sfiatato e poi ti guardi intorno, occhi spalancati, bocca imbronciata, la fronte corrugata come a dire "Rimettetemi subito dentro".

E io che avevo immaginato quel momento migliaia di volte, che ero certa che avrei pianto, che tuo padre avrebbe pianto... Scoppio a ridere mentre ti guardo, tutta blu e incazzata... sei proprio una pitufina.

Il peso stimato era di 2.700 grammi. In realtà, così come aveva predetto Ilaria toccandomi il pancione e sentenziando "Sarà sui trechiliedue", nascerai di 3.275 grammi.

Sei bellissima, ti parlo allungando le braccia mentre Martina ti asciuga e mi ripete "te la do subito, te la do subito". Me la dà. Respiro a pieni polmoni, la tocco...

Sei così morbida e hai un odore che non dimenticherò mai.

"Ciao amore, sono la tua mamma."

Tu in tutta risposta mi fa una grandissima cacca sulla pancia, ridiamo ancora. Ti do al papà. È tutto un garbuglio di flebo e cordone, ridiamo, ti guardiamo, ci guardiamo...

Non credo di aver mai amato così in vita mia, amo te e amo lui più di prima se possibile.

Martina chiede a papà se vuole tagliare il cordone, guardo Ilaria e le chiedo se ha smesso di pulsare e mi dice di sì, di stare tranquilla. Lui taglia il cordone, arriva la contrazione e Martina mi dice di provare a spingere, nasce la placenta e poi chiediamo di portarla via perché la seppelliremo nel giardino di nonno Ivo.

È l'ora del bagnetto, vai con il tuo papone che ti lava mentre le ostetriche trafficano "là sotto".

Ci vogliono due punti. Chiedo a Ilaria di controllare se sono proprio necessari perché se non lo sono non li voglio. Martina è giovane e comprensiva, mi pulisce bene, controlla, tampona... no, è solo un'abrasione, brucerà un po' ma non servono punti. Controllano quanto sangue ho perso, va tutto benissimo. Mi puliscono, mi aiutano a tirarmi un po' su, intanto papà non ti molla per un secondo, chiede che non ti sia praticata la profilassi antibiotica per gli occhi e niente vitamina K a meno che non sia per bocca, ci dicono che dobbiamo firmare ma già lo sappiamo. Ti riportano a me vestita con la tua tutina bianca regalo nella nonna e il tuo cappellino, sei rosa e bellissima, ti avvicino al seno e tu lo lecchi e lo succhi...

Sono così felice.

Ilaria mi bacia, bacia Mirko, ci saluta.

Piano piano escono tutti e rimaniamo noi tre, siamo una famiglia finalmente.

Ci guardiamo increduli, ti guardiamo, ci baciamo, ti baciamo.

 Passano due ore, arriva l'ostetrica che ci chiede come va e chiediamo di uscire. Arriva la ginecologa, non c'è problema, il parto è andato bene e io non ho problemi. Se anche il neonatologo è d'accordo possiamo uscire.

Passa il neonatologo, ti visita, stai benissimo e ci dà l'ok.

Sono le 17:50 quando in tre - io stremata e sporca, ma felice come non mai con te tra le braccia - usciamo dall'ospedale.

Arrivati a casa mi butto sotto la doccia e piango, piango di gioia. Poi mi siedo sul divano con te in braccio mentre aspetto i nostri ospiti... i miei genitori e i miei zii che vengono a conoscere la nipotina e a riempirci il frigo. Facciamo cena tutti insieme poi alle 22 ci lasciano tranquilli, dopo averti fotografato almeno un milione di volte.

Andiamo in camera e ci mettiamo nel lettone, tutti e tre, tu in mezzo a noi, bellissimo fiore di maggio. Papà mi accarezza, mi dice che mi ama.

Io chiudo gli occhi e penso che questo è il momento di felicità più pura che abbia mai vissuto.

Benvenuta amore mio.

 
Amore mio, mancano poche ore PDF Stampa E-mail
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Scritto da Solange   

Amore mio, ti scrivo perché è arrivato il momento che o ora o mai più.

Tra pochi giorni o forse poche ore sarai tra le mie braccia e io ho ancora bisogno di un po' di tempo per raccogliere le idee e parlare con te attraverso il pancione in quel linguaggio speciale e solo nostro.

Sono trascorsi due mesi dal giorno in cui siamo entrati nella nostra nuova casa, nuovamente in Italia. Dire che sono trascorsi non è proprio esatto, direi piuttosto che sono volati.

Il tuo papà ha iniziato con entusiasmo e una rinnovata luce negli occhi il suo nuovo lavoro, abbiamo sistemato il nostro nido che ci vedrà diventare una famiglia, abbiamo trovato un'ostetrica che è un angelo, fatto nuove amicizie, frequentato un bellissimo corso preparto.

Purtroppo abbiamo anche affrontato qualche prova dura e dolorosa tra cui l'incidente d'auto di tuo nonno Federico - il papà di papà - e l'infarto di nonno Ivo - il mio papà.

Fortunatamente entrambi ora stanno bene e io so che in questo tu c'entri sicuramente qualcosa.

La tua mamma ha avuto qualche piccolo problema, niente di grave, soltanto un aumento di pressione forse dovuto alla stanchezza e alla tensione di questo periodo così intenso ma di cui tu, fortunatamente, non hai risentito.

Questo ci ha precluso la possibilità di un parto in casa come avremmo voluto ma lo stesso la nostra ostetrica Ilaria sarà con noi in ospedale quando nascerai piccola mia.

Già, piccola mia. Sei una bimba... Te l'avevo detto che la coerenza non era il mio forte e così quando sono stata ricoverata per via della pressione alta ho deciso di farmi rivelare il sesso, anche se ero certa che dentro di me ci fosse la piccola Sveva.

Non dimenticherò mai la reazione di tuo padre quando l'ho chiamato dall'ospedale e gli ho detto "Sveva sta bene". All'altro capo del telefono un'esclamazione: "Ohmadonna" e poi il silenzio intervallato soltanto da risatine di felicità, la felicità di quel padre che tanto desiderava che tu fossi femmina.

Manca pochissimo amore mio.

Giovedì 7 maggio, se il travaglio non partirà prima spontaneamente, ci faranno un'induzione. È più sicuro per entrambe, per non rischiare che la pressione si alzi nuovamente e che insorgano problemi.

Io ci spero ancora che tu esca da sola; c'è una dilatazione, abbiamo fatto lo scollamento delle membrane e io sto provando tutto ciò che di naturale c'è per far partire il travaglio.

La verità è che ho paura dell'induzione.

Non per me ma per te. Temo che tu possa soffrire, che le contrazioni ti sorprendano troppo forti quando ancora non sei pronta, temo che tu possa avere una nascita traumatica.

Ma ti prometto, tesoro mio, che ce la stiamo mettendo tutta per riuscire ad ottenere ciò che vogliamo compatibilmente con la situazione.

Ci sarò io che ti proteggerò come soltanto una mamma sa fare, come ho imparato a fare in questi 9 mesi.

Ci sarà il tuo papà che non ti lascerà nemmeno un secondo dal momento in cui nascerai.

Ci sarà Ilaria, accanto a noi per tutto il tempo.

Dovrai mettercela tutta anche tu e forse non sarà una passeggiata ma credimi, faremo di tutto per dimostrarci un papà e una mamma alla tua altezza.

In questi mesi, nonostante i casini, il trasferimento, il trasloco, i problemi, tu sei stata splendida, facendoti sentire ogni volta che avevo bisogno di sentirti, dormendo tranquilla quando avevo bisogno di rannicchiarmi un po' nel mio angoletto per riflettere e scacciare la malinconia e la paura che potesse succedere qualcosa ai tuoi nonni.

Sei una bambina speciale e non soltanto perchè sei la nostra bambina ma perchè l'hai già dimostrato in tanti modi ancora prima di nascere.

Avrei voluto dirti e raccontarti tante cose in questi due mesi, pensavo avrei avuto tutto il tempo e invece il tempo mi è scivolato via dalle mani senza che potessi far niente per fermarlo.

Ho voglia di conoscerti, di vedere se assomigli all'immagine che ho di te, di dirti che ti amo guardandoti negli occhi, di vedere gli occhi di tuo padre che si perdono nei tuoi, di sentire il tuo profumo, accarezzare la tua pelle morbida, attaccarti al mio seno, sentirmi pervadere da un sentimento che ora posso soltanto immaginare.

Ho voglia di vederti minuscola tra le braccia immense di tuo padre, di commuovermi nel rivedere me bambina e tuo padre bambino in te quando saranno i tuoi nonni a tenerti in braccio, ho voglia di mettermi a ridere commuovendomi di fronte ai versetti di Nonna Nadia e nonna Luisa, di farti conoscere i tuoi magnifici zii Alain ed Elena, i prozii Gianni e Teresa, il tuo cugino "Senior" Gabriele e una pro-prozia un po' bisnonna, zia Elda.

Sono pronta amore, sono pronta e spero tanto che lo sia anche tu.

Le contrazioni si stanno facendo un pochino più forti e forse chissà, stanotte sarà quella buona, quella in cui chiamerò tuo padre e gli dirò che è ora. Prenditi il tuo tempo, mancano tre giorni a giovedì, possiamo farcela a nascere - tu come figlia ed io come madre - senza l'intrusione di nessuno, se tu lo vuoi.

Come direbbe papà, comunque vada sarà un successo. E lo sarà, stanne certa.

A presto piccola mia, la prossima volta che ti scriverò sarà per raccontarti come sei nata e come - insieme a te - siamo rinati noi.

Ti amo

 
Settimo mese - Mirko PDF Stampa E-mail
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Scritto da Mirko   

43129-feto.jpgDiciamo che la vita movimentata mi piace. Beh, non proprio, diciamo che quando mi trovo in mezzo alla tempesta mi muovo bene.
E diciamo che è un bene che questa tempesta sia arrivata prima del terremoto che cambierà per sempre la nostra vita, tu.

 
Settimo mese -Solange PDF Stampa E-mail
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Scritto da Solange   

43129-feto.jpgSiamo arrivati al settimo mese, amore mio salterino.
Oggi scriverò pensandoti al femminile perché si va rafforzando in me la convinzione che tu sia femmina.
Se così fosse, quando sarai grande e magari starai diventando mamma, parleremo di queste sensazioni. Se invece sarai maschio, rideremo a non finire e potrai prendermi in giro vita natural durante.
Cosa che farai comunque se, come speriamo, erediterai il nostro senso dell'umorismo e la nostra capacità di ridere anche di fronte alle situazioni più incasinate come quella che stiamo vivendo ora.

 
I primi 4 mesi insieme - Mirko PDF Stampa E-mail
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Scritto da Mirko   

eco.jpgE intanto ieri sera, mentre guardavamo un film, mi hai fatto sentire i tuoi primi calcetti...
Sono incasinato e non riesco a scrivere nient'altro... però tua madre ha scritto per due.
Vorrà dire che io e te ce la racconteremo a quattr'occhi.

 
I primi 4 mesi insieme - Sole PDF Stampa E-mail
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Scritto da Solange   

eco.jpgMi pare incredibile, siamo quasi arrivati a metà strada. Pochi mesi fa non eri che una speranza e oggi mi rallegri la giornata con i tuoi primi movimenti e i tuoi primi timidi calcetti.
Siamo irrimediabilmente innamorati di te; tuo padre non fa che accarezzarmi la pancia aspettando con ansia il momento in cui ti sentirà.

 
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