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  • Fate la nanna... con la mamma

     

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     Quando ero incinta di Sofia, la mia prima bimba, ho comperato Fate la Nanna di Eduard Estivill, su consiglio di una amica che me lo descriveva come miracoloso. L'ho letto due volte: in gravidanza e dopo il parto. Lo trovai interessante e praticabile.

    Alcune cose in effetti sono interessanti, come ad esempio il fatto che ai neonati vada insegnato a distinguere fra giorno e notte, ovvero la nanna diurna può essere fatta con la luce, con rumori, con musica, mentre la nanna notturna deve essere fatta in un ambiente silenzioso, buio. 

La nascita di Sara PDF Stampa E-mail
Dal concepimento alla nascita
Scritto da Gabriella Mugavero   

piedini.jpgLa prendo larga.
Il magone è iniziato quando Fabri mi ha fatto notare una foto di Sofia a quattro mesi.
La tengo sulla parete di fronte la cucina, la vedrò un milione di volte al giorno quando alzo gli occhi.
Mi dice: "Guarda è inconfondibile, ha gli stessi occhi di adesso".
È vero. Che abbia avuto quattro mesi o trentasei, ha gli stessi occhi sempre, neri, profondi, cazzuti e riflessivi.

Domani è il compleanno di Sara e mi piacerebbe trovare belle parole per lei.
Invece se ritorno indietro a quel sabato di due anni fa, ricordo solo quella nanetta di diciassette mesi che entra nella stanza della clinica mal vestita, spettinata e con gli occhi persi.
L'aveva vestita all'alba il papà per andare di corsa in aeroporto a prendere la nonna, spiazzata anche lei dall'arrivo anticipato di Sara.
La sera prima ero andata a fare il secondo tracciato.
Li avevo lasciati in macchina in cerca di posteggio. Torno dopo dieci minuti. "Mi ricoverano", dico, "nascerà stanotte". Posso tornare a casa per prendere la valigia.
Torniamo a casa, le metto il pigiamino, non una coccola, sennò piango.
Ci rimettiamo in macchina e prego Dio che durante il tragitto s'addormenti cosicché non mi veda andare via con una valigia in mano.
Dorme.
Arriviamo. Scendo e con la valigetta in mano varco, sola e con il cuore pieno di paura, la porta della clinica.
Mi giro a salutarli, ingoio un singhiozzo.
Sara nascerà quella notte, alle due.
Chiamo Fabri, mia madre.
Mi sento così sola eppure così forte.
Io e Sara, da sole.
Io e le mie donne, sempre sole.
Sofia non mi ha parlato per due giorni.
Parlava solo con sua nonna.
Quando mia madre è andata via è iniziata la nostra vera avventura.
Sara piangeva, Sofia piangeva, io ovviamente piangevo.
Fabri non ha dato il meglio di sé in quel periodo. Abbiamo stretto i denti e superato anche questa.
Mi dispiace solo aver condiviso il dolore con la mia donnetta, così piccola ma con degli occhi che sembrano capire tutto.
È quello che ti frega, pensi che capisca e la carichi di tutti i tuoi pensieri.
Oggi è il compleanno di Sara, dovrebbe essere un giorno tutto per lei e invece lo dedico a sua sorella.
Che nonostante tutto la ama teneramente, che non mi nega mai un bacio, una carezza, e mi riempie di "Ti voglio bene". Che mi spiazza dicendomi "Mamma, volevo solo farti le coccole".
Lo so, è il compleanno di Sara, ma magari di lei vi parlerò un'altra volta, per un altro compleanno.
Mi piace pensarci come un nodo indissolubile: io, la mia Sofia che non dorme se non con me, ma che se la sorella è in crisi si tuffa a consolarla da brava mammina, che se qualcuno s'avvicina le cinge le spalle e parla per due, e la mia Sara che si sveglia, apre un occhio e, con la voce roca di chi ancora non è sveglio, dice "Ciao Ia".

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