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Dal concepimento alla nascita
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Scritto da Marika
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Ti avevo chiesto: “Lasciami ancora fare il concerto di Natale e poi se vuoi puoi nascere!â€. E così, dopo aver cantato il 18 sera col mio bel pancione, il 19 mattina hai deciso che il campo era libero. Era domenica. Ero ancora a letto, vedevo che fuori era già chiaro, e ascoltavo contrazioncine sparse a cui ormai ero abituata da quasi due mesi. Ad un certo punto, però, l’ho sentito. Tac. Un rumore sordo, che per la terza volta (e quindi non sono matta) sono sicura di aver sentito con le orecchie e non con l’utero. “Mi si son rotte le acque!â€, ho pensato. Ho atteso per un attimo di sentire il liquido caldo bagnarmi il pigiama (e di nuovo il letto, accidenti, tre su tre nello stesso posto!) e invece non accadeva nulla. Possibile che mi sia sbagliata? lo ricordavo così bene! E di nuovo un altro tac!, ma più lieve. Mi alzo allora in piedi, e in quel mentre una contrazione più forte delle altre mi fa appoggiare al davanzale della finestra: ecco, sento l’acqua scendere giù per le gambe, ci siamo! (questo perché, mi spiegheranno più tardi, ho rotto il sacco in “alto†e quindi non c’è stata la fuoriuscita immediata come le altre volte). Chiamo Papà : “Ci siamo!†“Eh?†mi chiede con sguardo assonnato. “Ci siamo, nasce Giovanni!!â€. Scende dal letto con una calma che mi pare inopportuna, io intanto inizio a tremare come una foglia, e anche questo è già visto e normale. Chiamo mio padre (mia madre proprio oggi non c’è, è andata a Torino con i miei nonni, accidenti!), e gli chiedo di venire su con i bambini che intanto, sentendo rumori in casa, si sono svegliati. Ci vedono già vestiti e chiedono spiegazioni, e tutti eccitati, mentre prepariamo la colazione, diciamo loro che sta venendo su il nonno, perché mamma deve andare in ospedale, perché Giovanni ha deciso che è ora di nascere! Non so se capiscono bene o si emozionano della mia emozione, ma sono tutti euforici anche loro.
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Dal concepimento alla nascita
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Scritto da Vampira
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Non vi racconto i dettagli tecnici del mio parto, non vi racconto com'è andato o quanto è durato il travaglio o quanti punti mi hanno dato. Voglio raccontarvi solamente le emozioni che ho provato quel 30 maggio. Di bambini ne ho visti nascere decine lavorando, ho accompagnato le donne in sala parto e mi sono fatta stritolare le mani durante le spinte, dicendo loro "Dai che ce la fai!" mentre diventavano mamme, emozionandomi ogni volta che vedevo una nuova vita venire alla luce. Tutte le mie amiche ripetevano quanto fossi fortunata a fare il mio lavoro, così sarei arrivata preparatissima al travaglio. Beh, al travaglio ci sono arrivata come tutte: spaventata ed impaziente. Nove mesi ad aspettare quel momento per poi vedermi piccola piccola tra le braccia di mio marito ad esclamare "Amore, non so se sono pronta" e poi, spaventata dal dolore, "Non ce la faccio". Quanti "Non ce la faccio" ho sentito dire, e quanto è vero che ci si sente così. Il dolore, la paura di quello che sta per succedere, che qualcosa vada storto, la paura del'ignoto (anche se tanto noto sui libri o stando dall'altra parte). Come le capisco adesso quelle parole, quelle paure così irrazionali ma così umane. Il tempo sembrava non passare mai e anche poche ore sono sembrate lunghissme. Poi ecco che arriva il momento: anche se la testa è vuota da qualunque tipo di pensiero, ecco che ti ricordi come devi spingere. Il tuo corpo ti insegna come fare. Non saprei descrivere cosa si prova in quei minuti, un misto di rabbia, fatica, dolore, stanchezza, emozione. Poi senti il tuo piccolo che nasce e sei pervasa da un enorme senso di liberazione: il dolore è finito. Un istante e tutto cambia. Ti rendi conto che niente sarà mai più come prima. Eccola, tua figlia, che piange: un pianto che dalle sue corde vocali arriva dritto al tuo cuore e si imprime nel profondo, lo riconosci tra altri centomila e provoca in te una gioia che ti scuote dalla testa ai piedi. Ho pianto, pianto tanto come mai prima. Un pianto di gioia, di liberazione, di paura, quasi come un bisogno primario di liberare il tumulto interiore di quel momento. E ho guardato negli occhi mio marito, occhi pieni di lacrime come i miei, lacrime con lo stesso sapore. Non mi sono mai sentita così unita a lui come in quel momento. Anche adesso solo a ripensarci mi vengono gli occhi lucidi. Poi mi hanno messo sul petto la mia Lucia. Ho guardato quegli occhietti e quelle manine quasi incredula, quasi incredula ho conosciuto mia figlia. Non mi sono innamorata subito di lei, lo devo ammettere, ma ho sentito quel legame profondo, quel qualcosa di incredibile che ha fatto si che lei smettesse di piangere non appena l'hanno messa tra le mie braccia e che io mi sentissi mamma. Mia figlia. Ci ho messo un po' ad abituarmi. Il primo giorno in ospedale continuavo a guardarla e a ripetermi "Ecco mia figlia".... Già , li senti muovere dentro di te per mesi, ma mica li conosci. Cerchi di immaginarti che visetto avranno e poi eccoli lì, tra le tue braccia. Di lei mi sono innamorata poi, giorno per giorno, facendo conoscenza reciproca, imparando il suo carattere, amando i suoi sorrisi. Ma l'emozione di quando è nata rimane indubbiamente la più forte e intensa di tutta la mia vita. A tutte le future mamme dico solo di vivere appieno quei momenti, con tutte le emozioni che portano con sé, perché dare alla luce un nuova vita è veramente, nonostante tutto, una cosa meravigliosa.
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Dal concepimento alla nascita
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Scritto da Fede
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30-6-2012
ore 9.00 Sono ancora a letto ma sento ogni tanto qualche piccola contrazione dolorosa. Finalmente qualcosa comincia a muoversi. Mi alzo e tutto scompare, ho un sacco di cose da fare: devo comprare la frutta per la giornata in piscina di domani con gli amici e devo lavarmi i capelli per il battesimo di Matilde oggi pomeriggio
ore 15.00 Ecco un'altra contrazione, questa è stata fortina
ore 16.30. Le contrazioni si susseguono con una certa regolarità , e si fanno sentire bene, ma ho deciso di andare comunque al ricevimento del battesimo (1 ora di macchina), potrebbe volerci ancora parecchio (ieri alla visita la testolina era ancora parecchio alta) almeno così il tempo passa più in fretta.
ore 19.30 Sono regolari e sempre più dolorose, devo cominciare a regolare la respirazione (i miei amici cominciano ad impressionarsi), però le sopporto bene, ormai sono certa che stai per arrivare.
ore 20.00 Sono andata in bagno e c'era sangue oltre al tappo di muco, entro domani sarai tra le mie braccia amore mio.
ore 21.00 Decido di tornare a casa, ho bisogno di mettermi comoda, di vocalizzare il dolore che si fa sempre più intenso. In macchina al ritorno le contrazioni si susseguono regolarissime ogni 6 minuti
ore 22.00 Sono nella vasca da bagno, ormai sono certissima, nemmeno l'acqua le ha sedate. Telefono a Daniele che dorme dalla nonna insieme alla cuginetta per augurargli la buona notte (l'ultima da figlio unico), non gli dico nulla, domani avrà una sorpresa. Chiamo anche la mia ginecologa che mi dice di rimanere in vasca 20 minuti, di stendermi poi sul lato sinistro per altri 30 minuti e di partire per l'ospedale se le doglie continuano ad essere ogni 5 minuti o meno
ore 23.30 Partiamo per l'ospedale, dopo 4 minuti siamo già lì. Non ho molta fiducia sul ricovero perché sento che la testa è ancora alta, infatti decido di non scaricare la valigia dal portabagagli.
23.40 In reparto mi attaccano al monitoraggio e mi sembra che le contrazioni diminuiscano, però ok ci sono. La visita conferma l'avvio del travaglio, c'è sangue e collo dilatato per più di 2 cm. Decidono di ricoverarmi.
1-7-2012
00.15 Mi assegnano un letto sul quale non mi stenderò nemmeno un minuto, intanto mi cambio e comincio a passeggiare con Ale su e giù per il corridoio appoggiandomi al muro e accovacciandomi ad ogni doglia. Arriva anche una mia compagna del corso pre-parto, ha qualche contrazione, ricoverano anche lei (che poi il giorno dopo riuscirà e partorirà il 4 luglio), almeno ci facciamo due chiacchiere insieme tra un dolore e l'altro.
00.45 nuova visita, siamo a quasi 4 cm, si va in sala travaglio/parto. Qui ci sistemiamo più comodamente e aspettiamo che la natura faccia il suo corso. Ale mette la musica che abbiamo portato, io mi muovo in giro e uso la palla, Elisa, l'ostetrica che ci accompagna è molto carina, mi lascia libera di muovermi come mi pare mentre mi tiene le sonde del monitoraggio. Le contrazioni sono vicinissime e intensissime ma sono perfettamente padrona di me stessa, la dilatazione procede spedita ma tu Nicolò sei sempre alto, troppo alto, come fu per Daniele.
1.50 Elisa mi chiede di stendermi sul letto per controllare bene i tuoi battiti, comincio a capire che forse c'è qualcosa che non va, non me lo avrebbe chiesto altrimenti, ne avevamo parlato e sa che non voglio stare distesa. Non mi piace stare sul letto ma eseguo.
0re 2.40 Entra un'altra ostetrica, Elisa le mostra il tracciato e decidono di chiamare il ginecologo di turno.
A quanto pare amore, tu soffri le contrazioni, il tuo battito cala ad ognuna di esse.
ore 3.20 il ginecologo (pessima prima impressione) dopo una visita dolorosissima (siamo a più di 6 cm) sentenzia che è necessaria l'ossitocina perché tu sei troppo in alto e occorre aumentare l'efficacia delle contrazioni (?)
Io comincio a piangere, non la voglio l'ossitocina, so già cosa significa: rimanere in croce sul letto e subire dolori atroci, innaturali, al di fuori di ogni mio possibile controllo.
Li prego, li scongiuro di non farmi subire questa cosa un'altra volta, sono disperata, a questo punto mille volte meglio il cesareo.
ore 3.40 Mi attaccano la flebo di ossitocina, io mi sento alienata, incompresa, sono terrorizzata dal fatto di arrivare a 10 cm con la testa ancora alta, di non sentire i premiti, di spingere e spingere e spingere senza arrivare a nulla (rivivere l'incubo ancora una volta) e soprattutto sono fuori di me dalla paura che finiranno per usare il forcipe (ebbene sì qualche settimana prima hanno dovuto ricorrerci per salvare un parto che doveva essere destinato ad un cesareo e per il quale hanno tentennato troppo).
Piango completamente sconfitta, non so se li ho inteneriti o cosa, fatto sta che dopo soli 30 minuti di ossitocina il ginecologo mi rivisita, siamo a più di 7cm ma la tua testolina è ancora altissima, fuori dallo scavo pelvico. Ci vorrebbero ore per farti scendere e incanalare e nel frattempo tu continui a soffrire le contrazioni, così il medico ha pietà di noi e decide per il cesareo.
ore 4.15 Staccano la flebo di ossitocina ma ormai le contrazioni si susseguono una dietro l'alta come i cavalloni di un oceano in tempesta, mi fanno spogliare e indossare il camice e la cuffietta per la sala operatoria, mi depilano e mi mettono il catetere (altro male boia) e mi trasferiscono in sala operatoria (3 piani più sotto) sbatacchiandomi qua e là mentre ancora mi contorco per le contrazioni fortissime.
ore 4.30 L'anestesista mi fa un po' di domande, fatico a rispondere stringendo i denti. Fa freddo qui, la luce è terribilmente fastidiosa, il tuo babbo è lontano. Non avrei voluto che venissi al mondo così ma non sempre si può scegliere. Mi basta che sappiano fare il loro lavoro e ti tirino fuori al più presto...
Farsi perforare la spina dorsale rimanendo immobili durante le ultime contrazioni dilatatorie è un'impresa titanica, ma sono concentrata su di te, ce la posso fare, adesso posso fare tutto.
L'anestesista è bravissima, avverto subito una sensazione di calore alle gambe, il tempo di girarsi e stendersi sul lettino operatorio e non sento più nulla.
Tutti si affaccendano, io rimango concentrata.
"BISTURI" e dopo pochi secondi che a me paiono immobili come l'aria nei pomeriggi d'estate sento forte il tuo urlo di protesta. Mi rimboma nelle orecchie, nella testa, nell'anima, arpiona le corde più profonde del mio essere e so che adesso lo riconoscerei fra mille. Ancora non ti ho visto ma ti riconosco in un codice antico e ferino.
Dicono che sei piccolino
Ma come? Aspettavo il gigante Golia e invece sei il piccolo guerriero Davide.
Finalmente ti mostrano a me, due occhioni enormi e brillanti su un faccino minuscolo. Ti bacio, ti annuso. Sai di buono, di caramello, sai di promesse e di vita futura. Sono solo pochi pochissimi istanti ma è l'imprinting per una vita intera.
Ti portano di sopra, dal tuo babbo che potrà stare con te mentre ti lavano e ti visitano e ti misurano.
Io, ora vuota di te, mi lascio sistemare docile, non mi importa di nulla, emorragia, atonia uterina, parole parole parole che sfiorano la mia coscienza senza lasciare alcuna impronta, la mia mente è altrove. Sonnecchio.
Sei nato alle 5 esatte di domenica 1 luglio.
Ora sono le 5 e 45 e sono pronta anche io per risalire e riunirmi a te. Fuori nell'atrio degli ascensori ci sono tutti i parenti (nonni e zii) come l'altra volta, però oggi io sono sveglia ed è troppa, troppissima la voglia di te.
Mi portano in camera e dopo pochi secondi arrivi tu, nudo in un pannolino troppo grande. Ti poggiano sul mio petto che ha già la tua impronta. Sei a casa amore mio, benvenuto.
mamma
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Dal concepimento alla nascita
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Scritto da Marì
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Elettra: un parto violento per un arrivo soffice
13 gennaio 2009, ore 22:00
Distesa nel letto, demoralizzata per un'altra giornata passata ad attendere il fatidico momento giusto, cerco conforto da un'amica via SMS.
Colgo al volo il suo consiglio e mi faccio preparare da Fabrizio una calda tisana rilassante.
Mi addormento, effettivamente rilassata.
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Dal concepimento alla nascita
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Scritto da Giuditta Barcella
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Vittorio nasce alle 0:57 del 30 gennaio 2008.
All'inizio del 2007, convinti, decidiamo di provare ad avere un bimbo.
A fine maggio il test è positivo: sono incinta.
Solo dopo molti mesi confesso a mio marito che in quel momento, quando vedo le due lineette, capisco che io quel bambino non lo voglio.
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Dal concepimento alla nascita
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Scritto da Gabriella Mugavero
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La prendo larga.
Il magone è iniziato quando Fabri mi ha fatto notare una foto di Sofia a quattro mesi.
La tengo sulla parete di fronte la cucina, la vedrò un milione di volte al giorno quando alzo gli occhi.
Mi dice: "Guarda è inconfondibile, ha gli stessi occhi di adesso".
È vero. Che abbia avuto quattro mesi o trentasei, ha gli stessi occhi sempre, neri, profondi, cazzuti e riflessivi.
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Dal concepimento alla nascita
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Scritto da Maddalena Preisig
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Ve la racconto dal mio punto di vista, perché se ve lo racconta la mia mamma rischia di farla tragica invece di parlare delle cose belle (e io sono bellissimo!).
Dunque... sono nato nel giugno del 2003. Era un'estate caldissima.
La mamma aveva addosso un vestito corto a pallini e io ero lì dentro che sembravo finto tanto ero grosso, ma alla fine ero solo tre kg e mezzo, è colpa della mamma che è piccolina!
Sono un pigrone, l'avrò ereditato da lei... Fatto sta che non ne volevo sapere di uscire e la mia DPP era già passata da qualche tempo. Me l'ero presa comoda perché si stava bene lì dentro, ma quel giorno le cose erano cambiate: non c'era più liquido amniotico.
Aiuto! Fatemi uscire!
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Dal concepimento alla nascita
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Scritto da Teresa Presutto
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Mercoledì 3 dicembre, era un mercoledì come tanti. Il mio pancione era al solito posto e avevo mandato un sms alla mia gemellina di ddp, Cecilia: "Meno 25 e tutto tace. Vado al cinema…".
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