Insicuro dopo la malattia


Salve Gent. Dott.ssa.

Le scrivo del mio bambino di sei anni e mezzo. Da quando è nato è stato un bambino “impegnativo”: dormiva pochissimo ed aveva moltissimi risvegli notturni; non stava mai nella culla o nel passeggino senza piangere, voleva solo stare in braccio! Per me è stato molto difficile gestirlo. Verso i tre anni e mezzo – quattro ha iniziato a dormire tutta la notte ed è stato un bel traguardo per me che ero esausta dai suoi risvegli notturni. È sempre stato un bimbo insicuro e pauroso già da piccolino, è la sua natura evidentemente.

Purtroppo a quattro anni e mezzo è arrivata una terribile notizia: stava male e la diagnosi è stata di leucemia. Non mi dilungo su questi ultimi due anni di terapia: è stato un trauma per lui (devastato da aghi, cure dolorose e chemio pesanti, procedure in anestesia ecc.), e forse ha visto tutte le sue paure prendere corpo davvero! Abbiamo finito la terapia a maggio scorso. In questi due anni abbiamo cercato, per quanto possibile, di fargli fare una vita normale, ma ovviamente dovevamo stare attenti a tutto per paura di infezioni che potessero fargli correre rischi seri.

È un bambino molto insicuro e timido con una bassissima autostima, che sfocia in pianti e (ultimamente) in crisi isteriche appena non riesce in qualcosa. Ha inoltre problemi a rilassarsi, dorme poco e sempre con un risveglio verso le 3 di notte per vari motivi (sete, brutti sogni). Spesso, se è preso dai suoi giochi, non riusciamo ad ottenere la sua attenzione (ad esempio, in piscina il padre cercava di fargli vedere come fare a nuotare ma lui non lo guardava neanche, nonostante i ripetuti richiami). Ultimamente ha sviluppato la fobia delle api e viene preso da vere e proprie crisi di panico quando ne vede una. Ha molte paure (di mettere la testa sott’acqua al mare, delle onde, di qualunque gioco un po’ “pericoloso” come arrampicarsi e poi scendere da una pertica, oppure di quei percorsi sospesi per bambini con l’imbragatura eccetera), insomma è un bambino molto cauto verso tutte le novità e se vi intravvede un pericolo non vuole nemmeno provarci.

Ha frequentato la prima elementare con risultati più che buoni, ma con difficoltà ad applicarsi nei compiti e con la convinzione di non essere bravo rispetto agli altri. Quello che mi preoccupa molto è la sua reazione isterica davanti alle difficoltà:  urla e piange, sbatte le porte, alcune volte lancia gli oggetti col rischio di fare male a qualcuno di noi. Devo dire che purtroppo anche io sono una persona tendenzialmente nervosa e che alza la voce. Lo sgrido molto perché ha degli atteggiamenti che mi danno sui nervi (ahimè): non sta mai attento, è distratto, gli cadono le cose di mano, non riesce a bere dalla tazza senza sporcarsi, mi si butta addosso (lo so..cerca attenzione…) e mi fa male, non ubbidisce se non dietro ricatto di togliergli cartoni o nintendo.

Ha un fratellino di tre anni più piccolo del quale è molto geloso. Io non so più come prenderlo, soprattutto quando perde il controllo. Non vuole ascoltare i nostri consigli. Capisco le motivazioni del suo comportamento, ma sono davvero molto stanca e non so come aiutarlo! Anche per me sono stati anni molto difficili. Spero in un suo prezioso consiglio per aiutarlo ad essere più sicuro di sé e più tranquillo.

La ringrazio, un saluto.

Cara mamma,

comprendo la sofferenza e la stanchezza nell’affrontare  la malattia di suo figlio, le mamme hanno una forza e grinta per stare accanto ai propri figli in difficoltà, ma poi arriva il momento di chiedere aiuto e cercare di ricaricarsi, sia per se stessa, che per stare accanto a suo figlio nel migliore dei modi. Una mamma stanca è irritabile, insofferente, così come si è descritta, lei non si può permettersi questo, perché ha due figli da crescere. 

È una donna intelligente sa bene che i comportamenti di suo figlio sono per attirare la sua attenzione e per essere coccolato da lei, quindi il consiglio che posso darle è si prenda cura di lei, cerchi uno spazio per se per dare voce alle sue paure, ansie, frustrazioni.

Lo faccia per i suoi figli.

Cari saluti

Dott.ssa D’Agostino

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