Comportamenti figli nel post separazione


Buonasera dottoressa, 

Sono separata da pochi mesi dopo 7 di matrimonio più di un anno di convivenza si può dire forzata. Ho due bimbi di 6 e 2 anni e mezzo.
Il bimbo grande ha avuto difficoltà negli anni passati, la NPI ha stabilito che il tutto è aggravato dallo stress subìto; ha iniziato la primaria con entusiasmo e buoni risultati, ma ha problemi perché è lentissimo, insicuro e ha delle ossessioni da iperprecisione, il che non lo aiuta ovviamente a stare al passo con gli altri. La maestra mi diceva che lui si accorge benissimo che i i compagni fanno sempre una scheda in più e dice alla maestra mortificato di essere troppo lento, anche se nessuno gli ha detto niente (io purtroppo penso che riporti le frasi che gli sono state dette all’asilo, dove per questa sua lentezza purtroppo era veramente bistrattato); che però nello stesso tempo non riesce a dare una priorità alle cose, tendendo a voler far tutto e benissimo (la maestra gli dice di non colorare tutto ma lui vuole finire; la maestra gli dice di non rimettere ogni volta le matite nell’astuccio per risparmiare tempo ma lui le rimette dentro ogni volta). Anche a casa ha questi atteggiamenti particolari: se un qualcosa (ma anche una sciocchezza) non viene fatta nell’esatto modo che dice lui son sempre scenate, come se vivesse una specie di angoscia.
Il secondo figlio invece ha un evidente ritardo di linguaggio, a 32 mesi dice poche parole pur sapendone pronunciare di per sé un discreto numero, le dice solo se costretto (cioè se non lo consideri quando fa gesti). Quasi contemporaneamente alla separazione ho cessato anche l’allattamento al seno per problemi di candida ai capezzoli che non riuscivo a far guarire. Da allora la sera non riesco più ad addormentarlo fin dopo l’una di notte, innescando un circolo vizioso senza soluzione, e le ho provate tutte. E di giorno non vuole separarsi da me per nessun motivo. Va volentieri solo all’asilo nido, ma se devo lasciarlo al nonno o al padre stesso non vuole andare.

I fratelli tra loro sono molto conflittuali, si picchiano spesso; il grande considera tutti i giochi roba sua e infastidisce spesso il piccolo, che però è uno tosto e si difende a schiaffi e pizzicotti, facendo poi piangere il fratellone. Quando sono a casa insieme il quadro è sempre questo. Quando uno dei due si rivolge a me, l’altro arriva in contemporanea con esigenze opposte e altrettanto irrimandabili, chissà come mai… Si litigano tutto, compresa la mia attenzione, che cerco di non fargli mancare ma che sembra non bastare.

E veniamo al problema più grosso: si rifiutano di uscire con il padre. Il più grande un po’ meno, nel senso che a furia di trattare si riesce anche a convincerlo, ma il piccino no. Il padre per adesso non ha una sua casa, vive con una ragazza ma con sistemazione provvisoria e non intende portarci i bimbi. Quindi viene qui a casa e prova a farli uscire. Risultato: il piccolo si mette a piangere, tornano indietro, il grande si rifiuta di uscire anche lui; allora rimane qualche ora lì in casa guardandoli appena o giocando un po’ col grande (il piccolo rifiuta qualsiasi contatto), poi se ne va e torna il giorno dopo.
Quando sono al lavoro e stanno con lui, invece, stanno buoni. Quando ci sono io invece diventano ingestibili, a volte arrivano pure a picchiarmi anche se senza farmi male, ma il gesto mi scoraggia molto. Purtroppo è capitato spesso che il padre mi insultasse davanti a loro, non è mai stato violento ma tuttora ha questi atteggiamenti poco educati e credo che loro si sentano autorizzati a fare altrettanto. La separazione è stata una scelta che lui ha subìto, perché pur avendo una relazione ed essendo tutt’altro che rispettoso, avrebbe preteso di continuare a stare da me “per il bene dei figli”; cosa che però era impossibile dato che nell’anno ormai passato è stato tutto un susseguirsi di velate violenze psicologiche nei miei confronti (accuse di essere una cattiva madre, insulti alla mia famiglia, minacce di denuncia perché tenevo i figli in una casa sporca, minacce di non pagare il mantenimento). Credo che di tutto questo i bimbi abbiano risentito, e risentano anche adesso, perché purtroppo io stessa sono molto abbattuta e in crisi.
So che l’ideale sarebbe avere un aiuto, ma abito nel paese di mio marito, dipendo per tutto da lui e da mio suocero (per fare un esempio, martedì mi sono ammalata e non sono riuscita a fare il certificato per far riammettere mio figlio al nido, per cui lunedì dovrò mandarlo dalla tata e spendere dei soldi che mio marito non mi rimborserà, ovviamente, dato che la dimenticanza è mia, salvo poi rimproverarmi che rompo sempre le scatole a lui e a suo padre); non ho nessun parente che possa darmi una mano e non ho soldi per potermi permettere un aiuto casalingo, anche solo per le pulizie per cui son sempre in arretrato, dato il carico di attenzione che i bimbi mi chiedono e lavorando sei ore al giorno su sei giorni. Inoltre tutte le necessità sanitarie del primo figlio le ho dovute pagare di tasca mia in quanto per il padre non esistevano problemi di sorta e per poter presentare ala scuola una relazione da una NPI ho dovuto sborsare una discreta cifra per avere un consulto privato dati i tempi di attesa alla Asl. Cosa che probabilmente dovrò ripetere per il ritardo di linguaggio del secondo figlio, che per lui è inesistente.

Io sono molto giù e scoraggiata, spesso di fronte alle provocazioni a cui i bambini mi sottopongono vado in crisi e urlo; so che non è giusto ma non riesco davvero a far fronte a un tale caos. Il mio ex e finanche mio padre dicono che la colpa è mia perché non li ho educati bene e non sono stata abbastanza severa, ma io mi chiedo in questa situazione a cosa possa portare l’uso delle botte. Ho preso appuntamento per un colloquio psicologico ma ci sarà posto solo fra tre mesi. La difficoltà di comunicazione con il più piccolo poi è esasperante, a volte si mette a strillare e non c’è verso di capire che cosa voglia, se sta male, se ha paura, se ha fame, sonno, ecc. Quando è calmo si fa capire, ma a volte, specie dopo i risvegli, ha questi momenti di pianto che non riesco a gestire (avevo pensato anche a episodi di pavor nocturnus, chissà).

Le chiedo un consiglio su come gestire i momenti con il padre. Devo aver pazienza? La cosa si sbloccherà da sola? Devo obbligarlo a portarli via anche se il piccino piange? Devo assentarmi io per farli stare insieme a casa mia? Cos’è meglio per loro? A primavera dovrebbe essere pronto l’appartamento definitivo del mio ex marito, il che potrebbe essere un aiuto logistico, ma se poi non vogliono andarci? Lui non ha fretta, ci rimane un po’ male ma non ne fa una tragedia, per me invece avere anche 3-4 ore senza bimbi sarebbe un grosso aiuto, anche solo per riorganizzare un po’ la casa.

Come devo comportarmi quando usano le mani, su di me o tra di loro? O quando mancano evidentemente di rispetto es. buttando cose o cibo per terra? Sarà meglio ignorare questi atteggiamenti per evitare l’attenzione negativa oppure è meglio ben mettere in chiaro le cose? 

Grazie se potrà darmi delle indicazioni di massima da seguire nell’attesa che possa finalmente intraprendere un percorso con i servizi di zona che purtroppo hanno tempistiche piuttosto dilatate.

Mi scuso per la prolissità, ma ritenevo importante farle un quadro il più completo possibile.




Gentile mamma,
la situazione che mi descrive andrebbe approfondita, ma sicuramente si 
evincono due livelli problematici, il rapporto con i suoi figli e quindi il 
suo ruolo genitoriale, e il rapporto con il suo ex compagno. Per quanto 
riguarda il primo livello gioverebbe molto ai suoi figli avere delle regole 
bel precise, questo darebbe loro una sicurezza, che probabilmente ora non 
hanno più ed è anche questo, forse, il motivo dell’ ipercontrollo del primo 
figlio. Farsi rispettare non significa alzare le mani contro i bimbi, anzi 
le botte non andrebbero mai usate, umiliano il bambino, come non dovrebbero 
assistere alle litigi tra voi genitori. L’esempio è fondamentale per la 
crescita dei figli. Un’altra cosa non ha scritto, se ha spiegato ai bambini 
il motivo della separazione, con parole adatte e semplici, devono sapere 
perché gli è cambiata la vita. I figli tra loro litigano per conquistare 
l’affetto della mamma, li lasci litigare pure tra loro senza dare ragione a 
l’uno o all’altro, vedrà che smetteranno da soli. Per quanto riguarda il 
rapporto dei bambini con il papà, è qualcosa che riguarda loro, lei può solo 
favorire questo, sarebbe opportuno per il padre stare solo con i figli per 
poter lavorare su questa relazione e anche per dare a lei la possibilità di 
dedicarsi un po’ a lei.
Il secondo livello va gestito tra voi adulti in separata sede, mai davanti 
ai vostri figli, è bene prendere accordi precisi, su orari di visita ed 
altro per evitare discussioni. Se ho capito bene è lei che lo ha lasciato 
perché è stata tradita. Se è sicura della sua decisione, si costruisca la 
sua indipendenza e vada avanti per rifarsi una vita per sé ed i suoi figli.
In bocca al pupo

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