Vaccino stagionale e influenza suina


 

Buonasera,

ho una bimba di 26 mesi che non frequenta l’asilo però vorrei comunque farle fare entrambi i vaccini.

Il problema è che la mia pediatra non è d’accordo, infatti le ho accennato la mia intenzione e lei mi ha detto che lo sconsiglia, non avendo mia figlia problematiche particolari.

Secondo lei è sbagliato farle fare i vaccini? Come e dove posso farglieli fare? In che modo devo comportarmi?

Grazie infinite

L’unico motivo per temere il vaccino contro l’influenza A in un bambino, non so quanto legittimo, è il fatto che questo nuovo vaccino viene preparato soltanto con l’aggiunta di adiuvanti, mentre contro l’influenza stagionale si possono trovare sia vaccini adiuvati, più indicati per le persone anziane, che vaccini senza adiuvanti, che vengono consigliati ai bambini.

Sugli adiuvanti si fa un gran parlare perché essi sono stati a volte associati ad effetti collaterali di tipo neurologico. Ma si tratta di sospetti non confermati, o per lo meno non si è ancora a tutt’oggi riusciti a provare un nesso diretto causa effetto tra la vaccinazione e la comparsa, dopo alcune settimane, di alcune sindromi neurologiche.

Ora c’è da dire prima di tutto che la percentuale di casi di sospetti effetti collaterali dannosi è infinitesima rispetto al numero di vaccini somministrati in tutto il mondo e in secondo luogo, come ho già detto anche in altre occasioni, manca la certezza che alcuni problemi neurologici riscontrati dopo alcuni giorni o settimane da una vaccinazione siano da mettere in stretta correlazione con la vaccinazione.

Pertanto i timori e i dubbi, allo stato dei fatti, rimangono senza un fondamento certo e non mi sembra corretto un tale diffuso timore della vaccinazione per questo motivo. Detto ciò, è anche vero che un bambino sano non deve essere considerato soggetto a rischio in caso di influenza A, quindi, anche non vaccinando un bambino sano non si corre, apparentemente, un rischio particolare se non quello che il bimbo prenda l’influenza A con altissima probabilità.

Però, e anche questo concetto è stato più volte ribadito, continuando a rifiutare la vaccinazione di massa, il virus continuerà imperterrito a circolare e circolando in una popolazione mondiale di alcuni miliardi di persone, ha sicuramente maggiori probabilità di modificarsi in fretta, cioè di mutare, diventando, in tal caso, particolarmente aggressivo, cosa che fin’ora non è ancora successo.

In particolare vi potrebbe essere il rischio che il virus dell’influenza A fonda il suo genoma con il virus dell’influenza aviaria, anch’esso diffuso in tutto il mondo ma per ora limitato agli uccelli e non aggressivo verso l’uomo come si temeva alcuni anni fa e se questo succedesse non siamo in grado di prevedere che tipo di malattia potrebbe dare, altrettanto pandemica come l’influenza A.

Pertanto, al di là delle sacrosante priorità di vaccinare prima alcune fasce più a rischio e poco alla volta un po’ tutti o per lo meno almeno circa la metà della popolazione, vaccinare i bambini anche se sani ha lo scopo di arginare la diffusione del virus fino a fermarla, prima, magari, non solo che si ripresenti con un secondo picco fra alcuni mesi, ma prima che possa mutare e diventare in breve tempo un’altra cosa, cioè non un virus soltanto capace di dare banali sintomi influenzali ma più aggressivo, dove per aggressivo intendo un virus che non si limiti ad infettare le cellule dell’apparato respiratorio producendo i vari sintomi ben conosciuti limitati, appunto, alle vie respiratorie, ma un virus  capace di diffondersi in tutto l’organismo, superando la barriera costituita dalle vie respiratorie e andando ad intaccare per via ematogena tutti gli altri organi con possibili conseguenze devastanti.

Pertanto io sono in assoluto favorevole ad entrambe le vaccinazioni anche in un bambino in buona salute perché mettendo sul piatto della bilancia rischi e benefici della vaccinazione e conoscendo i rischi che una diffusione prolungata e incontrollata del virus A potrebbe avere, credo anche alla valenza sociale dell’atto di vaccinarsi, cioè non solo per proteggere se stessi, ma per dare un contributo all’arresto della pandemia.

Il vaccino stagionale si acquista in farmacia mentre il pandemico si potrà effettuare soltanto quanto tutte le categorie a rischio saranno state vaccinate.

La riluttanza generale della popolazione a farsi vaccinare sta però rendendo i programmi vaccinali più lunghi e complessi da attuare e penso che un bambino sano non possa accedere al vaccino prima di gennaio prossimo, salvo nuovo ordine come ne arrivano giorno per giorno.

A quel punto la vaccinazione si potrà effettuare alla ASL di appartenenza oppure in altri luoghi che ogni regione stabilirà autonomamente visto che molti medici di famiglia stanno attualmente facendo molte resistenze in questo senso ed è un vero peccato che ciò accada.

In poche parole: è vero che, almeno fin’ora la stragrande maggioranza dei morti per influenza A erano soggetti a rischio affetti da altre gravi patologie precedenti, ma è anche vero che, forse, almeno alcuni di questi poveri morti non ci sarebbe stato se il virus si fosse diffuso di meno grazie ad una popolazione immunizzata con la vaccinazione.

Pensiamo alla polio, ormai debellata completamente nei nostri paesi industrializzati e più benestanti, dove da generazioni ormai tutti i bambini vengono vaccinati nei primi mesi a tappeto: basta varcare le nostre frontiere e intraprendere un viaggio in paesi molto lontani per capire cosa sarebbe successo anche da noi se il provvedimento di vaccinare a tappeto non fosse stato seguito e attuato rigorosamente, anche a costo di una piccola percentuale di vittime della vaccinazione stessa che, ovviamente, non deve passare inosservata e getta un’ombra sul tipo di vaccino di un tempo, ora modificato, per fortuna. Ma nonostante questi fatti incresciosi, la polio da noi si può dire scomparsa e così il vaiolo ecc.

Quindi la mia esortazione è quella di vaccinare, vaccinare, vaccinare: per le malattie virali non vi sono altre alternative.

Un caro saluto, Daniela

 

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