Vaccino mpr, febbre e dermatite atopica


Gentile dottoressa,

mia figlia di 15 mesi ha effettuato il vaccino morbillo, parotite, rosolia. È stata effettuata in ambiente protetto poiché è allergica all’uovo.

Dopo circa tre settimane ha presentato vomito e febbre a 38,5. Il medico ci aveva infatti informato sulla possibilità di questa reazione.

Oltre a questo è comparsa anche una dermatite atopica in tutto il corpo.

Da circa una settimana la sto trattando con Xeramance plus, Proxera olio e bagno doccia e anche crema Elocon + 2 volte al giorno Tinset (6 gocce per volta).

La bambina è molto nervosa, ha molto prurito e fastidio e per ora non sembra aver un gran miglioramento. Potrebbe essere legata alla vaccinazione oppure crede sia un problema distinto (es. alimentare?)

Ancora uso molto gli omogeneizzati sia di verdura che di carne. Crede forse che dovrei iniziare a cambiare alimentazione?

Un affettuoso saluto


È difficile capire, in questo periodo, se la febbre e il vomito possano essere legati alla vaccinazione della bimba. La febbre, molto probabilmente sì, il vomito, forse, no, ma nei bambini mai dire mai. Potrebbe, comunque, essere anche una infezione intercorrente.

Per quanto riguarda la dermatite atopica: se la bimba vi è predisposta, essa può manifestarsi a periodi con riacutizzazioni e remissioni apparentemente spontanee e a scatenarla potrebbe essere un alimento, ma anche un altro tipo di allergene, magari respiratorio, o da contatto, come acari della polvere di casa o simili.

Per quanto riguarda l’alimentazione, ci si può riflettere e tentare una dieta da eliminazione se si suppone che abbia assunto alimenti a rischio di scatenare allergie (le uova possono essere mascherate un po’ dappertutto, come nella pasta all’uovo, nel ciambellone, in alcune merendine a base di pan di spagna; anche il latte e derivati possono nascondersi in tanti cibi preconfezionati; ma anche la frutta secca, le arachidi, le nocciole e così via..) Difficile capire, quindi, cosa possa essere stato.

Per quanto riguarda gli allergeni da contatto, il problema si complica ulteriormente perché bisognerebbe pensare ai detersivi, al tipo di materiale di cui sono composti materasso, cuscino, coperte, ecc. Ma si può dire che vi è una certa probabilità che la vaccinazione, come del resto sarebbe potuto succedere con qualsiasi vaccino, può aver stimolato e risvegliato il sistema immunitario della bimba favorendo il riacutizzarsi di una dermatite che, comunque, avrebbe avuto molte probabilità di uscir fuori nel tempo anche per altri motivi, spesso nemmeno valutabili con precisione.

La terapia che sta attuando è ottimale e ad essa può essere associata una alimentazione ipoallergenica, senza, però, fare troppo affidamento nemmeno su quest’ultima.

Per quanto riguarda gli omogeneizzati, il mio parere è di eliminarli al più tardi verso la fine del primo anno di vita, se non prima, ma io sono una pediatra che appartiene a una generazione cresciuta professionalmente prima della loro comparsa sul mercato, in un’epoca in cui le mamme entravano pochissimo in farmacia per dare da mangiare ai loro figli se non per acquistare i latti in polvere speciali in caso di intolleranza al latte vaccino e dove i supermercati non avevano gli scaffali pieni di questi alimenti: addirittura le farine di cereali venivano frullate, bruscate lentamente a calore moderato, poi sciolte nella pappa e la crema di riso non era altro che banalissimo riso in chicchi frullato fino a farlo diventare farina, poi bruscato, cioè abbrustolito sul fuoco a mano, piano piano, fino a farlo diventare color rosa nocciola.

Con il mais, cioè la polenta, si procedeva nello stesso modo e le farine precotte si preparavano allegramente in casa senza troppi regali alle case produttrici di alimenti per l’infanzia. Carne e verdure venivano cotte per bene, poi frullate, poi rimesse nel pentolino per aggiungervi i cereali e in questo modo perdevano l’aria inglobata mentre venivano frullate.

I bambini mangiavano tutto ciò altrettanto allegramente e quando i tempi di introduzione dei vari alimenti venivano rispettati correttamente così come le quantità, non vi era nessun problema alimentare derivante da questo tipo di preparazione dei cibi. Credo che con la crisi economica incipiente, così come si sta ritornando ai pannolini da lavare e riusare, si dovrà, prima o poi, ritornare a tostare a casa le farine e a cuocere a vapore i pezzettini di carne, possibilmente acquistata direttamente dal contadino di fiducia.

Se a tutto questo si aggiungesse uno sforzo importante per allattare al seno almeno per tutto il primo anno di vita, lascio a voi mamme il calcolo su quanto si potrebbe risparmiare nei primi tre anni di vita di un bambino e se, a questa cifra, si aggiungessero anche i soldi risparmiati da un genitore fumatore che decide, per il bene suo e di tutta la famiglia, di smettere di fumare, al raggiungimento della maggiore età del bambino, in banca o alla posta o sotto il materasso ci sarebbe un bel gruzzoletto!

Quindi è ovvio che non sono favorevole agli omogeneizzati e che non penso che possano risolvere nessun problema se non quello di riuscire a preparare la pappa al bambino in meno di cinque minuti. Ma forse è proprio questo il motivo del loro enorme successo.

Un caro saluto,

Daniela

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