Vaccino Morbillo-Parotite-Rosolia


Gent.le dott.ssa,
sono Emanuela, mamma di Alessandro 13 mesi.
Fra poco dovrà fare il vaccino morbillo parotite rosolia e come al solito io sono in ansia come tutte le volte che Ale deve fare i vaccini, vorrei avere maggiori  informazioni sui pro e i contro del vaccino morbillo parotite e rosolia, dal momento che ne ho sentite di tutte i colori.
E poi vorrei avere un suo consiglio: è meglio fare prima questo di vaccino o prima quello per il meningococco? Quanto tempo deve passare fra le due vaccinazioni?
La ringrazio come sempre per il tempo che mi vorrà dedicare e colgo l’occasione per porgerle un caro saluto.
Emanuela 

Cara Emanuela,
rispondo prima alla tua seconda domanda: entrambi i vaccini si possono fare insieme, cioè nella stessa seduta vaccinale ma in sedi diverse e con siringhe diverse.
Ciò nonostante, quando non vi è fretta ed è possibile, io preferisco suggerire di distanziare i vaccini di almeno un mesetto, di modo che, qualora vi fosse una reazione di qualsiasi tipo, diventi più facile capire quale è stato il vaccino responsabile.
In questo caso inizierei con la vaccinazione antimeningococco, formata da antigeni capsulari del meningococco e dopo alcune settimane – anche se con questa sequenza basterebbe una sola settimana di intervallo – praticherei la vaccinazione antimorbillo, parotite e rosolia che, essendo composta da virus vivi attenuati, potrebbe, anche dopo alcune settimane, dare alcune reazioni come rialzo febbrile, tosse, fugace esantema e ingrossamento sia dei linfonodi laterocervicali che delle parotidi (raramente).
Nessuna di queste reazioni è da considerarsi preoccupante e tantomeno pericolosa, come non sono preoccupanti le eventuali reazioni locali che possono verificarsi dopo poche ore o pochi giorni dalla inoculazione.
Più seri potrebbero essere due altri tipi di reazioni al vaccino: una crisi anafilattica, evenienza rarissima ma non impossibile che può insorgere da qualche minuto a pochissime ore dopo l’inoculazione del vaccino e la ancor più rara evenienza di una encefalite post vaccinica.
Nel primo caso, cioè nel caso della crisi anafilattica, ripeto, rarissima, importanti sono i primi momenti dopo la vaccinazione, che vanno trascorsi nell’ambulatorio dove si è effettuato il vaccino che, se è un ospedale o un centro vaccinale, è perfettamente attrezzato e addestrato per farvi fronte (io consiglio di restare almeno mezz’ora o tre quarti d’ora nell’ambulatorio e la successiva mezz’ora nei paraggi magari passeggiando o andando a prendere un gelato: ma io sono, a detta di tutti, eccessivamente scrupolosa); nel secondo caso, cioè nel caso della encefalite post vaccinica, bisogna tener presente solo questo: l’encefalite è una complicanza rara ma non impossibile di almeno due delle malattie per le quali si intende vaccinare il bambino solo che in caso di malattia vera vi è una probabilità su mille che il bambino vada incontro ad una encefalite post-morbillosa e una percentuale anche superiore che abbia una meningite post parotite mentre nel caso della vaccinazione vi è un caso su un milione di vaccinati che vanno incontro a questo tipo di complicazione.
Il calcolo, in questo caso, viene fatto sui milioni e milioni di dosi complessivamente somministrate ai bambini nel mondo e la statistica comprende anche bambini residenti in paesi poveri, molto più predisposti, a causa della denutrizione, alle complicazioni sia post malattia vera che post vaccinazione, quindi la statistica bisogna saperla interpretare.
Ora un caso su mille rispetto ad un caso su più di un milione come lo giudichi? Il nostro è, tra i paesi occidentali e industrializzati, quello che diffida maggiormente dei vaccini e da noi solo recentemente ci si sta avvicinando alla quota del 70% di bambini vaccinati contro il morbillo, quota ancora assolutamente insufficiente per pensare di eradicare la malattia dal nostro paese. Quindi, cara Emanuela, come si fa si rischia di sbagliare, ma compito del medico è quello di fare corretta educazione sanitaria, che non significa soltanto informare ma anche educare alla prevenzione.
I vaccini passano attraverso controlli e sperimentazioni molto rigorosi prima di essere messi sul mercato e si perfezionano ogni anno sempre di più; se temi un vaccino ragion di più per temere la malattia vera dalla quale è auspicabile proteggere il bambino; allora sarebbe un controsenso non vaccinare per paura del vaccino e nello stesso tempo non temere la malattia, e altrettanto pericoloso è il ragionamento che fa pensare: tanto il morbillo è ora diventato una malattia così rara che non c’è motivo di temerla. Se è vero che è ormai così raro è solo grazie allo sforzo di vaccinazione di massa: se questo sforzo venisse meno la frequenza della malattia e di conseguenza di tutte le sue complicazioni tornerebbe in pochissimo tempo ai valori che ho ben conosciuto quando anch’io ero giovane e il vaccino ancora non esisteva.
Solo chi ha vissuto, per ragioni anagrafiche, quei tempi, può inorridire all’idea che le vaccinazioni non obbligatorie, piano piano vengano meno e non siano praticate!
Solo chi ricorda i reparti di isolamento degli ospedali riempirsi nei periodi epidemici può inorridire all’idea di abbandonare le vaccinazioni. I giovani non possono rendersi conto completamente perché già trent’anni fa i bambini venivano vaccinati e i casi di morbillo cominciavano a ridursi: e all’epoca i vaccini non erano così privi di effetti collaterali come ora e la cultura della prevenzione non era ancora sufficientemente diffusa (medici per primi), così, ogni minima reazione post-vaccino non veniva accettata e sul medico venivano addossate tutte le responsabilità.
Ora molte cose sono cambiate, a cominciare dai vaccini e la decisione se vaccinare o meno (anche l’informazione più dettagliata sui pro e i contro dei vaccini non riesce a sciogliere certi dubbi e certi dilemmi di coscienza) è il frutto di un accordo comune tra i genitori e il medico curante. Quest’ultimo deve fare prevenzione e deve diffondere la cultura della prevenzione e della vaccinazione, ma vaccinare non è più un atto obbligatorio e il medico, ad un certo punto, deve fermarsi e lasciare al genitore la decisione ultima, non può deontologicamente fare diversamente. È così che il genitore, in fondo in fondo, si sente solo e sommerso da dubbi comunque. E’ uno stato d’animo che conosco e capisco bene e che purtroppo non sono in grado di eliminare del tutto. I vaccini non sono mai acqua fresca ed un minimo di rischio, anzi un minimissimo se togliamo i rischi assolutamente non preoccupanti delle modeste reazioni collaterali, non si può mai eliminare.
Io però ti consiglio di leggere l’articolo sulle vaccinazioni che è presente nel sito e valutare se il tuo bimbo rientra tra i casi in cui è assolutamente sconsigliato praticare vaccinazioni.
Se il piccolo non rientra tra questi, stai ragionevolmente serena, consigliati con il pediatra che conosce a fondo il bambino e se ti spinge a vaccinarlo abbi fiducia in lui e vai…
Un caro saluto,
Daniela

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