Vaccino influenza A e effetti collaterali


 

Salve dottoressa,

le scrivo in merito al vaccino contro il virus dell’influenza suina o meglio sulla opportunità di farlo somministrare o meno a mia figlia.

La bambina ha quasi 13 mesi, pesa 10,600 Kg per 77 cm di lunghezza, non soffre di nessuna particolare patologia, ma da quando ha iniziato a frequentare il nido (circa un mese) è stata più a casa con raffreddori, tosse e infine anche otite e pertanto mi chiedevo, visto l’inserimento in comunità, se fosse meglio farle fare il vaccino.

La pediatra che ci segue ritiene che il virus sia un semplice virus influenzale anche se particolarmente contagioso e ha lasciato a me la decisione di farlo o meno. Io sarei propensa, ma ho anche paura degli eventuali effetti collaterali (se ce ne sono) ma al tempo stesso le eventuali complicazioni a cui puà portare il virus mi preoccupano non poco.

La ringrazio per un suo consiglio. Saluti

Anche se è vero che il vaccino contro l’influenza A è molto recente e non vi è stato il tempo per valutarne tutti i possibili effetti collaterali su un campione sufficientemente vasto di popolazione e per un lasso di tempo sufficientemente lungo, praticamente la totalità dei pediatri che maggiormente hanno riflettuto su come affrontare il problema di questa nuova influenza è propenso con decisione a far vaccinare tutti i bambini nella fascia di età 6 mesi – 17 anni, anche se fondamentalmente sani e non particolarmente a rischio di complicanze.

Questa nuova influenza deve essere considerata alla stregua di una banale influenza stagionale ma con l’aggravante di non conoscerne ancora eventuali insidie nascoste. Di essa si sa soltanto che è generalmente lieve, più lieve di una influenza stagionale, ma almeno quattro volte più diffusiva di quest’ultima; che non comporta una percentuale di casi complicati, gravi e potenzialmente mortali maggiore dell’influenza tradizionale ma, anzi, una percentuale minore; che, però, specie nei bambini e nei soggetti giovani, può dare con maggior facilità rispetto all’influenza stagionale, complicazioni polmonari serie.

Quindi complicazioni, in percentuale rispetto ai soggetti infettati, in minor quantità, ma quando si presentano colpiscono prevalentemente bambini e soggetti giovani e sono di difficile gestione. Questo è uno dei punti a favore della vaccinazione.

Il secondo punto si riferisce a tutte le eventuali incognite che questa nuova epidemia potrebbe riservare e che non è ancora possibile prevedere. Qualsiasi intervento di sanità preventiva comporta la possibilità che si agisca con eccessiva prudenza e che, alla fine del periodo rischioso, ci si possa ricredere e accorgere di avere un po’ esagerato nei vari timori, però è meglio esagerare – se la prevenzione non comporta a sua volta rischi importanti – piuttosto che fare troppo poco per prevenire e la vaccinazione contro l’influenza A non comporta rischi maggiori rispetto alla vaccinazione nei confronti della normale influenza.

Quindi, tutto sommato, si ad entrambe le vaccinazioni in linea di principio, ma, dato che entrambe le influenze non sembrano, a tutt’oggi, particolarmente preoccupanti, non è ragionevole non lasciare la libera scelta al genitore di comportarsi come meglio crede.

Direi che quanto più la malattia che si intende evitare con la vaccinazione è grave, tanto più la valenza della vaccinazione è di tipo personale oltre che sociale, cioè quanto più la vaccinazione serve al soggetto che la pratica, mentre tanto più la malattia che si intende evitare con la vaccinazione è lieve, tanto più la vaccinazione, intesa come vaccinazione di massa a tappeto di una determinata categoria di soggetti (bambini, operatori sanitari, ecc.) prende una valenza sociale più che individuale, cioè risparmia costi sanitari, assenze dal lavoro, disservizi ecc.

Da anni ormai la medicina si sta orientando decisamente verso la prevenzione e su questa strada investe una quantità enorme di denaro: pertanto è necessario imparare a valutare ogni campagna di prevenzione in un’ottica più ampia che vada oltre l’interesse del singolo il quale, magari, anche senza attuare interventi di prevenzione, non sarebbe stato destinato ad ammalarsi di nessuna di quelle malattie dalle quali intende proteggersi.

Pertanto io, in linea generale, consiglio la vaccinazione, a prescindere da tutte le considerazioni sulla gravità o meno della malattia contro la quale si intende vaccinare il soggetto. Solo una prevenzione totale, fatta a tappeto e non a macchia di leopardo (cioè un soggetto si e uno no a secondo della sua opinione personale) potrà dare i frutti che si merita visto l’investimento in ricerca e in denaro che è stato necessario per realizzarla.

Il mio consiglio è, quindi, di vaccinare la bimba, senza troppo pensare alla gravità o meno di questa nuova influenza, ma nello stesso tempo senza essere particolarmente preoccupata di cosa potrebbe succedere se tu non volessi vaccinarla. Ad ogni modo avrai tempo fino a dopo Natale per riflettere visto che attualmente è possibile vaccinare i bambini soltanto per l’influenza stagionale.

Un caro saluto, Daniela

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