Vaccinazione H1N1 su soggetto non a rischio, è consigliabile?


 

Gentile dottoressa,

vorrei un suo consiglio riguardo la vaccinazione antinfluenzale stagionale. In un bimbo sano (senza patologie) che non frequenta l’asilo, è comunque preferibile vaccinarlo o no?

Il bimbo ha 28 mesi. La vaccinazione ha controindicazioni? Ed essendo la prima volta semmai lo vacciniamo, perché si divide in due dosi la somministrazione?

Grazie per la sua gentile risposta.

I bambini sani non sono considerati soggetti a rischio, cioè soggetti che, se dovessero contrarre l’influenza, stagionale o pandemica che fosse, avrebbero molte probabilità di soffrire di complicazioni post influenzali come sovrinfezioni batteriche polmonari e conseguenti polmoniti o broncopolmoniti batteriche anche impegnative, oppure a rischio di sviluppare una reazione infiammatoria e immunitaria polmonare molto grave in seguito alla presenza del virus (quest’ultima eventualità, che non dipende dalla sovrapposizione batterica, è più tipica di soggetti giovani con un sistema immunitario iperattivo – vedi il caso del ragazzo ricoverato a Monza alcune settimane fa – ma comunque di soggetti già adulti ).

Però i bambini, a causa del loro sistema immunitario ancora vergine e per il fatto di frequentare nella quasi totalità dei casi, la scuola o l’asilo, quindi ambienti chiusi e affollati, sono ad altissimo rischio di contrarre l’influenza, stagionale o pandemica che sia e quindi di diffonderla sia tra di loro che in famiglia e di conseguenza nella società. Essi, rispetto agli adulti, si ammalano almeno 5 volte di più e almeno due settimane prima. Quindi, bloccare con sistemi profilattici specifici come la vaccinazione, la diffusione che l’influenza potrebbe avere a causa del gran numero di bambini ammalati è ragionevole comunque, anche senza pensare alla concomitanza con la pandemica.

Per di più, i bambini in generale, inclusi quelli sani, hanno alcune possibilità in più di contrarre complicazioni broncopolmonari batteriche, spesso da pneumococco, in seguito all’influenza rispetto agli adulti. Rischio decisamente inferiore rispetto a soggetti già portatori di patologie croniche, quindi soggetti così detti a rischio, ma pur sempre da non sottovalutare.

Pertanto, per ridurre la probabilità e il numero globale non solo dei malati di influenza ma dei soggetti con complicazioni post influenzali, anche se una influenza, stagionale o questa pandemica che sia, non deve essere temuta come malattia grave, continua ad essere un buon consiglio quello di vaccinare il bimbo.

Contrari alla vaccinazione sono coloro che, per motivi più empirici che scientifici, non credono nei vaccini o peggio, li temono, coloro che pensano che sia meglio che il bambino si immunizzi per via naturale ammalandosi in modo da rinforzare più a lungo e in modo più fisiologico il loro sistema immunitario e coloro che non tengono in considerazione la valenza sociale della prevenzione con la vaccinazione.

È vero, però, che, specie nei bambini piccoli, la reale efficacia e immunogenicità della vaccinazione antinfluenzale non è altissima e alcuni studi parlano di una immunizzazione che supera di poco, se lo supera, il 50% dei bambini vaccinati e questo costituisce un altro motivo di dubbio se fare o meno il vaccino ai bambini. Ma dati gli effetti collaterali veramente contenuti, quando presenti, della vaccinazione e data l’eccezionalità che si verifica quest’anno di due virus influenzali in contemporanea, evento di cui ancora non siamo in grado di prevedere le conseguenze – anche se non è detto che ci siano – la maggior parte dei pediatri che studiano attentamente la situazione e si tengono aggiornati su quanto su questo evento viene pubblicato giorno dopo giorno, continua ad essere favorevole alla vaccinazione anche dei bambini sani e per tutte due le influenze. Non esistono, a tutt’oggi, evidenze scientifiche che portino a pensarla diversamente.

La vaccinazione, comunque, non è obbligatoria ma solo su base volontaria.

Il personale sanitario nel suo complesso confida nel buon livello di informazione e di cultura della prevenzione raggiunto dalla società, decisamente migliore, bisogna dire, rispetto ad alcuni decenni fa.

La prima volta che un bambino viene vaccinato, affinché si possa avere la sicurezza che produca anticorpi specifici in quantità protettiva e sufficiente, è necessario risvegliare la memoria immunitaria con una seconda dose dopo un mese.

Questo discorso vale per tutte le vaccinazioni, magari con intervalli diversi, ma comunque praticamente tutte le vaccinazioni, nei bambini, prevedono richiami. La dose pediatrica è la metà di quella per adulti e le due vaccinazioni, stagionale e pandemica, possono essere somministrate nella stessa seduta vaccinale purché in sedi di inoculazione diverse e possibilmente su braccio o gamba diversi. Entrambe richiedono due dosi.

Le controindicazioni sono minime e si riducono ai casi in cui vi è una accertata grave ipersensibilità ad uno dei componenti del vaccino, essenzialmente i coadiuvanti e gli stabilizzanti e ai casi di bambini che al momento di volerli vaccinare presentano gravi patologie acute febbrili oppure sono sottoposti a importanti e debilitanti terapie che bloccano il sistema immunitario come la chemioterapia o altro.

Un caro saluto, Daniela

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