Vaccinazione antirotavirus


Gentile Dottoressa,

mi può spiegare la vaccinazione chiamata AntiRotavirus effettuata al 2° mese di età? Che cos’è?

Alle mie figlie non è stata effettuata tale vaccinazione.

Grazie e cordiali saluti


La vaccinazione antirotavirus è conosciuta ormai da un decennio, però i primi vaccini immessi in commercio non erano privi di effetti collaterali anche di una certa gravità (la più comune è la invaginazione intestinale) ed è solo nel 2006 che sono stati creati due tipi di vaccini sicuri da questo punto di vista.

Il rotavirus è responsabile di forme anche gravi di gastroenterite, soprattutto nei lattanti, in modo particolare nei primi mesi di vita con un picco netto dal sesto al dodicesimo mese di vita.

L’infezione è ubiquitaria e, visto che si tratta di una malattia virale, non ha cure se non di tipo sintomatico: prima fra tutte la reidratazione e la sospensione dell’alimentazione per bocca oppurre l’impostazione di una alimentazione adeguata al problema del bambino e alla gravità dei sintomi.

La malattia si manifesta in modo acuto con vomito, febbre di modica intensità e una diarrea acquosa spesso violenta, ripetuta ed abbondante che può durare da alcuni giorni ad alcune settimane. Se durante la fase acuta della sintomatologia non si prendono provvedimenti adeguati anche, se necessario, con la reidratazione per via parenterale con flebo, per un bambino piccolo la malattia può essere anche mortale. È quello che succede nei paesi asiatici ed africani, molto più raramente sudamericani, quasi mai, ormai, nei paesi occidentali dove le possibilità di assistenza e di cura sono alte, l’acqua potabile alla portata di tutti e l’educazione sanitaria della popolazione piuttosto adeguata anche se ancora non ottimale.

La malattia, quindi, alle nostre latitudini, benché possa manifestarsi anche in modo piuttosto grave, non è mai mortale visto che è sufficiente una pronta e corretta terapia reidratante per tenere a bada la fase acuta senza particolari conseguenze per il bambino più una corretta rialimentazione dopo i primi giorni, a diarrea ultimata, per evitare complicazioni secondarie post rialimentazione.

La vaccinazione, quindi, nel nostro paese, non sarebbe così necessaria come in altri paesi più degradati, però la malattia è frequente, la sua contagiosità forte e prolungata nei giorni a causa della diffusione del virus sia attraverso le feci sia, anche, attraverso le vie respiratorie di soggetti, magari, asintomatici; i ricoveri ospedalieri per questo tipo di patologia, da novembre ad aprile, molto frequenti e il tutto si traduce in una spesa sanitaria molto gravosa, forse più gravosa dell’introduzione della vaccinazione di massa. Pertanto la vaccinazione antirotavirus è attualmente consigliata purché iniziata molto presto, entro il secondo mese di vita e ultimata non oltre le 24 settimane di vita per un tipo di vaccino o le 32 settimane per l’altro tipo.

In pratica si raccomanda di somministrare la prima dose prima del compimento del secondo mese di vita, di solito alla sesta, ottava settimana di vita e la seconda dopo un mese, massimo due dalla prima. Questo per il vaccino monovalente Rotarix, formato da un solo tipo di antigene, mentre per il vaccino Rotateq, sempre costituito, come il precedente, da virus vivi attenuati, ma a più antigeni, cioè più completo, anche se il virus maggiormente responsabile per l’uomo è il ceppo virale A, è prevista una terza dose, sempre dopo un mese, massimo due, dalla seconda dose e in ogni caso non oltre le 32 settimane di vita, epoca in cui il pericolo di complicazioni come la temuta invaginazione intestinale, è praticamente assente.

La vaccinazione può essere associata agli altri vaccini previsti di routine per i bambini di questa fascia di età ad eccezione della vaccinazione antipolio tipo Sabin somministrata per bocca che, comunque, attualmente, non si usa più nel nostro paese. Attualmente, i lattanti di pochi mesi vengono introdotti in comunità, cioè al nido, anche molto precocemente e gli asili sono proprio un punto di contagio molto grosso perché il virus si può trasmettere anche attraverso le mani di chi ha appena cambiato un bambino con diarrea e si appresta a cambiarne un altro senza essersi preventivamente lavato le mani, oppure con contatto sullo stesso fasciatorio contaminato con il virus e non adeguatamente disinfettato (le prime scariche di diarrea possono non destare particolari sospetti e non essere né particolarmente abbondanti o francamente acquose come quelle tipiche della diarrea da rotavirus).

La malattia non lascia una immunità permanente e il bambino può riammalarsi l’anno successivo, benché in forma decisamente meno intensa, fino a non ammalarsi più in età adulta o magari ad ammalarsi in modo del tutto sintomatico diventando portatore sano e pericoloso anche per un bambino piccolo che non è ancora mai venuto a contatto con il virus. Pertanto si può concludere raccomandando ora (e non prima del 2006) la vaccinazione antirotavirus a tutti i bambini, soprattutto a quelli destinati ad essere immessi molto precocemente in comunità) purché essa venga iniziata molto precocemente e terminata, dopo due o tre dose a secondo del vaccino utilizzato, altrettanto precocemente.

In tal caso gli effetti collaterali del vaccino saranno minimi e assolutamente accettabili, la produzione di anticorpi protettivi vicina al 90%, cioè molto soddisfacente, la frequenza di questa malattia si ridurrà di conseguenza e la spesa sanitaria e sociale complessiva se ne gioverà.

È utile anche ricordare che, a volte, la gastroenterite da rotavirus, nei bambini predisposti, può essere responsabile dello scatenarsi, cioè del rivelarsi di una celiachia anche importante con conseguente, successiva, grave sindrome da malassorbimento intestinale. La vaccinazione, comunque, non si pratica mai ai bambini più grandi o comunque che hanno già compiuto il sesto mese di vita, sia perché la malattia, dopo questa età, è mano a mano sempre meno temibile per le sue conseguenze, sia per l’accresciuto rischio di complicazioni che il vaccino, dopo il sesto mese di vita, può dare.

Un caro saluto,

Daniela

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