Trattiene le feci


Buongiorno
ho avuto modo di leggere i Suoi consigli in merito allo stesso problema di mia figlia (3 anni a maggio), ma nello specifico Le chiedo se l’atteggiamento consigliatoci da una psicologa possa essere risolutivo.
Mia figlia ha tolto il pannolino ad agosto dell’anno scorso e per la pipì nessun problema. Per la cacca, all’inizio solo pannolino, poi col pannolino ma dopo diversi giorni, e prima di farla urla e pianti. Ovviamente le abbiamo provate tutte.
Non ci interessa dove la faccia, ma speriamo diventi per lei un ‘attività naturale e senza che venga accompagnata da tanta ansia, e urla. Abbiamo escluso problemi di ragadi ed emorroidi. Il problema probabilmente è stato accentuato inizialmente da un atteggiamento da parte nostro troppo ansioso…
Adesso ci hanno consigliato di non menzionare assolutamente l’argomento “cacca”, di aspettare che la faccia lei senza invitarla a farla anche dopo diversi giorni, anche quando lamenta dolori addominali…noi non dovremmo assolutamente parlarne…. .
Assecondarla quando vuole il pannolino ma non proporglielo. Il fatto è che lei già al terzo giorno avverte lo stimolo ma non dice nulla….incrocia le gambe, non vuole più giocare….arriviamo anche a cinque gg, lei che si lamenta del mal di pancia….ed io non dovrei dirle nulla????capisco il discorso di non trasmetterle ansia, di non essere ossessiva nè di imporle le cose ma l’indifferenza totale affinchè si sbocchi può essere la strada giusta? capisco che solo lei sà quando sente il bisogno e quindi dovrebbe regolarsi da sola, ma la sua capacità di trattenere la cacca diventa sempre più lunga…come si fa???
Lei prima di farla, quando piange, dice che non vuole farla perchè dura, ma le assicuro che da mesi ormai le diamo delle bustine per ammorbidire le feci, e la cacca non è dura. Probabilmente è rimasta scioccata da un episodio in cui, senza l’uso delle bustine 8era con l’influenza) l’ha fatta dura… .
Chiedo la Sua opinione e la ringrazio fin da subito.Complimenti
f.to mamma disperata




Nessuna disperazione, per carità, per un problema così frequente e comune a tanti bambini! Io concordo con quanto ti è stato suggerito dalla psicologa però, non essendo psicologa ma soltanto pediatra e per di più già avanti negli anni, mi pongo con te un po come se fossi una nonna, cioè un parente amorevole senza responsabilità di educare ma soltanto di accudire e coccolare la bimba, vigilando sul suo benessere e la sua incolumità fisica e magari cercando di sostenere la mamma nelle sue gravose responsabilità. Io, per mia natura, non sarei capace di lasciare completamente sola la piccola di fronte a questo delicato momento di acquisizione della sua continenza. Non la assillerei con regole rigide né tantomeno con rimproveri, però cercherei di farle accettare delle consuetudini, proposte sotto forma di abitudini e rese piacevoli con alcuni accorgimenti. Valutando in quale orario della giornata tende ad avere lo stimolo al quale attualmente si oppone, la metterei sul vasino più o meno in quel momento tutti i giorni alla stessa ora con alcune occupazioni piacevoli come fosse un gioco. Naturalmente non aspetterei lo stimolo per metterla sul vasino perché, visto che non vuole ancora sentire parlare di defecazione volontaria, sarebbe controproducente: cercherei semplicemente di anticipare il bisogno. I due momenti migliori, di solito, sono dopo la colazione o dopo pranzo. Vasino, con o senza pannolino, presenza di qualcuno con cui giocare o che semplicemente le sta vicino, una fiaba da leggere o da ascoltare se registrata o se sei abituata a raccontarle o ad inventarle, deciderai tu, una bambola da spogliare e alla quale far fare la stessa funzione mettendola seduta su una grossa tazza o qualcosa di simile, qualche chiacchiera tranquilla o, meglio ancora, un bel progetto da realizzare insieme a lei dopo che l’avrà fatta. Se dopo un quarto d’ora, massimo 20 minuti, non sarà successo nulla, la bimba verrà rivestita senza rimproveri ma cercando di non realizzare il progetto di cui si era parlato prima (andare al parco, andare a trovare un’amichetta, fare un dolcetto insieme o quant’altro…) e il giorno dopo si ricomincerà… Se, così facendo, noti che la bimba tende ad opporsi a quello che desideri che lei faccia e lo dimostra in modo insistente e provocatorio, cioè se dovessi notare che trattiene a posta le feci come fosse un dispetto nei tuoi confronti, io, semplicemente, ti consiglierei un atteggiamento di delusione e di freddezza emotiva nei confronti della piccola: i bambini capricciosi e provocatori vogliono l’attenzione tutta per loro e non c’è peggiore punizione che l’indifferenza. Parlo, però, di indifferenza emotiva: il bambino deve capire che, comportandosi da provocatore, invece di concentrare sempre più le attenzioni genitoriali su di sé, perde l’affetto del genitore e per un bambino non c’è punizione peggiore di questa: molto più efficace di qualsiasi sgridata o alzata di voce. L’atteggiamento volutamente deluso del genitore, però, non deve essere la semplice indifferenza emotiva, il semplice lasciar fare, deve essere qualcosa che colpisca il bambino più profondamente. Ad un genitore emotivamente sordo, infatti, un bambino tende a rivolgersi alzando il tono della voce e degli atteggiamenti, mentre di fronte ad un genitore deluso e triste per il comportamento del bambino, quest’ukltimo tende a fare di tutto per riconquistare il suo affetto cercando di fargli piacere. E’ questa la sfumatura sulla quale riflettere. L’atto della defecazione volontaria è da considerarsi un dono, un regalo che il bambino fa alla persona per la quale prova un affetto particolare. Perché mai dovrebbe sforzarsi di donare qualcosa a chi si mostra indifferente o, peggio ancora, ostile nei confronti del suo attuale comportamento? Mentre invece, pur di riconquistare un affetto, è possibile che un bimbo riesca a passare sopra al suo egocentrismo. Considera, infine, che l’atto di “lasciare andare”, di regalare qualcosa che appartiene e che proviene dall’intimità del suo corpo passa, nel bambino, attraverso una fase di ritenzione volontaria, quella che sta sperimentando la tua bimba in questo periodo, durante la quale il bimbo gode della sua capacità di controllare, cioè di trattenere, cosa che prima non era capace di fare. Quindi, se capisci che la bimba non trattiene le sue feci per farti un dispetto, per attirare la tua attenzione, per punirti di qualcosa, ma solo perché semplicemente si trova in questa fase di godimento nel sentirsi capace di controllare volontariamente i suoi sfinteri, non c’è proprio nulla da fare se non aspettare la fase due, cioè quella successiva, durante la quale la bimba imparerà a sperimentare finalmente il piacere di liberarsi anziché quello di trattenere.

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