Toxoplasmosi in gravidanza e allattamento


Buon giorno dottoressa,

sono la mamma di una splendida bambina di tre anni sanissima per fortuna e ora sono al settimo mese di gravidanza. All’ottava settimana di gestazione ho contratto la toxoplasmosi, son subito intervenuta con la Rovamicina e così fino al termine della gravidanza. A cinque mesi e mezzo mi hanno fatto l’amniocentesi per vedere se c’è stata infezione fetale e se fosse il caso di cambiare terapia o meno, ma fortunatamente ha dato esito negativo, il bambino sembra sano.

Ora mi chiedo se quando avrò partorito continuerò con la Rovamicina se allatto, considerando che la prima bimba l’ho allattata 15 mesi, per evitare di infettare il bambino. Che succederà a lui, dovrò seguirlo con visite particolari?

La ringrazio ma sono così piena di dubbi e paure…

 


Bisogna precisare questo: dopo avere contratto una infezione da toxoplasma, in un soggetto adulto con un sistema immunitario ben funzionante si possono riscontrare i microrganismi circolanti nel sangue per poche settimane dopo la fase acuta della malattia e, in tal caso, un neonato allattato al seno potrebbe contrarre l’infezione attraverso l’ingestione accidentale di sangue proveniente, magari, da una ragade del capezzolo sanguinante, anche se tali probabilità non sono altissime.

Per quanto riguarda il contagio attraverso il latte materno: gli studi fatti in proposito sono scarsi ma sembrerebbero dimostrare di sì, anche se le probabilità che questo avvenga sono scarsissime. Le manifestazioni cliniche della toxoplasmosi contratta da un neonato con un sistema immunitario già competente e funzionante sono simili a quelle che si osservano in un individuo adulto e la malattia eventualmente contratta arriva a guarigione con una idonea terapia antibiotica. Più importanti, invece, sono le lesioni oculari che, eventualmente, potrebbero essere causate dall’infezione acquisita nei primi tempi dopo la nascita.

Ora si tratta di capire come nascerà il bimbo, cioè se senza sintomi ma con infezione congenita (il contagio da infezione materna contratta nei primi mesi di gravidanza è comunque piuttosto difficile) o perfettamente sano senza infezione. Nel primo caso dovrà comunque intraprendere dopo la nascita la stessa terapia che stai facendo tu ora per alcuni mesi ed effettuare controlli regolari e l’allattamento non costituirebbe un problema visto che, oltre a essere molto difficile il contagio attraverso il latte, il bimbo è comunque già infettato e il latte materno non costituirebbe un rischio aggiuntivo.

Nel secondo caso, cioè in caso di nascita di un bambino sano e non contagiato, il rischio teorico di trasmissione del toxoplasma esisterebbe, ma solo nel caso che la madre fosse stata contagiata di recente, avesse ancora il toxoplasma circolante e avesse iniziato la terapia da troppo poco tempo per considerarla già efficace.

Quindi, il mio punto di vista, pur tenendo presenti tutte le possibili eventualità e non volendo fermarmi alla facile risposta di chi dice che dopo la nascita il toxoplasma non deve più fare paura, è quello che l’allattamento materno è possibile e non bisogna temere che possa essere una fonte di contagio aggiuntiva; è anche vero, però, che maggiori studi in proposito sarebbero auspicabili.

Un caro saluto,

Daniela

 

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