Tosse insistente e vomito da troppi giorni

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Buongiorno,

grazie per la risposta che mi ha dato sull’argomento "vomito e asilo". Ho potuto notare che mia figlia vomita anche a casa, anticipato da tosse catarrosa e poi vomito tutto il giorno e tutte le notti ormai da un mese (la notte dorme in braccio perché distesa tossisce di più).

La pediatra non vuole darmi nessun medicinale perché dice sarebbe inutile visto che va al nido e prima o poi le tornerebbe, solo miele (un cucchiaino prima di andare a letto), tutto qua.

Sono molto stanca e anche la mia bambina, peggiora sempre di più e poi è diventata irrequieta e noiosa.

La prego mi dia dei suggerimenti in modo da poter sentire dalla dottoressa se posso magari provare.

Grazie.

 


Tosse e vomito sono sempre sintomi secondari a un’altra patologia sottostante ed è ad essa che bisogna risalire facendo una diagnosi precisa per riuscire a curarla nel modo migliore e ad eliminare, così, il o i sintomi fastidiosi.

 

Dalla tua lettera non riesco a capire bene se la bimba è maggiormente disturbata dalla tosse grassa e produttiva che aumenta di sera e di notte o dal vomito che si scatena dopo avere tossito, così come non ho capito bene se la bimba tossisce ormai da tempo ininterrottamente oppure è frequentemente soggetta a episodi catarrali, cioè a malattie respiratorie ricorrenti.

 

Se si trattasse di una tosse produttiva e insistente, soprattutto serale o notturna, cioè acuita dalla posizione sdraiata, bisognerebbe pensare a una adenoidite o a una sinusite cronica e in questo caso sarebbero necessari gli antibiotici, oltre a terapie locali con aereosol, mucolitici, antinfiammatori e ai lavaggi nasali con fisiologica. Dare un sedativo per la tosse, in questo caso, non risolverebbe, se non momentaneamente, il problema.

Se fosse una tosse che persiste da molti giorni, se non da settimane e si presentasse in forma accessuale soprattutto la notte ma anche dopo mangiato, e fosse quasi sempre seguita da vomito, si potrebbe pensare ad una forma pertussoide, cioè dovuta a batteri simili a quelli che sono responsabili della pertosse, visto che la bimba sarà senz’altro stata vaccinata per la pertosse: in questo caso si spiegherebbe il carattere particolarmente fastidioso degli accessi di tosse e il vomito.

La terapia antibiotica, dopo i primi dieci giorni di sintomatologia, non servirebbe a nulla e, in questo caso, potrebbero essere giustificati i sedativi della tosse, scegliendo inizialmente un sedativo periferico, che inibisce, cioè, i recettori periferici situati sulla mucosa bronchiale, come il Ribex tosse, tanto per dare un nome conosciuto e comprensibile, solo per alcuni giorni, sostituibile, in caso di inefficacia, con un sedativo centrale della tosse, come la codeina, la paracodina o il Lysomucil sedativo tosse pediatrico, sempre per pochi giorni…

Ma nei bambini ormai grandicelli, una tosse insistente e duratura, spesso non accompagnata da febbre, può dipendere da una infezione da chlamydia o da mycoplasma e se vi è questo dubbio bisognerebbe fare accertamenti sierologici e radiologici per poi iniziare le cure antibiotiche del caso.

Una tosse insistente, specialmente notturna dovrebbe fare venire in mente il reflusso gastroesofageo e un vomito di abbondante materiale mucoso, preceduto o meno da tosse grassa e produttiva, oltre alla bronchite, farebbe pensare a un continuo scolo di muco nello stomaco proveniente dalle alte vie respiratorie e in questo caso il sedativo della tosse sarebbe inutile mentre bisognerebbe fluidificare molto le mucosità utilizzando mucolitici ed espettoranti: i primi rendono il muco più fluido e acquoso, i secondi facilitano il suo distacco dalle mucose che ricoprono le vie respiratorie (Fluimucil, Ambroxol, Fluibron).

 

Qualora la bimba, invece, fosse soggetta a ripetute infezioni virali alle prime vie respiratorie, come succede alla maggioranza dei bimbi che frequentano la scuola materna e il nido e, dopo ogni tosse o raffreddamento, continuasse a presentare una tosse irritativa, più o meno grassa, anche per giorni dopo essere guarita dall’infezione che l’ha scatenata, si potrebbe pensare alla sindrome da ipereccitabilità dei recettori della tosse, che si gioverebbe di sedativi periferici della tosse, associati o meno a broncodilatatori.

 

Ma esiste anche una tosse persistente e insistente su base allergica o iperreattiva e, in questo caso, sarebbero necessarie le prove allergiche, la somministrazionedi antistaminici, sia come sintomatici che come preventivi (Zatiten per alcuni mesi come prevenzione delle ricadute e per diradare gli episodi catarrali se la tosse prolungata è su base allergica oltre che infettiva).

 

Come vedi, non si può suggerire genericamente un medicinale per sedare la tosse senza incorrere in pericolose banalizzazioni e generalizzazioni.

 

Si sa che i bambini in età prescolare che frequentano una scuola o una comunità sono soggetti a infezioni frequenti e ripetute delle prime vie respiratorie e che esse sono quasi sempre virali quindi non curabili con antibiotici, ma questo non esclude che i bimbi debbano essere sempre visitati quando si ammalano, perché non è detto che ogni volta la tosse dipenda dallo stesso problema.

 

Se, infine, il vomito in conseguenza degli attacchi di tosse dipendesse da una particolare tendenza della bimba a vomitare facilmente per un nonnulla, si potrebbe pensare ad alleviare il disturbo con il Plasil o con un farmaco che velocizzi lo svuotamento dello stomaco, come il Peridon, o donperidone, ma, ripeto, sono tutte decisioni che spettano al pediatra che ha in cura la bimba e non certo a me.

 

Allora, per concludere, vorrei dire a te e a tutte le mamme indaffarate e contemporaneamente anche intraprendenti: non cadete nella trappola del "fai da te" quando i vostri bimbi stanno male.

Lo so che fare la fila dal pediatra è una perdita di tempo sgradevole sia per la mamma che per il bambino e so anche che i pediatri di base vengono a domicilio con difficoltà perché hanno sempre i loro ambulatori pienissimi, soprattutto nei mesi invernali, però non c’è altra via per curare bene i vostri bambini: tre giorni di osservazione a casa, se il bimbo non ha sintomi preoccupanti, poi, se non guarisce, dal pediatra comunque, anche se i sintomi sembrano identici a quelli della volta precedente e, quando possibile, rientro all’asilo o a scuola dopo una congrua convalescenza a casa: ma questa, lo so bene, è mera utopia.

Un caro saluto,

Daniela

 

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