Timidezza


 

Gentilissima dottoressa,

 

mio figlio di 5 anni è piuttosto timido.

 

Questo aspetto del carattere è evidente ogni volta che deve approcciarsi a situazioni nuove o anche familiari.

 

Esempio ogni mattina entrando alla scuola materna richiede di essere preso in braccio e portato dalla maestra. Dopo pochi minuti è già inserito nel gioco con altri bambini. Ha infatti molti amici e ogni giorno è lui stesso che chiede di andare all’asilo.

 

Dunque fatica nell’approccio iniziale ma poi partecipa attivamente. Una volta alla settimana frequenta un corso con altri bambini e stanno preparando un saggio di fine anno.

 

Ogni volta il bambino appare a disagio, qualche volta scoppia in lacrime prima di cominciare. Quando finisce la lezione dice di essere stato molto contento di partecipare.

 

Io sono serena nel continuare a proporgli attività di gruppo nell’intento di aiutarlo a superare le proprie insicurezze, tuttavia non vorrei forzarlo poiché è un bambino molto ubbidiente e non vorrei che l’unica sua motivazione fosse quella di fare contenta la propria mamma.

 

Purtroppo le confesso che a volte mi è capitato di adottare una modalità che non apprezzo: "dopo andiamo a prendere il gelato".

 

Non mi piacciono queste forme ricattatorie e ne conosco gli effetti negativi.

 

Le domando dunque con quali parole posso avvicinarmi al suo disagio e cosa è più utile per il bambino in quel momento.

 

Ascoltare il suo rifiuto o insistere? E come?

 

Grazie

 

 

 

 

Il bimbo è soltanto molto sensibile, credo anche molto intelligente e riflessivo, ma timido e insicuro. Quindi vanno moltiplicate le occasioni non solo di stare assieme agli altri con giochi di ruolo vari come saggi, recite, ecc., ma bisogna congratularsi con lui ogni volta che ottiene un successo cercando sempre di minimizzare i momenti di difficoltà durante i quali si mostra recalcitrante.

 

Quando lo devi prendere in braccio per portarlo dentro all’aula lo farai affettuosamente ma gli dirai anche che sei disposta a farlo soltanto per tot volte e a quel punto dovrai mantenere la promessa, costi quel che costerà.

 

Se il bimbo accetterà di buon grado e si farà coraggio, tanto meglio, altrimenti, arrivato quel giorno, il tuo atteggiamento sarà irremovibile, anche a costo di farlo piangere un po’.

 

Anche la maestra dovrebbe collaborare chiedendo magari ad un compagno di andargli incontro, facendo in modo che tutta la classe lo saluti e lo accolga allegramente quando arriva e così via. Le ricompense non servono più di tanto in questi casi perché il bambino deve imparare a superare i suoi timori o i suoi complessi partendo da un lavoro ed uno sforzo interiori, non dal pensiero di una ricompensa.

 

Lui farà un piacere prima di tutto a se stesso più che agli altri superando le sue insicurezze. Fai in modo che anche fuori scuola, a casa, al parco, ecc., abbia la possibilità di intrecciare una o più amicizie privilegiate possibilmente tra gli stessi bambini che frequentano la sua classe, così, quando dovrà entrarvi ogni mattina, sentirà meno il senso di estraneità se saprà che in classe ritroverà il suo amichetto del cuore.

 

Ovviamente, se l’atteggiamento del bimbo ti sembrasse eccessivamente chiuso e introverso, meglio parlarne con uno psicologo piuttosto che con me. Se fosse figlio unico, poi, cerca di non investire su di lui un grosso fardello di aspettative e non scegliere una forma di educazione eccessivamente rigorosa.

 

Cerca di comunicare molto con lui, fai in modo che stia molto con il padre e ascoltalo molto.

 

Un caro saluto, Daniela

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