Tampone faringeo


 

Gentile dottoressa,

mi scusi per questo mio quesito che magari lei avrà affrontato già diverse volte. E’ la prima volta che portando la mia bimba di 4 anni dal pediatra della mutua, lui le fa un tampone faringeo e mi dice semplicemente che è positivo e che devo fare una settimana di Veclam alla piccola. Non mi ha dato altra spiegazione. So che la bimba ha un’ipertrofia adeno tonsillare con russamento notturno, ostruzione nasale e che di frequente si ammala con le tonsille ma lui non aveva mai praticato il tampone. L’anno scorso ho saputo che nella classe di mia figlia, un alunno prendeva spesso la tonsillite e la scarlattina e si supponeva che in classe ci fosse un portatore sano. Adesso so che mia figlia ha preso lo streptococco, quando il medico lo ha trovato, non aveva febbre, solo fortissima tosse e tonsille gonfie, inoltre aveva bronchite asmatica in atto. Come faccio a sapere se mia figlia lo ha preso da un portatore sano o se lei stessa è un portatore sano? E’ vero che lo streptococco non viene mai debellato? Che si ripresenta? Questo pediatra non le ha mai fatto fare analisi del sangue, l’anno scorso decisi di farle io privatamente aveva tas a 200 reuma test a 43,00   c3 erano 134 mentre c4 30,00 proteina c reattiva era 1,70. Il pediatra disse che le analisi erano buone, era vero? L’emocromo diceva monocitosi. microcitosi Mipocromia e trombocitosi plt piccole.

Mi potrebbe spiegare il modo più corretto ed esatto di agire con questo streptococco? La mia bimba ha anche una sorellina di 3 anni, il pediatra non ha visto nulla e non le ha fatto tampone ma non è probabile che la grande lo abbia passato alla piccola e che la piccola lo abbia senza avere sintomi?

Mi perdoni per tutte queste domande, la prego di rispondermi, vivo in una piccolissima isola, dove non vi sono pediatri privati e abbiamo un unico pediatra della mutua pieno zeppo di lavoro.

Allora, credo che sia necessario fare chiarezza: la bimba, quando ha fatto il tampone, aveva sicuramente dei sintomi di qualche infezione in atto anche se non presentava febbre in quel momento, visto che aveva le tonsille arrossate oltre che ingrossate – le tonsille ipertrofiche, da sole, senza segni di infezione, possono essere costituzionali e non costituiscono un vero e proprio segno di malattia – la bimba, inoltre, aveva la bronchite asmatiforme ecc. Pertanto, se il pediatra aveva notato un particolare arrossamento di queste tonsille, suggestivo e caratteristico di una tonsillite streptococcica o comunque di un’infezione in atto, ha fatto bene a pensare al tampone faringeo rapido – suppongo che lo abbia praticato lui in ambulatorio e che quindi si trattasse di tampone rapido con risposta quasi immediata – proprio per poter decidere a ragion veduta una terapia antibiotica mirata. Al contrario, non sarebbe stato utile praticarlo se la bimba fosse stata in buone condizioni generali, senza catarro, senza febbre, senza mal di gola, insomma, se avesse avuto soltanto un po’ di gola o di tonsille arrossate ma senza nessun altro sintomo collaterale evidente. In questo secondo caso, infatti, anche se si fosse ritrovato uno streptococco in faringe, bisognerebbe classificare il soggetto come semplice portatore sano e i portatori sani di streptococco non si sottopongono più alla terapia antibiotica come poteva essere la prassi tempo fa, a meno che non si sappia per certo che sono predisposti alla malattia reumatica vuoi per un episodio pregresso di tale malattia, vuoi per familiarità per malattia reumatica – genitori, altri fratelli, ecc. – oppure nel caso eccezionale che coabiti con un soggetto gravemente immunodepresso per il quale un contagio con lo streptococco potrebbe essere molto pericoloso. Questo perché, specialmente nel periodo invernale e nei bambini in età scolare, lo streptococco è di casa, i ceppi sono numerosissimi tanto che, anche volendo accanirsi su uno, finita la cura antibiotica, vi sarebbero moltissime probabilità di una nuova colonizzazione delle prime vie respiratorie dello stesso soggetto e questo sia che il bambino abbia un compagno di classe portatore sano di streptococco, sia che non lo abbia perché i portatori sani di questo diffusissimo germe sono talmente numerosi, sia tra i bambini, ovviamente, ma anche tra gli adulti, che pensare di scoprirli e curarli tutti non sarebbe né ragionevole né fattibile praticamente.

Quindi, ricapitolando: lo streptococco è il germe più diffuso e più frequente che si ritrova in gola nei bambini di età scolare, specie in inverno ma anche in altre stagioni, pertanto è indicato cercare di eliminarlo con la terapia antibiotica soltanto quando da segni di sé con tonsillite febbrile o forte bronchite o anche otite febbrile, insomma quando si manifesta con sintomi patologici ma non quando non da problemi di nessun genere. Pertanto, anche in caso di un soggetto che ne sia portatore sano o che manifesti sintomi di infezione, nessuna profilassi antibiotica e nessun accertamento con tampone sono indicati nei conviventi, nei fratelli, nei compagni di scuola o di classe salvo casi eccezionali di epidemia di scarlattina, che è una malattia dovuta a determinati ceppi di streptococco contenenti una tossina responsabile dell’esantema. La terapia antibiotica è indicata soltanto nei soggetti sintomatici febbrili con tampone positivo, quando praticato, o semplicemente con sintomi fortemente suggestivi di infezione streptococcica e di scarlattina. Il fatto che la bimba non sia mai stata in precedenza sottoposta a tampone in occasione di altri episodi febbrili sta alla discrezionalità del suo pediatra ma potrebbe essere successo o che il pediatra non era in possesso del kit necessario per eseguire la ricerca rapida dello streptococco oppure che i sintomi presentati dalla bimba non suggerissero una infezione streptococcica. Una infezione streptococcica, diciamo una tonsillite streptococcica, può recidivare in uno stesso soggetto per quattro motivi: primo, il soggetto si ammala ogni volta a causa di un ceppo diverso di streptococchi per il quale la precedente infezione non ha potuto produrre anticorpi sufficientemente specifici per essere efficaci anche questa volta; secondo, una terapia antibiotica troppo tempestiva può avere debellato la precedente infezione troppo presto prima che il sistema immunitario abbia avuto modo e tempo di produrre i suoi specifici anticorpi; terzo, il soggetto ha, nei confronti degli streptococchi, per sua natura, una scarsa memoria immunitaria, cioè gli anticorpi che lui produce normalmente dopo ogni contatto con lo streptococco hanno vita breve e si esauriscono prima dell’avvento della successiva infezione; quarto, a causa delle ripetute tonsilliti, il tessuto linfatico delle tonsille e la struttura stessa delle cellule che formano le tonsille si è alterato diventando meno efficace nella battaglia contro i batteri. Questi ultimi, benché aggrediti dagli antibiotici, possono riuscire ad annidarsi all’interno delle tonsille in microscopiche sacche di pus e materiale infiammatorio poco aggredibili dagli antibiotici. Pertanto, dopo un ciclo di antibiotico anche ben condotto, le tonsille non riescono a sterilizzarsi completamente e un certo numero di batteri rimane inattivato ma non eliminato del tutto. Passato lo stordimento iniziale può riprendere vigore e tornare a moltiplicarsi fino al punto di essere nuovamente sintomatico. Quest’ultimo caso è quello tipico di un soggetto con le tonsille che vengono chiamate malate o infette e per il quale non rimane che la soluzione chirurgica, cioè la tonsillectomia.

Per quanto riguarda il valore delle analisi della bimba: esse sono nella norma. Da approfondire potrebbe essere la microcitosi, cioè le dimensioni piccole dei globuli rossi: esse potrebbero dipendere da una relativa carenza di ferro. Non posso fare altre valutazioni perché non mi riferisci i valori dell’emocromo.

Per quanto riguarda, infine, la sorellina più piccola: se sta bene non ha nessuna importanza sapere se la grande le ha o meno trasmesso lo streptococco, proprio per i motivi che ho tentato di spiegare prima. In conclusione, ti consiglio di non fare dello streptococco una idea fissa: esso non è uno spauracchio e non ha più colpe di altri batteri comuni nei bambini. Il pediatra saprà certamente come comportarsi volta per volta quindi, anche se, forse, è di poche parole, ti consiglio di fidarti di lui. Si tratta di un prolbema talmente comune nei bambini che per un pediatra affrontarlo è un po’ come per una massaia emiliana preparare dei buoni tortellini o per un ristoratore napoletano cuocere una buona pizza.

Un caro saluto, Daniela

P.S. non so in quale microscopica isola vivi, ma non ti nascondo che, confinata in una grande città, ti invidio non poco anche se posso capire le difficoltà e i disagi che si possono vivere nei mesi invernali

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