Streptococco e resistenze: chiariamoci le idee


Buongiorno.
Sono la mamma preoccupata di un bimbo di 5 anni.
È sempre stato benissimo, mangia e cresce bene.
L’anno scorso però ha iniziato l’asilo… Dopo un anno passato a curare otiti e con un timpanogramma dx piatto è stato operato di adenoidi a luglio.
Pensavamo fosse finita… E invece quest’anno ha ricominciato con mal di gola, raffreddori ricorrenti, varicella, influenza, ecc.
A dicembre abbiamo fatto i tamponi nasale e faringeo, c’era la presenza di batteri per cui è stato dato un primo antibiotico (VECLAM) che a lui non è servito, dopo altri tamponi gli è stato dato l’Augmentin, e ancora niente, l’ultimo preso è l’Eritrocina che ha fatto sparire i batteri presenti nel naso ma ha lasciato in gola lo streptococco pyogenes A.
A febbraio è stato un mese e mezzo a casa dall’asilo (su consiglio dei medici che lo hanno in cura) per evitargli contatti con altri bambini malati.
Ogni tanto ha la gola rossa, si lamenta che gli fa male, ha il raffreddore, ma non ha quasi mai la febbre.
L’otorino dice che i batteri devono sparire (ora mi chiedo con cosa), il suo pediatra dice che se i batteri non danno febbre è inutile dare l’antibiotico, perché potrebbero essere batteri residenti…
Leggendo un po’ qua e un po’ là, ho letto delle conseguenze che potrebbe avere questo batterio in futuro, quindi cosa è meglio fare?
La penicillina potrebbe essere utile?
Perché da antibiogramma il batterio è risultato sensibile agli antibiotici che sono stati somministrati al bambino e invece non ha funzionato?
Proprio perché il bimbo mangia ed è grande, sembra sempre sano e a volte ho paura che il problema venga sottovalutato perché lui è forte.
La ringrazio per l’attenzione.
La mamma di Luca

Cara mamma,
nessun essere vivente e respirante ha le prime vie respiratorie sterili, cioè prive di batteri. Lo streptococco è forse in assoluto il batterio più diffuso tra la popolazione infantile ed è giusto curarlo con antibiotici solo ed esclusivamente quando da una sintomatologia importante e febbrile, non tutte le volte che si evidenzia la sua presenza in gola.
Per questo motivo il tampone faringeo andrebbe fatto solo quando il bambino sta veramente male e solo se ha sintomi chiaramente riferibili ad una infezione da streptococco: come a dire, la diagnosi si fa clinicamente, ricercando e valutando i sintomi e il tampone si prescrive solo come conferma di un dubbio diagnostico molto fondato.
Io sono daccordo con l’opinione del tuo pediatra: spesso capita che in caso di tonsillite o patologia da streptococco piogene l’antibiotico scelto con tutti i criteri per essere adatto a combattere questo batterio si dimostri inefficace. Molte volte non dipende dalla resistenza dello streptococco all’antibiotico dato ma da alcune sostanze prodotte da germi, magari non patogeni, ugualmente e contemporaneamente presenti sulle o nelle tonsille.
Allora, mentre la coltura in laboratorio di un determinato tampone faringeo fa sviluppare un ceppo di streptococco che, messo a contatto con un determinato antibiotico, sempre in laboratorio, dimostra di essere da esso sterminato completamente, lo stesso antibiotico, assunto dal bambino che, magari, non ha sulle sue tonsille solo lo streptococco evidenziato in laboratorio ma anche altri batteri, quasi sempre non patogeni, non funziona proprio perché potrebbe essere stato inattivato da questi batteri che, a loro volta, hanno imparato a produrre sostanze che distruggono l’antibiotico stesso o peggio, come purtroppo sta succedendo sempre più frequentemente da quando si fa un uso smodato di antibiotici, si cibano e sono ghiotti dell’antibiotico stesso!
Dal punto di vista delle sempre più frequenti e diffuse resistenze batteriche agli antibiotici si stanno aprendo scenari a dir poco apocalittici e se tutti noi fossimo al corrente delle difficoltà che i ricercatori incontrano quotidianamente per ricercare e produrre sempre nuovi antibiotici attivi almeno contro i germi più diffusi o che producono malattie gravi, in una corsa contro il tempo sempre più affannosa, impareremmo, prima di tutto, a moderare moltissimo l’uso degli antibiotici stessi, quantomeno per rallentare la corsa del fenomeno resistenze batteriche, e poi a somministrarli solo nei casi di effettiva necessità.
È giusto tenere sotto controllo le infezioni da streptococco nei bambini, ma bisogna capire una volta per tutte che lo streptococco è pericoloso e temibile solo per le sue complicazioni reumatiche, cardiache e, anche se un po’ meno, per quelle renali.
Queste complicazioni non vengono e non devono essere temute ad ogni tonsillite da streptococco: esse si manifestano solo se si verificano due condizioni nello stesso soggetto, la prima è una predisposizione del soggetto a sviluppare la malattia reumatica per una particolare reattività del suo sistema immunitario e la seconda è la presenza, in quello stesso soggetto, di un particolare ceppo di streptococco, tipico per poter dare le complicazioni reumatiche.
Solo se quel o quei pochi tipi di streptococchi infettano un soggetto predisposto alla mallattia reumatica essa può manifestarsi, ma in tutti gli altri casi no.
Quindi, ti prego e assieme a te prego in ginocchio anche tutte le mamme che leggeranno questa risposta: cercate di chiarirvi le idee sullo streptococco e sugli antibiotici, così come sulla gestione delle frequentissime malattie respiratorie dei vostri figli, quasi mai bisognose di terapia antibiotica per guarire egregiamente, se volete evitare che nel giro di pochi anni, neanche di poche generazioni, si ritorni al punto dove si era all’inizio della seconda guerra mondiale, quando di farmaci antibatterici si cominciava appena a parlare e Fleming aveva appena cominciato a rendersi conto che con la sua scoperta della penicillina avrebbe rivoluzionato le aspettative di vita di una gran parte della popolazione mondiale. Studi accurati effettuati in un campione vastissimo di popolazione infantile hanno evidenziato, inoltre, che bambini ai quali erano stati somministrati antibiotici molto precocemente e ripetutamente nella loro vita, specie se iniziando prima ancora del compimento del loro primo anno di vita, potevano avere circa il 50% di probabilità di sviluppare asma o allergie di vario tipo dal sesto anno di vita in poi, contro un 15-20% stimato della popolazione normale. E si potrebbe continuare a lungo.
Il rischio che tu paventi, quello di trascurare una infezione da streptococco per evitare di dare antibiotici e di condannare, di conseguenza, il piccolo alla malattia reumatica, c’è, quindi, solo nel caso in cui il piccolo fosse predisposto e se fosse così, potrebbe sviluppare un reumatismo anche senza essersi minimamente accorto di avere avuto una moltipicazione di streptococco piogene in faringe o sulle tonsille.
Sono, infatti, le infezioni asintomatiche quelle che espongono maggiormente al rischio di complicazioni reumatiche, non quelle con i sintomi franchi di tonsillite acuta febbrile, precocemente diagnosticati e curati e, per quanto si possa essere attenti e scrupolosi con i propri figli, non si può certo guardare tutti i giorni nel fondo delle loro gole anche quando stanno bene e fare tamponi faringei a tutto spiano, soprattutto perché sarebbe essenziale riuscire a tipizzarli ogni volta, visto che, come ho detto, non tutti i ceppi di streptococco danno il reumatismo ma solo alcuni ed è solo la malattia reumatica che deve fare paura veramente, non una semplice tonsillite o una scarlattina (una scarlattina trascurata, se il ceppo di streptococco che l’ha provocata era nefritogeno, può essere a rischio di dare una nefrite come complicazione, ma molto spesso anche la nefrite è autolimitante e guarisce senza sequele particolari).
Spero di averti sufficientemente tranquillizzata, nonostante i miei toni veementi, ma io non so proprio più come dirlo che l’approccio allo streptococco deve essere obiettivo e ragionevole e non foriero di panico incondizionato.
Un caro saluto,
Daniela

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