Strane paure


 

Gentilissima Dottoressa,

Le scrivo perché mio figlio di 2 anni e mezzo da un po’ di tempo manifesta paure di diverso tipo: per gli animali in particolare, per gli insetti, di restare solo…credo abbastanza normali considerata la fase di età che sta attraversando. Ma c’è una paura che un po’ ci preoccupa. Ha paura delle persone grandi e grosse, o almeno noi abbiamo identificato questa tipologia di gente che lo spaventa. Sarà il vocione o il fatto di una grossa corporatura…non l’abbiamo ben capito…sappiamo solo che questa cosa lo spaventa anche a casa.

Per meglio capirci possiamo riportare l’esempio dello zio (quindi non uno sconosciuto), un omone grosso, col vocione ma tenero anche nei suoi confronti…eppure lui ci chiede fin da quando siamo a casa se incontrerà lo zio, chiede conferma se lo zio gli vuole bene.

Come possiamo aiutarlo per superare questa paura?

Ringrazio per la disponibilità e porgo cordiali saluti.

Le paure, nei bambini, come hai detto tu, sono fisiologiche e anche utili , specie in alcune fasi particolari della crescita, quando un bambino, attorno, appunto ai tre anni, sperimenta il forte desiderio di autonomia e di affrancamento dalle figure genitoriali adulte e impositive, alle quali spesso anela di sostituirsi e contemporaneamente l’angoscia della solitudine che questo distacco comporta e di conseguenza quando sperimenta in tutta la sua crudezza la fragilità che ancora lo caratterizza sia nel fisico che nella psiche. La paura è un sentimento istintivo che protegge dai pericoli e dalle minacce alla propria incolumità e si inserisce nel complesso di tutti quei meccanismi innati di autoconservazione.

Io, quindi, non separerei le paure del tuo bimbo alle quali non sembri dare peso dalla paura che a lui fa lo zio a causa della sua corporatura e della sua voce. È normale pensare che una figura così possente incarni volente o nolente il senso di forza, potenza e quindi anche minaccia, stato d’animo ed emozione che il bambino può avere provato anche di fronte a qualche figura di mostri, a qualche cartone dalla trama un po violenta, a qualche fiaba con il personaggio dell’orco e così via. Basta anche il fatto di ricevere un giocattolo molto grosso, un grosso peluche in una età ancora non pronta a recepire come gioco una forma così grande, oppure la minaccia di chiamare l’uomo nero o altro personaggio che incute paura al momento di far cessare un capriccio per inculcare in un bambino la paura di tutto quello che è grande e capace di emettere suoni possenti.

A volte anche una mattinata allo zoo può provocare emozioni particolari spesso non del tutto recepite dai genitori. Il problema, quindi, non è tanto capire perché il bimbo teme e cerca di evitare lo zio, quanto capire se le paure del bimbo – non solo nei confronti dello zio – sono contenute nel limite fisiologico oppure tendono ad essere eccessive nel loro complesso limitando così il naturale spirito di intraprendenza del piccolo nei confronti delle nuove esperienze o tendendo a trasformarsi in vere e proprie fobie. Le paure eccessive di un bambino possono dipendere da una educazione, magari, eccessivamente protettiva, tendente ad evitare al piccolo ogni sorta di pericolo, oppure, al contrario, troppo permissiva o scarsamente affettiva, con almeno uno dei genitori che si comporta come figura un po assente e distaccata, lasciando al bambino la completa gestione delle proprie emozioni.

Nel tuo caso particolare io non mi preoccuperei più di tanto e lascerei che lo zio frequenti la casa in modo piuttosto regolare, senza, però, interagire con il bambino o pretendere con troppa insistenza che il bambino elimini le sue paure, tenendolo, magari, in braccio quando lo zio è presente in modo da farlo sentire protetto, coinvolgendo lo zio e il bimbo stesso in qualche gioco dove altre persone sono coinvolte oltre allo zio, sdrammatizzando la sua venuta preparando assieme al bimbo uno scherzo quando suonerà alla porta in modo che lo zio stesso si mostri spaventato e mimi in un certo senso lo spavento provato dal bambino, inventando alcune storie dove anche lo zio è protagonista ma perdente anziché vincente: insomma, sdrammatizzando con l’aiuto dell’ironia e della graduale abitudine alla presenza che, però, dovrà essere discreta e non coinvolgente direttamente il bambino. Col tempo sono sicura che ne potrebbe diventare il migliore compagno di giochi.

I bambini assorbono come delle spugne gli stati d’animo degli adulti, specie di coloro a cui loro tengono di più, pertanto il migliore antidoto contro alcune paure è proprio il sorriso della mamma, sempre, comunque, nel rispetto degli stati d’animo del bambino che non vanno enfatizzati ma nemmeno sottovalutati. Prova a disegnare assieme al bimbo alcune figure che rappresentano tutti i membri della famiglia incluso lo zio e a partire da quel disegno inventa una storia con l’aiuto del piccolo. Inoltre potresti fare in modo di incontrare lo zio più spesso in un ambiente aperto con vie di fuga e possibilità di stare a distanza più che in casa o in ambienti un po angusti. Il resto lo farà la maturazione del bimbo, la tua fantasia e l’affetto che lo zio prova per il bimbo e saprà comunicargli.

Un caro saluto, Daniela

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