Sonno disturbato a 14 mesi


Buongiorno volevo un consiglio ho una bimba di 14 mesi che allatto al seno però la notte non dorme tanto si svegli spesso a volte vuole il seno e altre volte no e piange all’inizio il fatto che non dormiva lo avevo associato che non stava tanto bene era influenzata poi alla febbre una volta per i denti però ora mi sembra che stia bene (per fortuna). Ho provato di tutto a dagli del latte artificiale pensando che non bastasse il mio ma non lo bevo delle sere della camomilla a volte gli metto una tachipirina ho provata a farla mangiare alle 19.00 poi alle 20.00 pensando che non riuscisse a digerire ma niente dopo tutti questi tentativi nessun esito positivo. Ma la cosa peggiore è che io mi sento stanca stanca e a volte non riesco nemmeno a seguirla la notte non dormo perché lei si lamenta, cosa posso fare? Da premettere che soffro di pressione bassa e ferro il minimo ho fatto anche gli esami del sangue: glucosio 73 urea 26.5 creatinina 0.60 colesterolo tot. 187 colesterolo hdl 69.0 trigliceridi 67 ferro 150 got 15 gpt 19 bilirubina tot 0.92 bilirubina diretta0.23 bilirubina indiretta 0.69 calcio 8.90 s-tsh 1.232 s-ft3 3.35 s-ft4 0.82 s-ferritina 31.8 wbc 4.74 ne%51.1 ly 39.2 mo7.8 eo 1.7 ba 0.2 ne 2.42 ly 1.86 mo 0.37 eo#0.08 ba#0.01 rbc 4.30 hgb 12.5 hct 37.1 mcv 86.3mch 29.1 mchc 33.7 plt 190 rdw-ct 14.2 rdw-sd 44.4 posso prendere qualcosa? Anche perché’ ho anche un’altra figlia da seguire di 5 anni e non ho nessuno che mi possa aiutare vi prego datemi un consiglio

Grazie mille

 

I risvegli notturni sono senz’altro più frequenti nei bambini che continuano ad essere allattati al seno anche dopo lo svezzamento rispetto ai bambini che vengono abituati ad un orario regolare dei pasti o in quanto non più allattati al seno o perché la mamma li ha abituati a non ricevere il seno ad ogni risveglio o ad ogni pianto o richiesta. La stanchezza che provoca la mancanza di un sonno ristoratore, soprattutto nella mamma che, durante il giorno, deve pensare a mille altre cose oltre all’allattamento e all’accudimento del figlio più piccolo, a volte, toglie la necessaria lucidità che permetterebbe di capire bene come comportarsi. Prima di tutto bisogna capire che dopo il primo anno di vita, ma anche alcuni mesi prima, il rapporto madre-bambino deve evolversi e le risposte date dalla mamma alle richieste di attenzione, a volte pressanti, del proprio figlio non devono limitarsi alla sfera nutritiva, cioè ad offrire costantemente seno o biberon pur di non sentirlo piangere e tantomeno ad introdurre farmaci nati per tutt’altro scopo che per quello di far smettere di piangere un bambino. Un bambino già completamente svezzato, infatti, non deve più essere allattato al seno ad ogni sua richiesta come nei mesi precedenti, soprattutto di notte, ma il latte materno deve principalmente essere considerato un nutrimento e solo in seconda istanza una consolazione. E questo perché, col maturare del piccolo, le sue richieste di attenzione e/o di consolazione devono essere soddisfatte più se non soprattutto con l’ascolto, la vicinanza, i gesti teneri, la condivisione di un gioco o di una attività, la parola e l’apprendimento attraverso l’educazione e non più solo tappandogli la bocca con alimenti. Questa è una presa di coscienza fondamentale che la madre deve sviluppare dopo l’ottavo, decimo mese di vita del piccolo. Nel contempo, è bene che la mamma capisca che, sempre dall’ottavo mese in poi, il bambino, con dolore e difficoltà, inizia a sviluppare una graduale presa di coscienza della sua individualità e inizia un processo di superamento graduale della simbiosi con la madre non privo di angosce che gli fanno desiderare più spesso di essere rassicurato tramite richieste pressanti di attenzione. La mamma, quindi, alla pazienza e alla disponibilità spesso faticose, deve, però, affiancare un atteggiamento più risoluto volto a creare abitudini educative utili al bambino per l’acquisizione della sua indipendenza psicologica alla quale istintivamente tende ma che teme. Detto ciò, non posso evitare di ricordarti che un sonno disturbato, nel bambino, può dipendere da molti fattori come dolori addominali in caso di alimentazione errata o eccessiva, di intolleranza ad alcuni alimenti, ecc., da otite catarrale, da infezione alle vie urinarie, dalla presenza di parassiti intestinali come gli ossiuri, da carenza di ferro, da reflusso gastro esofageo. Tutte queste eventualità vanno scartate prima di spostare l’attenzione verso problemi psicologici. Un altro motivo di irrequietezza nei bimbi è anche la sensazione di non essere sufficientemente ascoltati nei loro bisogni reali, non tutti consolabili attraverso le coccole alimentari. A volte, una mamma molto presente di notte, non lo è, poi, durante il giorno, sia perché lontana per motivi di lavoro, sia perché poco disponibile per stanchezza o stress o depressione. In quest’ultimo caso, la quantità di tempo che la mamma trascorre col figlio è moltissima ma la qualità del suo rapporto con lui ne risente e il bimbo lo intuisce. Una mamma molto stanca o depressa o esaurita non ha l’energia sufficiente per trasmettere al figlio tutto l’amore che prova. Quando si accorge di questo, dovrebbe subito correre ai ripari: farsi aiutare, ritagliarsi dei momenti tutti per sé per lo svago e il relax, condividere l’accudimento del figlio con il partner o altra persona di fiducia, concedersi qualche pausa: insomma per pensare a sé stessa proprio al fine di stare meglio psicologicamente e di tornare ad accudire il bimbo in modo più positivo. Il sonno disturbato di un bimbo, quindi, può avere mille significati e, non conoscendo né te né il tuo bimbo non posso che cercare di elencarne alcuni in modo da stimolarti una riflessione. E’ l’unico consiglio che mi sento di dare in quanto, alla fine di tutto, non può essere che la mamma a capire esattamente quello che vuole esprimere il suo bimbo irrequieto. Qualsiasi sostegno esterno può essere utile ma non risolutivo se la mamma non apre gli occhi sulla realtà.

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