Somministrazione antibiotico e collirio: un’impresa!


Gentile dottoressa,

la mia bimba di quasi tre anni soffre di otiti ricorrenti (siamo al momento a quota sette!), e anche stavolta il nostro pediatra le ha prescritto l’ennesimo antibiotico (Amoxicillina) e lavaggi nasali con Libenar. Questi ultimi però non provo più nemmeno a farglieli, perché la sola vista del botticino di soluzione fisiologica provocava nella bimba una vera e propria crisi isterica. E non le dico la fatica per darle l’antibiotico (io che la rincorro per la casa con la siringa in mano, e quando finalmente riesco ad agguantarla, lei sputa quasi tutto).

Questa volta le cose sono ulteriormente complicate dal fatto che all’otite si è aggiunta una congiuntivite a entrambi gli occhi. Il pediatra mi ha prescritto un collirio, Ribomicin, tre gocce, quattro volte al giorno. E quando io gli ho esposto le mie perplessità su come riuscire a mettergliele, lui mi ha detto che andava fatto e basta.

Mi aiuti lei, la prego: esiste magari un’alternativa più pratica del collirio?

E, in generale, ha qualche consiglio su come somministrare i medicinali ai bimbi di quest’età?

La ringrazio e la saluto cordialmente.

Chiara


Un antibiotico come l’amoxicillina o l’amoxicillina unita all’acido clavulanico (Augmentin o Clavulin, per intenderci) non esiste soltanto in sciroppo, cioè in sospensione per uso orale, sempre difficile da somministrare ai bambini: si possono cercare le compresse che si sciolgono in qualche liquido oppure le bustine di polvere secca, anch’esse da diluire con succo di frutta o altra bevanda idonea a mascherarne il sapore.

La dose di antibiotico in sciroppo, inoltre, può essere mascherata in un fruttolo, o in un budino o in un gelato, mettendone una quantità irrisoria in ogni cucchiaino che la bimba mangerà senz’altro volentieri, cioè in un alimento semisolido e soprattutto non tutta la dose prescritta insieme ma divisa in più cucchiaini e messa al centro del contenuto semisolido del cucchiaino.

La dose complessiva pro chilo può anche essere suddivisa in tre somministrazioni anziché in due, così sarà meno abbondante ogni volta. Faccio alcuni esempi: l’amoxicillina esiste anche in compresse da 1 grammo, per adulti. La dose media per un bambino sotto i 4 anni è 250 mg per tre volte, cioè un quarto di compressa ogni dose.

La compresse sono facilmente divisibili in due e mezza compressa, schiacciata facendovi rotolare sopra un bicchiere, diventa una polvere che non è difficile dividere in due mucchietti molto simili tra loro. Ogni mucchietto sarà la dose da somministrare e se qualche granello di questo mucchietto viene mascherato in un cucchiaino di fruttolo, per esempio, o di gelato, dopo tre o quattro cucchiaini la bimba avrà assunto il suo antibiotico senza accorgersene, perché un quarto di compressa è veramente poco come volume. Anche il miele da solo su un cucchiaino, se alla bimba piacesse, potrebbe essere un buon veicolo per la polverina magica.

Dell’amoxicillina esistono anche le bustine di granulato, sempre per adulti e il calcolo della dose è identico perché anche le bustine contengono un grammo di antibiotico. In questo caso vanno divise in quattro quarti, cioè in quattro mucchietti e ogni mucchietto di granulato sarà la dose per la bimba, da somministrare ogni otto ore, cioè tre volte al giorno, mascherata in uno yogurth o in un succo di frutta, naturalmente in molto meno di un succo di frutta intero, altrimenti ci sarebbe il rischio che la bimba non riesca a berlo tutto.

Esiste poi anche lo Zimox, che è sempre amoxicillina, sotto forma di compresse masticabili o solubili da 500 mg e la dose sarebbe orientativamente mezza compressa solubile per dose (io immagino che la tua bimba pesi circa 15 kg, visto che ha quasi tre anni, ma se pesasse meno bisognerebbe aggiustare un po’ le dosi) e siccome il sapore non è cattivo, può essere sciolta in un po’ di latte zuccherato o sempre di succo di frutta, sempre tre volte al giorno.

Anche Augmentin e Clavulin hanno bustine pediatriche granulari e la dose media, per un bambino dai due ai sei anni, è una bustina ogni 12 ore e non ogni otto ore come per l’amoxicillina. In definitiva, quello che è importante è che la bimba non si renda conto di stare assumendo una medicina e, in questo caso, penso che lo Zimox in compresse solubili o masticabili, da dare in ragione di quasi mezza per volta sciolta in latte tiepido e miele o in succo di frutta o vasetto di omogeneizzato di frutta o gelato o yogurth, sia la soluzione più pratica.

Per non sentire il sapore dell’antibiotico, comunque, o per sentirlo il meno possibile, si dovrebbe spremere la siringa dosatrice sotto la lingua e non sopra. Anche la dose contenuta nella siringa dosatrice della sospensione può essere frazionata in più cucchiaini di yogurt alla frutta o di gelato e non per forza data direttamente in bocca: l’essenziale è che il veicolo che diluisce l’antibiotico non sia troppo liquido e abbia un sapore essenzialmente simile agli edulcoranti della sospensione (bisogna assaggiare per capire).

Per quanto riguarda il collirio: lo so, è impresa titanica convincere un bimbo a farsi mettere le gocce. Allora puoi fare una cosa: prendi una garza rigorosamente sterile, imbevila di collirio e pulisci bene la rima palpebrale della bimba cominciando dal lato esterno per andare verso la radice del naso. Non è come spremere una goccia sulla congiuntiva, ma è sempre qualcosa.

Quando la bimba non avrà più secrezione congiuntivale, aggiungerai allo stesso procedimento una strizzatina della garza mentre la passi sulla palpebra cercando di farle aprire appena appena l’occhio in modo che qualcosa entri. Naturalmente la garza deve essere sufficientemente intrisa di antibiotico, anche se non gocciolante. È ovvio che non è un metodo ortodosso e va adottato nei casi disperati, ma l’alternativa è la pomata antibiotica sulla rima palpebrale anziché il collirio e se, intanto, hai comprato il collirio e non riesci a mettere le gocce in nessuna maniera, è sempre meglio di niente.

Altra possibilità è di mettere piano piano una o due gocce di collirio, preventivamente stiepidite tenendo la boccetta in mano o immersa in acqua tiepida, sulle palpebre chiuse della bimba quando dorme e di aprire piano piano l’occhio abbassando la palpebra inferiore. Ma questo presuppone un sonno profondissimo della piccola, altrimenti saranno guai. Il resto è inventiva e pazienza di mamma e ce ne vuole veramente tanta!

Un caro saluto,

Daniela

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