È solo un problema psicologico o può esserci dell’altro?


 

Buongiorno Dottoressa,

le avevo già scritto in merito a questo problema ma vorrei ulteriori suggerimenti per aiutare la mia bambina.

Gaia frequenta l’ultimo anno d’asilo, il primo, che dovrebbe essere il più difficoltoso, è andato liscio, il secondo anno a metà ottobre è andata in crisi (manifestata con vomito dopo i pasti, crisi nervose, sbalzi d’umore, pianti per ogni stupidaggine…).

Quest’anno, dopo i primi giorni di entusiasmo, è ricominciato il calvario: il suo problema più grosso è appunto legato al fatto che debba mangiare là.

Incomincia la sera prima a chiedermi cosa ci sarà da mangiare il giorno successivo e mi invita a chiedere alla maestra di dargliene poco, la mattina si rifiuta di fare colazione o, se la fa, ci mette un’ora, ha un colorito pallido (tanto è vero che le ho fatto fare le analisi del sangue che lei dottoressa ha anche gentilmente visionato.)

Mi sono recata quindi dall’insegnante e per i primi giorni siamo andate incontro alle sue esigenze e cioè dandole una quantità inferiore di cibo (premesso che già li fan morire di fame) e continuando a ritirarla alle 13.30 anziché alle 15.45 come ho fatto per i due anni precedenti.

Anche una volta a casa però la situazione si evolve nel seguente modo: frequenti sbalzi d’umore accompagnati da pianti di nervoso per motivi banali, a differenza dei primi giorni però mangia pochissimo e con difficoltà anche a casa.

Ho cercato di farle fare ancora il riposino pomeridiano (anche se non si addormenta prima delle 16.00!) ed una volta sveglia, anziché andare dai nonni, la porto al parco in modo che possa giocare con i bambini.

Anche in queste due situazioni però mostra disagio: se andiamo dai nonni dopo un po’ inizia con capricci vari e loro non potendo vederla piangere la assecondano in ogni modo, al parco non sa reagire se qualcuno la importuna e anche lì pianti inconsolabili.

Mi scusi se mi sono dilungata, ma ho cercato di illustrarle la situazione in modo che mi possa dare più consigli possibili.

Premetto che la mia bambina è sempre stata molto aperta, ha sempre legato con tutti, ha sempre avuto un carattere fermo, deciso, determinato (almeno con noi a casa). Vederla così spaurita, persa, fragile mi fa veramente star male, non so come fare per aiutarla e a tale proposito vorrei un suo parere.

Inoltre pensa che sia proprio solo una questione psicologica, oppure ci possa essere altro? Non vorrei trascurare qualcosa di fisico dietro il fatto che debba adattarsi all’asilo.

Attendo suo riscontro sperando che possa essere risolutivo, anche perché non so proprio più come comportarmi.

Grazie, Arianna

Primo punto: un adattamento ad un ambiente nuovo (non so se ha ritrovato gli stessi compagni e le stesse educatrici oppure no) può essere più o meno lungo e più o meno faticoso e al più tardi si conclude attorno a Natale. Pertanto c’è ancora tempo per farla abituare.

Secondo punto: più che chiedere consiglio a me dovresti informarti bene con le o la maestra per farti raccontare come si comporta la bimba quando non ci sei. E questo anche per capire se alla base di questo rifiuto e di questo disagio manifestato nei confronti dell’asilo non ci sia, per caso, una figura adulta di riferimento poco idonea o con un carattere e un modo di rapportarsi con i bambini non idoneo a quanto servirebbe alla bimba.

Terzo punto: dovresti cercare di fare parlare molto la piccola e di farti raccontare come vive lei le ore trascorse all’asilo. Se avrà poca voglia di parlare falla quantomeno disegnare: qualsiasi cosa disegni potrebbe essere utile per capire alcune problematiche psicologiche.

Quarto punto: al momento di lasciare la bimba la mattina dovresti fare con lei dei progetti per il pomeriggio, quando la vai a riprendere, concordando con lei una cosa bella e interessante da fare assieme.

Quinto punto: non so se dopo l’asilo continuare a vedere bambini al parco sia la soluzione ideale: la bimba stanca e psicologicamente un po’ stressata potrebbe averne abbastanza e avere invece maggiormente bisogno di calma e di un ambiente familiare nel quale ritrovarsi e rilassarsi. Meglio, se possibile, individuare una amichetta che potrebbe diventare l’amichetta del cuore e invitarla ogni tanto al parco a trascorrere alcune ore sole loro due assieme all’altra mamma in modo da favorire un legame privilegiato e di confidenza che contribuisca a fare sentire meno estraneo e meno ostile l’asilo stesso.

Sesto punto: se puoi e se i nonni della bimba fossero disponibili, perché non fare mangiare a casa la bambina invece di lasciarla all’asilo? O forse è la regola per tutti il tempo pieno?

Insomma, devi riflettere su più punti per cercare di individuare meglio il motivo delle tensioni della bimba. Devi inoltre riflettere su alcune sue insicurezze che possono essersi sviluppate nel corso della sua vita per un motivo qualsiasi. Ma più in là di così non mi sento di andare perché per l’approfondimento di questi problemi è più indicato uno psicologo di me.

Un caro saluto, Daniela

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