Sistema immunitario del piccolo: come rafforzarlo?


Gentile Dottoressa,
sono la mamma di 2 bambine di 6 e 3 anni.
La salute della piccola è quella che mi preoccupa maggiormente, perché nonostante abbia frequentato l’asilo nido e quindi fatto un "rodaggio immunologico", ogni 10 giorni ha il raffreddore, febbre e tosse.
Mi consiglia qualche rimedio per rafforzare le sue difese immunitarie?
Mia figlia inoltre non fa convalescenze di 24 ore a casa, come fanno molti dei suoi amichetti alla
materna, eppure, al rientro cominciano i guai!
Grazie
Distinti saluti
Barbara Ciotta

Cara Barbara,
i cari antichi testi raccomandavano un periodo di convalescenza uguale alla durata della malattia! Ora sarebbe vano continuare a raccomandarlo alle mamme.
Il secondo punto è che una infezione virale lascia quasi sempre nel bambino un periodo di depressione immunitaria di alcune settimane durante il quale il sistema immunitario del piccolo, esaurito dopo la battaglia, si rimette in forza.
Gli stimolanti del sistema immunitario attualmente a disposizione sono di due tipi: farmaci che stimolano genericamente alcuni processi immunitari cellulo-mediati, come la timopentina, poco o nulla usati nel bambino "normale" con un sistema immunitario ben funzionante che non ha nessun bisogno di essere ulteriormente stimolato oltre all’azione stimolante dei numerosi virus e batteri che ha occasione di incontrare quando frequenta la scuola o l’asilo, e i vaccini anticatarrali che sono, in un certo senso, delle generiche vaccinazioni, ma stimolano il bambino a produrre anticorpi contro i più comuni batteri responsabili delle infezioni delle vie respiratorie e non contro i molto più frequenti virus.
Mentre nei primi due anni di vita la prevalenza delle infezioni virali è tale da scoraggiare l’utilizzo dei vaccini anticatarrali, la cui efficacia, tra l’altro, è da molti ancora messa in dubbio, dopo il terzo anno, oltre ad una fisiologica riduzione del numero complessivo delle malattie contratte in un anno, cominciano statisticamente ad affacciarsi le patologie batteriche.
Quindi, forse, dopo il terzo anno di vita, alcuni cicli, da iniziare, magari ad agosto, di vaccino anticatarrale, sotto il giudizio del pediatra curante, si possono sempre fare.
Però, quando ci sono motivi per pensare o che il bimbo si ammali costantemente solo di infezioni sicuramente virali come banali raffreddori e non batteriche come otiti, tonsilliti, alcune bronchiti e via discorrendo o di pensare ad una generica iperreattività del bambino stesso che reagisce con sintomi eclatanti ad infezioni anche minime, come avviene nei soggetti tendenzialmente allergici, i vaccini anticatarrali non andrebbero prescritti.
Personalmente non ho grande fiducia nella loro efficacia: quando le mamme riferiscono un netto miglioramento del bimbo sottoposto a questi cicli di terapia l’anno successivo alla somministrazione della terapia, non so mai se si tratta del miglioramento spontaneo al quale ogni bambino va incontro crescendo o all’effetto dei cicli di vaccino. La decisione spetta al pediatra che conosce bene il bambino e il suo, diciamo così, "modo" di ammalarsi e di guarire.
Un altro problema irrisolvibile è costituito dai numerosi casi di bambini chiamati "lenti maturatori di IgA", cioè bambini che per i primi tre o quattro anni della loro vita soffrono di una relativa carenza di immunoglobuline A che sono le prime sentinelle a guardia delle infezioni visto che si trovano "in prima linea", cioè su tutte le mucose e in modo particolare su quelle delle prime vie respiratorie. La loro relativa carenza facilita l’attecchimento di quei virus e di quei batteri che in un bambino più grande o semplicemente senza questo problema passerebbero inosservati perché subito neutralizzati dall’azione di queste immunoglobuline. Per la carenza di IgA non c’è assolutamente niente da fare se non aspettare che piano piano, verso i 4-5 anni, raggiungano finalmente la concentrazione ideale. 
Però alcune mamme per questo problema si rivolgono alla medicina omeopatica.
Un caro saluto,
Daniela

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