Si succhia il pollice


Cara dott.ssa Daniela,

innanzitutto le vorrei dire che sono molto contenta che lei sia entrata a far parte di questa grande famiglia di mamme!

Il suo parere ci è molto prezioso e lo è ancora di più per la gentilezza e la chiarezza con cui ci spega le cose. Ho due figli. Sofia, la più grande, ha tre anni e mezzo. È una bambina curiosa e vivace, molto indipendente e chiacchierona. A detta di tutti ha una capacità dialettica molto sviluppata ed è matura per l’età che ha. È anche testarda e "teatrale" ovvero fa spesso l’attrice. Una delle sue maestre alla scuola materna l’ha definita eccentrica; a Carnevale si è travestita da Pippi Calzelunghe e a detta di tanti, non poteva che essere così, per carattere e comportamento. Questo per raccontarle un po’ il personaggio!

Non ha mai gradito il ciuccio, ma dall’età di circa 8/9 mesi si è appassionata al suo pollice e non l’ha mai abbandonato. L’ho allattata per 12 mesi e poi si è staccata da sola dal seno. Non ho mai insistito con lei per farla smettere di succhiare il pollice, anche perché quando aveva 2 anni è nato il suo fratellino e non abbiamo voluto accavallare troppe novità. A tre anni ha iniziato la scuola materna e anche in quella occasione abbiamo lasciato correre.

Ora ci sembra il momento giusto per lavorare su questa abitudine. Non ci sono grandi novità in arrivo ed è un periodo sereno. Le abbiamo spiegato che succhiare il pollice fa male ai suoi bei dentini e alla sua bocca e che la possiamo aiutare a smettere, ricordandole di non farlo quando succede (spesso è un riflesso automatico per stanchezza o noia). All’inizio tutto ha funzionato, per qualche settimana. Ero sicura che succhiasse il pollice solo di notte (ho pensato di lavorare su questo in un secondo tempo). Poi mi sono accorta che Sofia metteva in bocca altre cose (tipo giochi, le mani, una copertina) anche mentre giocava. Un giorno la maestra della scuola materna mi ha detto che l’ha trovata con dei giochi piccolini in bocca, cosa che da una di più di tre anni non si aspettava e che ha fatto spaventare molto le maestre.

Mi sono chiesta se abbiamo sbagliato atteggiamento. Non mi sembra di essere stata pressante. Non credo che sia troppo presto per affrontare questo problema con Sofia. Dove ho sbagliato? Ha qualche consiglio da darmi?

Grazie!
Patrizia

 

 

Cara Patrizia,

se ti ricordi bene la gravidanza della bimba avrai forse visto, durante un’ecografia, quanto precoce sia l’atto di succhiarsi il dito nel feto. Se alla 10°-11° settimana di età gestazionale la testina ha la possibilità di ruotare a destra e a sinistra del tronco e le braccia iniziano a muoversi ai lati del tronco con movimenti solo dall’alto in basso, verso la 15°-16° settimana si può già notare che il feto apre e chiude la bocca, compie dei rudimentali movimenti di masticazione e di suzione se, all’inizio magari solo casualmente, la manina o solo alcune dita arrivano a sfiorare le labbra (in questo periodo, infatti, le braccia sono abbastanza lunghe e i movimenti abbastanza articolati da permettere, per es., al braccio sinistro di raggiungere la spalla destra passando davanti al viso). Dal momento che il feto diventa competente per questa funzione, evidentemente gli deve piacere così tanto che non la smette più! Se poi esaminiamo una proiezione ideale della distribuzione delle vie nervose sensitive lungo una sezione della corteccia cerebrale dove vengono elaborate, appunto, tutte le sensazioni provenienti dalla superficie del nostro corpo, cioè dall’esterno, ci appare una specie di mostriciattolo con una testa enorme, un po come E.T. l’extraterrestre, due labbra immense, due mani e due piedi spropositati e tutto il resto del corpo piccolissimo. Il ché significa che sulle labbra e sulle altre parti del corpo esageratamente ingrandite sono concentrate la maggior parte delle esperienze sensoriali del piccolo organismo in formazione. Tutto questo, evidentemente, non è per caso: è sicuramente finalizzato ad affinare, quanto più precocemente possibile, le competenze indispensabili per la sopravvivenza, cioè la suzione nutritiva, anche se malauguratamente dovesse nascere prima del tempo, e l’atto della fuga e dell’aggrappamento con la possibilità di appoggiare mani e piedi, cioè zampe anteriori e posteriori su superfici meno lesive possibili o comunque di ritrarre la zampa in caso di dolore. Sai, non devi pensare solo a noi uomini, viziati e sostenuti da un sapere e da una tecnologia che si sta sostituendo alla natura. Pensa solo al regno animale, ai mammiferi quali siamo, e, senza andare tanto lontano, ai meno fortunati bambini del mondo non sviluppato.

Pensa poi ad un bimbo appena nato: quali sono le sue prime azioni? Beh, ovviamente gli atti respiratori, altrimenti non camperebbe, ma subito dopo – se lo si tratta bene – non il pianto, come siamo troppo spesso abituati ad aspettarci, ma tutta una serie di strategie finalizzate all’orientamento nello spazio e alla ricerca di cibo. Cioè annusa dilatando le narici, muove gambe e braccia allargando le dita come per afferrare ma forse meglio dire aggrapparsi e, se tenuto a pancia in giù come vorrebbe lui, movimenti di strisciamento guidati dall’olfatto per raggiungere il capezzolo. E quando lo trova, se non è disturbato, si attacca e non si stacca più!

E cosa fa un piccolo lattante verso i quattro mesi, quando inizia la fase esplorativa? Allarga le dita, afferra il lenzuolino o qualsiasi cosa alla sua portata – a portata di vista e di braccio – e lo porta alla bocca: solo lì, solo le sensazioni che gli procura l’oggetto in bocca sono abbastanza precise ed elaborate per dare al piccolo l’idea esauriente dell’oggetto che sta studiando. Solo se lo succhia, lo morde, lo lecca, lo assapora, lo tira, riesce a capirne il volume, la forma, la consistenza esatti e se ne fa un’idea. A quell’età la vista serve per esplorare e incuriosire, la bocca per conoscere e per capire.

Nello stesso periodo usa la bocca, ovviamente per succhiare e per nutrirsi: che sia il capezzolo o il biberon, infatti, prima viene l’istinto di nutrirsi, quindi di sopravvivenza, poi la sperimentazione del piacere legato alla sazietà, cioè alla fine del malessere dovuto al languore dello stomaco vuoto e della fame. Seno (o biberon), quindi suzione come strategia per risolvere un malessere (la fame) che ancora non sono in grado di definire rispetto ad altre forme di malessere come la sete il senso di smarrimento dovuto al fatto di sentirsi soli o semplicemente lontani dalle braccia materne, il freddo e via discorrendo… Tutto il benessere sembra passare da lì, da quel capezzolo o da quella tettarella ai quali si avvinghiano a da cui si staccano, accaldati e con le guanciotte arrossate, solo quando sazi e immersi in quello stato di totale beatitudine che, se ci si pensa, assomiglia molto a quanto provato dopo un amplesso amoroso ben condotto!

Quando spuntano i primi denti, però, qualcosa cambia. Non smettono certo di succhiare, anzi, qualche volta richiedono il seno ancora più spesso, anche se mangiano ormai tante altre cose. Ma soddisfano la fame e raggiungono il benessere dato dalla sazietà più masticando che succhiando. La suzione resta ma la sua valenza non ha più i suoi due significati – nutritivo e sensuale – fusi e indistinguibili: rimane la funzione sensuale, consolatoria, o per lo meno è prevalente questa. Il piacere è sempre legato al fatto di essersi riunito con l’oggetto della paradisiaca fusione primaria, quello che da sempre ha dato piacere a profusione, quello che ricorda, appunto, il paradiso dell’utero materno o del ricongiungimento alla madre dopo la cesura del parto.

Passano altre settimane, altri mesi. Il bambino inizia a camminare. Lo spazio vuoto è tutto attorno a se, le braccia materne lontane anche se sempre disponibili. Il mondo visto in verticale assume prospettive mai conosciute prima. Finalmente lo spazio può essere esplorato, conquistato, agito e non più solo osservato e contemplato. Iniziano le prime rappresentazioni mentali dei concetti di spazio e tempo: "lo spazio non è altro che il tempo che ci metto ad andare carponi o barcollando dal punto A al punto B! Prima potevo solo indicarlo col dito o con spasmodici scatti delle gambe, anticipatori dell’esperienza che sto facendo adesso. Adesso sono libero! E la libertà è qualcosa di nuovo, di grande, di ancora poco definibile. E’ inebriante, ma fa paura. Però tornare sempre indietro tra le braccia di mamma non è più cosa. Prima di tutto è faticoso, mi fa fare troppa strada, non è funzionale. Poi, ora che ho raggiunto il punto B c’è laggiù il punto C che mi chiama, e sarà sicuramente più bello di B visto che B è più bello di A e io, alla mia età, ho una logica stringente che guai a farmi imparare i verbi irregolari, per esempio!"

Ma la mamma lontana è un concetto insopportabile. Allora bisogna inventarsene una, come dire?, tascabile, o quantomeno trasportabile. Non ha importanza che sia uguale, basta che trasmetta lo stesso benessere, la stessa sicurezza. Perché il bambino adesso il mondo lo sa usare, lo subisce sempre meno e lo usa sempre di più. Si sta creando un suo senso di omnipotenza con il quale gli adulti, da ora in poi, dovranno fare i conti!

Arriva quindi l’oggetto transizionale, qualcosa da tenere sempre con se e, molto importante, da dominare, cioè che non dice mai di no, cosa che la mamma ovviamente ora comincia a fare, che è disponibile 24 ore su 24 e non protesta se anche per molte ore non è preso in considerazione. Per questo scopo un cencetto sporco, magari col profumo di mamma può andare benissimo, un ciuccio che ricordi antichi piaceri e che il bimbo può continuare a succhiare anche se ha le mani impegnate nel gioco, un pollice o qualsiasi altro dito che non cade mai per terra e che la mamma non può nascondere.

Certo il dito è l’oggetto che meglio permette di prolungare nel tempo il piacere della suzione, con i suoi movimenti ritmici di contrazione e rilassamento dei muscoli delle guance, tanto simili a quelli che si mettono in moto nel piacere sessuale.

Il piacere della suzione è il germe del piacere e dell’impulso sessuale. Fino a tre anni e mezzo, quattro, i bambini sono in una fase pregenitale. Esploreranno i loro genitali più avanti, attorno ai 4 anni, epoca in cui si formano, per natura e con l’educazione, quelle forze mentali che più tardi contrasteranno il corso dell’istinto sessuale, diciamo così, allo stato brado. Infatti è verso la fine del terzo anno e nel quarto anno, raramente prima ma può anticipare, che inizia il disgusto per certe funzioni o certi atteggiamenti, che inizia il senso di vergogna e anche la rivendicazione degli ideali morali ed estetici. È un processo favorito ed incanalato dall’educazione ma che si avvierebbe anche da solo perché in realtà è un processo determinato organicamente e fissato dall’ereditarietà. I bambini "civili" non sono quindi frutto della sola educazione, educazione che sarà corretta laddove si limiterà proprio a seguire queste linee e al massimo ad imprimerle più chiaramente nella memoria.

La sublimazione che deriva appunto dall’inizio dell’età della vergogna e dall’educazione alla vergogna è estremamente utile per deviare appunto tutta la forza vitale insita negli istinti sessuali verso operazioni più "creative".

Ma torniamo al pollice in bocca che, come ho detto, è da considerare come un atteggiamento consolatorio utilizzato come oggetto transizionale per staccarsi più facilmente dalla mamma, ma anche come forma di autoerotismo, in un periodo in cui il bambino non ha ancora "focalizzato" del tutto i suoi genitali e non ha ancora la capacità di provare vergogna o di sublimare l’istinto sessuale in quacosa di più creativo. Serve come pausa, per staccare un po dal mondo esterno, interessante ma ancora ansiogeno proprio perché ancora poco controllabile. I bambini che lo scelgono di solito dimostrano una spiccata sensibilità erotica sulle labbra: di solito ricercano spesso i baci degli adulti e da grandi, si dice, saranno molto portati a provare piacere dal bacio.

Alla luce di tutto questo cosa fare? Lasciare alla bimba la libera gestiona del suo ditino o mediare? E in che modo?

Intanto la distrazione: il movimento corporeo, uno sport libero come la corsa campestre o il nuoto, che a questa età è solo gioco e poco più, distraggono, soddisfano, favoriscono la produzione di endorfine che sono gli ormani del piacere in generale, aiutano la bimba ad acquisire sicurezza del proprio corpo oltre che della mente, cosa che credo già abbia (almeno apparentemente, visto che molti atteggiamenti egocentrici mascherano insicurezza); poi un atteggiamento rassicurante da parte degli adulti che, facendola parlare, visto che ama essere al centro dell’attenzione, potranno individuare un suo punto più fragile che la rende insicura. Poi riflettere se c’è qualcosa nel comportamento dei genitori che lei non vive bene: la madre che sta molte ore al lavoro o che a volte da molta importanza a quello che la bimba dovrebbe essere o fare più che a quanto di bello fa o ha fatto, oppure che blocca alcune iniziative della bimba per l’ansia che si faccia male o che disturbi qualcuno.

Ma forse nulla di tutto ciò. Di certo a poco serve inventare di mettere del veleno sul dito o cose simili. Quando sarà entrata nell’età della vergogna sarà la prima a voler sublimare questo suo piacere diventando creativa magari nel disegno o nello studio di uno strumento musicale o nella pratica di uno sport. Si staccherà dal suo ciuccio quando imparerà a voler bene a qualcun altro al di fuori di se, quando, per es. si legherà molto al padre, se non lo ha già fatto e se non le manca perché assente dalla famiglia o dai suoi problemi, oppure all’amichetta del cuore.

Per tua consolazione, io ho smesso di succhiarmi il pollice a 10 anni, quando ho preso una cotta estiva per un bel ragazzetto!
Un caro saluto,
Daniela

 

 

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