Sempre ammalato


Cara dottoressa,

Le scrivo in preda a un crescente sconforto.

Per l'ennesima volta Stefano (2 anni e mezzo)è sotto antibiotico.

Questa volta senza nemmeno aver la febbre ma solo una bellaquantità di catarro, una tosse fastidiosa che lo porta a espellerlovomitando, e una gola leggermente rossa, visto stamattina dal pediatra.

Mi rendo conto che gli antibiotici sono necessari e, mi creda, homolta fiducia nella medicina tradizionale quando usata con saggezza.

Ma possibile che la media debba essere un flacone di antibiotico una volta ogni 20 giorni (questa volta ne sono passati 10)?

 

Ho seguito tutte le istruzioni del pediatra, del quale ho moltafiducia, atteso ben 4 giorni di febbre (anche a 39e6 l'ultima volta duesettimane fa) nelle ultime occasioni prima di iniziare la terapiaantibiotica.

 

Ho seguito anche il suo consiglio e ho portato spesso il bambinoall'aperto, rendendomi conto che inevitabilmente la cadenza dei malanninon cambia quindi che almeno si faccia una corsetta ai giardini…emagari al mare (lo scorso anno due soggiorni: uno con erisipela e unocon placche).

 

Stiamo attendendo di fare le prove allergiche (ho provato asomministrare, sotto consiglio del pediatra un antistaminico per unmese e in ogni caso ci è sembrato ammalarsi con la stessa frequenza),ma ovviamente aspettiamo di portarlo quando non si trova sottol'effetto dell'antibiotico.

Il phadiatop infant era negativo a giugno lo scorso anno.

Le analisi fatte spesso prima di assegnare la terapia antibiotica(soprattutto lo scorso anno) hanno sempre e solo evidenziatoun'infezione batterica in corso (e VES e Proteina C reattiva alte,dovute alla febbre ci hanno detto, tornavano normali dopo la cura).

La ferritina era leggermente sotto il valore indicato (14) ma cidissero che era normale in un bimbo di un anno e mezzo e visto che ilferro è nella norma.

 

Insomma non so più che pesci pigliare.

Vorrei capire se è normale, magari anche un po' sfortuna, macomunque rientri nell'accettabilità dei bambini scolasticizzati, o se èveramente il caso che mi preoccupi.

Mi rimetto alle sue sempre accurate spiegazioni e ai suoi consigli.

La ringrazio!!!!

Cristina
 

Cara Cristina, non capisco se ti sconforta di più vedere il bimbo ammalarsi ogni 20 giorni o dovergli somministrare antibiotico troppo spesso. Sicuramente entrambe le cose, è ovvio, ma vorrei capire un po di più. Nei primi anni di vita, in particolare nei primi tre, i bambini vengono in contatto con innumerevoli virus e batteri contro i quali non hanno ancora difese, contro i quali, cioè, non hanno il benemerito esercito di fedelissimi anticorpi sul quale può contare un adulto, capace di iniziare una battaglia quasi sempre vincente prima ancora che il soggetto si accorga, con qualche minimo sintomo, di essersi infettato. La stragrande maggioranza di germi e virus, nell'adulto, infatti, non attecchisce, non ne ha il tempo, viene distrutto prima, e l'adulto sembra non ammalarsi mai. Questo non significa però che  non venga in contatto con agenti infettivi, tutt'altro. Nel bambino tutto invece è più lento, il suo sistema immunitario è come un esercito numeroso ma non ancora ben addestrato: fa quel che può, la sua dedizione e la sua fedeltà non sono in discussione, ma non ha esperienza, è disorganizzato, così perde tempo in azioni non efficaci. Poi, il più delle volte riesce ad organizzare una buona, anche se tardiva, difesa, e il bambino alla fine guarisce. Non prima però di essersi ammalato, dato che virus e batteri, nel frattempo, hanno avuto agio di moltiplicarsi e quindi sono stati in grado di scatenare sintomi. La frequenza di queste battaglie è quotidiana e l'esito, nella maggioranza delle volte, comunque è positivo. Ogni tanto però l'organismo non ce la fà, le primissime difese non reggono l'assalto e l'agente patogeno ha via libera, si crea un varco tra cavo orale, tonsille, mucosa nasale e intestinale e conquista terreno. Arrivano allora i rinforzi, le retroguardie, la battaglia si fa più dura, compare febbre anche alta, reazioni catarrali, diarrea, malessere diffuso. Questo sarebbe il momento per capire se il bambino ha bisogno di rinforzi dall'esterno, cioè di antibiotici o altre terapie sostitutive, i caschi blu a presidio dei punti più deboli e delle situazioni più critiche. Non sempre è facile capire la sottile differenza tra l'opportunità di aiutare il bambino con farmaci o l'opportunità di lasciarlo combattere da solo. Quando l'agressore è un virus i caschi blu non servono ed è per questo che si vaccinano i bambini, non vi sono altre soluzioni se non la prevenzione che crea artificialmente quei reparti scelti specializzati di anticorpi specifici, destinati magari a restare dormienti per tutta la vita ma che non scordano mai quello che devono fare in caso di necessità. Quando l'agressore è un batterio, invece, le cose cambiano: prima di tutto, infatti, i sintomi sono di solito più importanti e le malattie meno banali. Poi le infezioni batteriche statisticamente sono più rare di quelle virali, soprattutto nei primi anni, e il sistema immunitario del bambino fatica a farne esperienza, a conservare memoria di quelle strategie difensive risultate vincenti e quindi a ideare strategie di difesa efficaci.

A queste considerazioni si aggiunge la costituzione individuale, più o meno reattiva, non solo in merito alle capacità del suo esercito specializzato di anticorpi, ma anche per quanto riguarda le modalità più o meno eclatanti con le quali la battaglia si esprime. Pensa a quante modalità ci sono per esprimere un grande dolore, un lutto, per es.: alcune persone piangono, singhiozzano e si disperano, altri invece tengono tutto dentro e non producono neppure una lacrima. E' questione di carattere, di cultura, di costituzione, non di intensità di dolore percepito.

Quindi, a parità di esposizione alle malattie e alle infezioni, alcuni bambini non accusano sintomi o quasi, e altri, invece, soccombono e si ammalano. Sono da considerarsi più deboli? No, solo più lenti nel reagire e magari più eclatanti nelle loro reazioni individuali. Allora che fare? Aiutarli o lasciarli al loro destino? Beh, quando le infezioni sono batteriche e possiamo contare su antibiotici efficaci, perché lasciarli soffrire più a lungo, considerando le possibili complicanze che infezioni da streptococco, per es., possono portare? Quindi antibiotico si. Ma il problema è proprio quello di distinguere clinicamente un'infezione batterica da una virale. Nella realtà le infezioni sono quasi sempre miste, perché se anche iniziano come virali, data la grande frequenza e quantità di virus presenti nell'aria, sulle mucose alterate dall'infiammazione e quindi più deboli e meno reattive, si impiantano quasi subito batteri che non aspettano altro che di avere una via spianata per installarsi e fare i loro comodi. Questo è il motivo per cui, di solito, i pediatri consigliano di attendere almeno due o tre giorni prima di iniziare la terapia antibiotica, quando le condizioni del bambino non preoccupano e quando l'organismo non è debilitato. Ma poi, se i famosi tre giorni non bastano per risolvere il problema, molto, forse troppo facilmente, prescrivono il "miracoloso antibiotico", che molto spesso diventa tale perché sembra fare effetto quasi immediatamente: in realtà, forse, la malattia si avviava già al suo termine fisiologico e la guarigione non sempre può essere imputata alla terapia. (Il tuo caso è un po diverso perché VES e PCR erano alterate, sintomo di presenza batterica quasi certa)

In definitiva, quando un bambino, come il tuo, per es., presenta sintomi riferibili ad infezione, più o meno supposta batterica, con una regolarità così, oserei dire, cronometrica, ogni due o tre settimane, io mi comporterei così: primo tentativo, allontanarlo dall'asilo o da qualsiasi fonte di probabile contagio per un mese minimo. Cioè, una volta tenuto a casa per un episodio febbrile, non riportarlo più all'asilo, costi quel che costi, per almeno un mese. Nel frattempo effettuerei le solite analisi di routine per evidenziare un'infezione in corso, compreso un tampone faringeo e/o nasale per valutare la presenza o meno di germi patogeni, soprattutto streptococchi piogeni. Controllerei inoltre gli anticorpi per valutare soprattutto una eventuale carenza di IgA, anticorpi presenti in tutte le mucose, truppe di primo attacco, per intenderci. I bambini lenti maturatori di IgA si ammalano spesso fino ai tre, quattro anni, proprio perché stentano a produrre difese locali (ma il resto del loro sistema immunitario è integro e funziona bene, altrimenti avrebbero infezioni sempre molto gravi e generalizzate, come i soggetti che hanno l'AIDS, per intenderci). Farei inoltre un controllo otorinolaringoiatrico per avere un parere sulle adenoidi e magari sui seni nasali e paranasali (l'otorino sa cosa valutare in questi casi anche se il bambino è ancora molto piccolo). La presenza o meno

di una diatesi allergica con conseguente iperreattività non è da sottovalutare, visto che alcune allergie al latte o ad altri alimenti può manifestarsi anche con i soli sintomi respiratori e una mucosa nasale e bronchiale perennemente irritata da allergia a pollini o polveri di casa può essere un'ottima porta d'ingresso per germi e virus. Il tuo bimbo però è ancora piccolino, non sempre le risposte sono attendibili a questa età anche se ha già superato i due anni. Analisi più approfondite sarebbero poi quelle che vanno a studiare la funzionalità del sistema immunitario nel suo insieme, ma a me sembra presto per pensare a questo, soprattutto visto che non ha infezioni gravi e generalizzate. Se poi avesse episodi febbrili ricorrenti con una certa regolarità ogni due o tre settimane, si potrebbe pensare ad una febbre di tipo famigliare, ma non si presenta con catarro, come nel tuo caso e il tuo bimbo non ha dolori di pancia o alle articolazioni: non mi sembra il caso di approfondire queste tematiche.

Quindi ti consiglio di allontanare il bambino per un periodo piuttosto lungo da fonti di contagio e di mettere in programma una serie, inizialmente minima, di accertamenti, volti a studiare meglio il suo sistema immunitario e le sue tonsille e adenoidi: se risultasse una presenza anomala di streptococco patogeno anche in un periodo senza febbre e senza sintomi prenderei in considerazione la somministrazione, a scopo sia curativo che preventivo di ricadute, di penicillina per bocca o azitromicina a cicli ripetuti e prestabiliti al fine di ridurre al minimo la frequenza di ricadute infettive, frequenti in quei bambini con covi di streptococchi nelle tonsille e con una memoria immunitaria dopo infezione da streptococco molto labile e breve nel tempo. Curerei poi la dieta non facendo mancare proteine nobili e ben assimilabili nonché vitamine per un periodo piuttosto lungo, volendo anche con aggiunta di probiotici per alcuni mesi, e starei a vedere cosa succede. Senza allarmismi e con una infinita pazienza. Un lungo soggiorno vicino ad un mare di scoglio, poi, non guasterebbe. Ma lungo, però, se possibile più di un mese, questo è il problema! Un caro saluto, Daniela
 

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