Scarlattina e streptococco


Gentilissima dottoressa, le scrivo anche io.

Vorrei porle un quesito, pura e semplice curiosità. Sono mamma di due bambini, Elisa di quasi 5 anni e Paolo di 19 mesi. Lo scorso anno, Elisa ha contratto per la prima volta la scarlattina, scoperta dopo qualche giorno di febbre e diagnosticata col tampone. Ho subito scoperto che è una malattia frequente e  soprattutto che è possibile averla in più occasioni. Elisa, anche quest’anno, si è ammalata di scarlattina. Per ben quattro volte. Tre di queste volte l’ho fatta visitare dalla mia pediatra, che dopo il tampone ha sempre detto “sì, scarlattina”. Ormai le giuro che conoscono i sintomi fin troppo bene e appena vedo la lingua color fragola so già cos’è probabilmente.

Alla quarta visita però la mia pediatra era in ferie, e ho conosciuto un nuovo pediatra che ha visitato la mia bambina. E lui mi ha detto che non è mai sicuro che sia davvero scarlattina. Dall’esame del tampone risulta sempre lo streptococco, però non può dire con ertezza che sia scarlattina ma semplicemente un’infezione da, appunto, streptococco.

Oggi sono andata al pronto soccorso perché da qualche giorno mio figlio mangia poco, ed è una cosa davvero strana visto il suo solito appetito. Però sinceramente, credevo fosse colpa del vaccino anti morbillo fatto mercoledì. Anche la febbre, avuta giovedì, l’ho vista come conseguenza del vaccino. Anche la dottoressa, ha pensato questo, che il nervoso, lo stress per la puntura, abbia creato la febbre al bambino.  Ma oggi si è svegliato con la lingua rossa, e  subito ho pensato a quello. Infatti siamo stati dal medico, e ha detto che sì, è streptococco. Ma anche lui ha detto che non per forza è scarlattina ma semplicemente uno streptococco. Mi scusi, le sembrerò ignorante, ma che differenza c’è tra le due cose? E sinceramente, come si fa a contrarre questa malattia? La ringrazio per il tempo che mi dedica.

Buona giornata, Tati.

 

Cara Tati, l’argomento che sollevi è importante, credo sia bene fare chiarezza: servirà non solo a te ma sicuramente anche ad altre mamme, visto che almeno un terzo dei bambini, prima o poi nella vita, rischia di avere a che fare con uno di questi benedetti rompicapo di streptococchi. Cercherò di essere chiara:

Le infezioni da streptococco possono essere classificate in due modi, cioè sia da un punto di vista microbiologico, secondo come si comporta il germe in laboratorio, sia da un punto di vista clinico, secondo il genere di malattia che provocano. Io cercherò di mettere assieme le due cose. 

In laboratorio, in base al suo comportamento su terreno di cultura (che di solito contiene sangue), si possono suddividere in tre gruppi:

1) Streptococchi alfa-emolitici (talvolta detti S.Viridans), che hanno la caratteristica di produrre un alone verde attorno alla colonia di batteri

2) Streptococchi beta-emolitici, che questo alone lo creano di colore rosso

3) Streptococchi gamma-emolitici, che non producono nessun alone

La prima categoria, di solito, non crea particolari problemi all’uomo e al bambino (benché studi recenti ancora sperimentali sembrerebbero arrivare ad altre conclusioni); la seconda categoria, invece, può essere altamente patogena; alla terza appartengono streptococchi di vario tipo, come per es. lo streptococco fecale, colonizzatore abituale dell’intestino anche sano.

Un’altra classificazione degli streptococchi è quella che prende in considerazione i carboidrati presenti sulla parete delle loro cellule: in questo modo gli streptococchi vengono suddivisi in 13 gruppi, dalla A alla O. I membri dei gruppi A B C F G sono beta-emolitici e quindi tutti patogeni per l’uomo. I gruppi H e K sono alfa-emolitici quindi non patogeni per l’uomo. Il gruppo D e altri sono gamma-emolitici quindi non patogeni anche quando frequentatori abituali del corpo umano.

Per i bambini sono particolarmente importanti perché patogeni gli streptococchi beta-emolitici gruppo A e B (quest’ultimo pericoloso solo nel neonato: a voi mamme, infatti, viene prescritto ormai di routine il tampone vaginale per streptococco B o altrimenti detto S. Agalactiae alla 33° settimana di gestazione e prima del parto e forse alcune di voi, con tampone vaginale positivo per SBEB, avranno ricevuto una terapia antibiotica endovenosa proprio durante il travaglio).

Ma parliamo ora dello Streptococco beta-emolitico A, detto anche S. Pyogenes. È il responsabile del maggior numero di angine batteriche febbrili dei bambini, della scarlattina e di altre infezioni più o meno generalizzate delle vie respiratorie, della cute e dei tessuti molli.

Gli streptococchi di gruppo A sono a loro volta suddivisibili in una sessantina di sierotipi in base alla presenza, sulla loro superficie, di una proteina chiamata antigene M. Questa proteina, che ha come effetto quello di contrastare e distruggere alcune cellule immunitarie che nell’organismo infettato si mettono in moto per combattere l’infezione, determina in un certo senso la virulenza del germe. Per esempio, il tipo 12 e il tipo 49 di tale proteina M sembrano responsabili spesso delle temute complicazioni renali (glomerulonefrite post-streptococcica) che possono seguire un’angina streptococcica o una infezione cutanea, sempre da streptococco, come la ben conosciuta impietigine.

Dopo una infezione da streptococco di gruppo A con una particolare proteina M si crea una immunità duratura ma specifica solo per quel tipo di antigene M e non per gli altri. Considerando che, come ho detto, di streptococchi A con particolare localizzazione della proteina M sulla loro superficie ve ne sono una sessantina di tipi e che, a sua volta, di proteine M se ne conoscono 75 tipi se non di più, ci si può rendere conto di come sia dura la battaglia che devono combattere ogni giorno i nostri piccoli eroi  per non ammalarsi e, se anche vincitori, cioè guariti, da quanti altri nemici in agguato si debbano difendere!

Per di più, gli streptococchi A producono una grande quantità di sostanze cosiddette extra-cellulari perché al momento della infezione escono dalla cellula batterica per fare danni un po’ ovunque nell’organismo infettato. È il caso, questo, della "tossina eritrogenica" responsabile dell’esantema tipico della scarlattina. Ma meglio sarebbe parlare delle tossine eritrogeniche, perché in realtà sono tre, e ognuna responsabile di una immunità specifica. Per questo la scarlattina può ritornare anche in uno stesso soggetto; non che non si crei una immunità permanente dopo una prima scarlattina, solo che si crea solo per quella particolare tossina eritrogenica e non per le altre due. Però se torna, torna solo due volte, non di più. La quarta volta, se capita, non può essere scarlattina oppure non lo è stata una delle precedenti tre volte. Almeno per quanto ne sappiamo finora. Il domani potrebbe smentire le certezze di oggi.

Allora, facciamo un esempio: prendiamo un bambino che viene a contatto con uno streptococco beta-emolitico gruppo A, mettiamo di tipo 12 che a sua volta produce tossina eritrogenica. Cosa può succedere? Se il bimbo ha anticorpi contro il tipo 12 dello S. e anticorpi contro la sua tossina eritrogenica, non succede nulla. Così come non succede nulla se ha solo anticorpi anti tipo 12 e non anticorpi contro la sua tossina eritrogenica. Se invece non ha immunità anti tipo 12 ma ha invece immunità antitossina eritrogenica, avrà una bella faringite streptococcica oppure una tonsillite ma non avrà i sintomi della scarlattina perché sarà in grado di contrastare la tossina eritrogenica che è responsabile dell’esantema della scarlattina. Se invece il bimbo non ha né immunità anti tipo 12 né immunità anti-tossina eritrogenica, poverino, si prenderà la sua bella scarlattina.

Ora non vorrei dilungarmi troppo parlando di terapie o di altre infezioni streptococciche. Spero di averti chiarito i dubbi che ti ponevi, altrimenti mi puoi sempre riscrivere. Comunque, tranquille mamme, i bimbi sani sono forti come rocce e gli antibiotici validissimi contro gli streptococchi!

Quanto detto finora spiega il motivo della così grande diffusione delle infezioni da streptococco. Ma c’è anche da dire che alcuni bambini sono più predisposti di altri: ad essi capitano tonsilliti ogni 20-30 gg, cioè anche una decina all’anno, mentre altri, pur frequentando la stessa scuola, o magari la stessa casa, come un fratello, si ammalano poco o mai. Ci sono fattori legati all’età : fino ad un anno, per esempio, l’immunità placentare e da latte materno è ancora molto valida e i lattanti praticamente non si ammalano di patologie streptococciche; da 1 a 3 anni i sintomi sono sfumati, praticamente indistinguibili da infezioni virali di analoga sintomatologia; tra i 3 e i 4 anni i sintomi sono più netti e specifici e, oltre alla febbre alta, devono insospettire il mal di gola che viene avvertito sia al momento della deglutizione che spontaneamente, il mal di testa e il vomito, che spesso è un sintomo iniziale. Prima del medico, i genitori possono anche accorgersi del notevole ingrossamento dei linfonodi ai lati del collo, ma bisogna palparli, non sempre sono evidenti ad occhio nudo come per es. nella mononucleosi. Gli altri sintomi è bene lasciarli valutare al pediatra, ma comunque la lingua ricoperta da una patina biancastra è tipica come spesso anche l’otite purulenta. I bambini che si ammalano  a ripetizione e a intervalli regolari, sempre di infezioni streptococciche potrebbero o non avere una memoria immunitaria duratura, almeno in quel periodo di vita, oppure avere dei focolai batterici che non vengono completamente eradicati con la terapia antibiotica che comunque, per lo streptococco, è bene che sia protratta per una decina di giorni circa.

Le infezioni streptococciche delle prime vie respiratorie si diffondono soprattutto nei mesi freddi e negli ambienti chiusi, mentre d’estate, quando il clima è molto caldo e umido, le streptococcie più diffuse sono quelle cutanee (impietigine). Spero di avere chiarito sufficientemente i tuoi dubbi.

Un caro saluto,

Daniela

 

 

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