Riflessioni sul baby led weaning


 

Gentile dottoressa,

imperversa sui forum tematici il libro di Piermarini "Io mi svezzo da solo" e la teoria del baby led weaning, lo svezzamento del tutto e subito, come lo chiamo io!

Bimbi che dai 6 mesi mangiano TUTTO a pezzi, dalla pasta al riso, legumi, carne, pesce, pomodori, pizza, grana, yogurt, frutta e verdure di ogni tipo, spezie e condimenti, latte intero fresco se manca quello materno.

Io rimango un po’ basita da queste "mode", da queste mamme che si buttano in questi metodi senza consultare i propri pediatri…

Sarà che io sono per gli approcci slow e credo che ci sia un tempo per tutto, ma mi piacerebbe sapere che ne pensa!

Io non ho mai seguito le mode solo, appunto, per sentirmi al passo con i tempi. Non demonizzo nulla, valuto, osservo, cerco di documentarmi se trovo l’argomento interessante, ma prima che qualcuno riesca a farmi cambiare idea ci vuole tempo, complice forse anche la mia età già avanzata; età che, però, non mi ha regalato rigidità mentale, tutt’altro, proprio per il fatto di averne viste tante nella vita e di essere cresciuta professionalmente con regole che negli anni sono state poi completamente smentite o sono state superate da nuove conoscenze.

Per esempio, quando mi stavo specializzando in pediatria, andava per la maggiore la regola di svezzare precocemente i lattanti dando magari addirittura l’omo di carne nel biberon di latte, specie se prematuri o sottopeso! Naturalmente errore più grande non si poteva fare e il gran successo dell’allergologia si spiega in buona parte anche da questi errori. Ma parlo di più di trent’anni fa.

Poi è stato demonizzato il latte materno e grazie al movimento femminista degli anni settanta, l’allattamento al seno, tesi volentieri supportata da tutte le ditte produttrici di latte artificiale che stavano fiorendo proprio in quegli anni di boom economico e demografico – un po’ come sta succedendo alle case farmaceutiche oggi, specie quelle produttrici di vaccini! – Dopo meno di dieci anni da queste tesi, ecco il ritorno prepotente dell’allattamento al seno ad oltranza, ecco il ritorno del parto a casa dopo una assoluta campagna di medicalizzazione dell’evento parto e dopo che i parti cesarei sono arrivati a superare di gran lunga i parti spontanei.

La consapevolezza degli uomini e di conseguenza anche della società, evolve costantemente così come le conoscenze scientifiche e sono purtroppo necessari gli errori per capire quale è la giusta via da seguire. E gli errori riconosciuti insegnano che tutti gli estremismi sono purtroppo destinati a fallire perché compiono l’errore di non tenere conto dell’effetto moderatore del buon senso e soprattutto dell’esperienza delle generazioni precedenti.

Chi sposa le idee estreme, però, non può, per definizione, essere un moderato, è spinto dal sacro fuoco dell’innovazione o semplicemente della protesta contro un ordine costituito e questa energia lo porta avanti anche suo malgrado, costi quel che costerà. Se tu avessi la pazienza di leggere tutte le mie risposte riguardanti lo svezzamento ti renderesti conto che quello che ripeto più spesso quando una mamma disperata mi chiede aiuto per il suo bimbo che rifiuta il cibo è di lasciare che manipoli la pappa o l’alimento in libertà, che si possa opporre al cucchiaino quando non ha più voglia di proseguire e gira la testa dall’altra parte o lo allontana con la manina, che sperimenti il gusto di prendere da solo piccoli pezzettini di cibo adeguatamente posti sul piatto, che mangi, quando possibile, assieme ai genitori e agli adulti per non sentirsi escluso dal desco familiare, che sia libero di sputare la pappa senza dover essere per forza sgridato, che la mamma rispetti i tempi di masticazione e i gusti del piccolo e non ceda alla tentazione di ingozzarlo con un cucchiaio dopo l’altro magari solo per l’ansia che si alimenti a sufficienza o perché ha molte altre cose da fare che la stanno aspettando, che i cartoni non sono educativi, anche se servono, al momento del pasto perché distolgono l’attenzione e la consapevolezza del bimbo verso quello che sta facendo e riducono l’importanza della valenza complessa esistenziale del pasto, che la mamma deve sempre guardare il bimbo in faccia e negli occhi mentre lo aiuta a mangiare senza essere distratta da nulla, men che mai dalla televisione, magari accesa per fare stare buono il bambino ma che diventa interessante anche per la mamma (i bambini, quando mangiano, cercano disperatamente l’aggancio visivo con la mamma perché il cibo è anche convivialità, comunicazione e non solo un dovere nutritivo) e che, infine, quando si rispetta una corretta gradualità nella introduzione degli alimenti nuovi e diversi, piano piano quasi tutti possono essere introdotti entro il primo anno di vita e gli altri dopo pochi altri mesi, purché ben presentati e cucinati in modo sano e corretto e purché non si perda mai di vista l’equilibrio alimentare indispensabile per rendere i cibi ben assimilati.

Dico anche che la funzione fa l’organo e che il lattante ha già tutte le possibilità teoriche di digerire gli alimenti diversi dal latte dopo poche settimane dalla nascita solo che tali alimenti diversi dal latte non possono essere dati tutti assieme e sin dall’inizio in quantità alta perché gli enzimi pancreatici ed intestinali non possono da subito essere prodotti nelle quantità che sarebbero necessarie per assimilare, per esempio, una pappa completa di tutto punto sin dall’inizio quando fino al giorno prima il bambino si era alimentato con solo latte, ecc., ecc.

E tutto questo che dico cos’ha di tanto diverso dal più moderno baby led weaning?, termine che non conoscevo fino a poco tempo fa e che ho dovuto cercare su wikipedia quando l’ho incontrato per la prima volta? Io non credo che il blw voglia dire che si può dare tutto ai bimbi sin da subito, sarebbe una assurdità solo pensarlo, credo che si debba interpretare con la critica, secondo me giusta, di quel modo di procedere che hanno molte mamme ansiose quando temono chissà quale disgrazia quando il loro bambino, per esempio, riesce ad allungare una mano nel piatto di un adulto e a rubare un tortellino o qualcuno, qualche parente biricchino, per gioco, gli bagna le labbra con il vino o con la birra o con il caffè. Sono senz’altro alimenti da vietare, ma una goccia per gioco non procura assolutamente nessun danno e ti assicuro che dati in età sbagliata, ovviamente non dati per forza ma lasciati alla portata di un lattante, egli non se ne ciberà perché non li apprezzerà affatto.

Quindi, da questo punto di vista i bambini si sanno in un certo senso orientare, ma questo non vuol dire che bisogna lasciare a loro la libertà di scelta sin dall’inizio. Insomma, in tutto quello che si fa o si decide ci vuole buon senso e quello che a molte mamme giovani ora sembra un metodo nuovo e all’avanguardia, forse perché, chissà?, molto diverso dagli schemi alimentari rigidi che qualche pediatra può essere solito adottare senza tenere conto delle individualità di ogni bambino, non è altro che quello che, almeno da quando esercito la professione, ho sempre sentito dire, corretto e modulato, comunque, dall’età, dall’esperienza pratica e dalle migliori conoscenze in campo alimentare che si hanno attualmente rispetto a decenni fa. Questo metodo, quindi, che, come al solito, non so se sbaglio ma credo che provenga dall’America, può costituire una idea giusta in linea di principio, ma esso, come tutte le cose, va attuato con consapevolezza, senza ideologizzarlo o estremizzarlo e soprattutto non vanno dimenticate in suo nome tutte le altre corrette regole di alimentazione tradizionali frutto di decenni se non secoli di ricerca, di correzione di errori precedenti e di pratica sul campo.

Un caro saluto, Daniela

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