Rifiuto del cibo


 

Gentile dottoressa,

mio figlio di 4 anni e mezzo pesa 14.500 kg. ed è alto 99,5. Ha fatto diversi esami specialistici per valutare le cause della sua scarsa crescita. Tuttavia il problema pare essere nella sua difficoltosa alimentazione.

Ho provato di tutto sino a ignorare il problema dell’educazione alimentare e arrivando a imboccarlo pur di vederlo mangiare. Non ha alcun interesse in tal senso. Appare ogni volta una punizione invitarlo a tavola.

Spesso gioco con i colori, le forme… ogni genere di trucco per aiutarlo a fargli vivere serenamente il momento del pasto. Ma nulla sembra funzionare.

Da qualche giorno interrompe il pasto per correre in bagno dicendo che deve vomitare, tutto questo in modo molto teatrale e drammatico. In realtà non vomita e ignorandolo poi ritorna a tavola, ma sempre con  l’implorazione di non dargli più cibo.

Non mi piace questo suo atteggiamento e mi propone un nuovo problema che va oltre il suo bisogno di mangiare. Ora non so più cosa fare… se continuare a fargli sorrisi e arrendermi ai suoi inviti o se essere più dura. Il medico che lo segue è stato chiaro: deve mangiare assolutamente di più in modo da aiutarlo ad allargare il suo stomaco.

La ringrazio e la saluto con tanto tanto affetto.

Certo, il bimbo, rispetto alla sua altezza, è un po’ sotto peso, però sarebbe bene sapere come crescevi tu, o per lo meno, il genitore al quale il bimbo assomiglia di più come costituzione, alla stessa età.

Poi bisognerebbe capire se l’approccio al cibo che si è instaurato tra te e il bimbo è corretto o, invece, investito da troppa ansia da parte tua alla quale il bimbo reagisce rifiutando globalmente di mangiare.

Infine, potendo escludere tutte le cause organiche di inappetenza, bisognerebbe valutare come si comporta il bambino quando mangia assieme a qualcun’altro o alla mensa scolastica.

Inquadrato meglio il problema, cosa che non posso fare io con i pochi elementi a mia disposizione, io cercherei di preparare cibi piuttosto concentrati da punto di vista calorico in modo che possa assumere una quantità accettabile di calorie già nei primi bocconi e non avere bisogno di finire per forza tutto il piatto per alimentarsi correttamente.

Le porzioni dovrebbero essere piccole anche visivamente così da non scoraggiare e indispettire il bambino.

Ti faccio un esempio: se il bimbo amasse il risotto, potresti prepararne non più di una cinquantina di grammi, ma anche un po’ meno, però, come condimento, potresti mettere un sugo di pomodoro fatto bollire assieme ad una quarantina di grammi di carne macinata che poi, a fine cottura, frullerai assieme al sugo, poi potrai aggiungere due cucchiaini di parmigiano e un cucchiaino di burro e non ci sarebbe quasi bisogno di un secondo, ma sarebbe quasi un piatto unico.

Dovresti poi evitare tutti i fuori pasto o i cibi alternativi concessi pur di farlo mangiare, specialmente se dolci, visto che i dolci innalzano velocemente la glicemia e danno un falso senso di sazietà.

Ultima cosa, oltre a non imboccarlo più, a costo di lasciarlo a digiuno per uno o due giorni, dovresti responsabilizzarlo e parlargli serenamente promettendogli una bella ricompensa quando finisce il suo piattino e una piccola punizione quando, invece, non lo finisce.

Ma, mentre la ricompensa andrà comunque sempre mantenuta, la punizione verrà data quando sarai sicura di avere preparato un piatto che al bimbo piace veramente e che il suo rifiuto dipende da un vero capriccio.

Questo non significa, però, mettersi a completa disposizione dei capricci del bimbo: l’alimentazione deve comunque essere sempre ben ragionata ed equilibrata.

A tutto ciò si può aggiungere una terapia con vitamine ed integratori, come il Carpantin oppure, previa approvazione del tuo pediatra, anche con Periactin, che stimola l’appetito a livello centrale: si tratta di un antistaminico che viene, di solito, prescritto per ridurre i sintomi di allergia, ma ha come effetto collaterale la stimolazione del centro dell’appetito situato a livello cerebrale. Non è privo di alcuni possibili effetti collaterali ed è per questo che non si usa più volentieri come stimolante dell’appetito, ma in certi casi può essere utile per avviare un appetito "dimenticato" e riabituare un bambino a mangiare.

Se il problema continuasse ad essere di difficile soluzione, ti consiglio comunque una consulenza da uno psicologo perché le anoressie, a qualsiasi età, non vanno mai trascurate.

Un caro saluto, Daniela

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