Rifiuta la pappa serale e dà morsi al seno

Buongiorno,

vorrei approfittare della sua cortese disponibilità ed esperienza per chiederle qualche consiglio.

Le scrivo in merito al rifiuto della pappa serale da parte di mio figlio Lorenzo. Quando è nato era lungo 49 cm e pesava 2.950 Kg, ora ha 11 mesi ed è 74 cm e pesa 10.2 Kg.

Nel mese di luglio Lorenzo, per un periodo di circa 3 settimane, ha continuato imperterrito a rifiutare completamente l’INTERA pappa serale e questo periodo coincideva con il mio ritorno al lavoro.

Dopo varie difficoltà finalmente questo periodo era passato e si era tornati quasi alla normalità, o meglio la situazione era notevolmente migliorata. Si è ora ripresentato di nuovo questo problema, non si tratta di dentini dato che non c’è nulla in vista, ho provato a variare i cibi, facendogli provare pomodoro, uovo o preparandogli la pappa in modo diverso, ma appena lo siedo nel seggiolone e vede la pappa, comincia a piangere e a serrare la bocca.

Punta con il dito a qualcosa di indefinito che sta sul tavolo, gli avvicino qualsiasi cosa che possa esserci, ma comunque non si calma e non mangia. Dato che è da due settimane se non più che fa così ed è anche da un po’ di giorni anche, che mia suocera fa fatica a farlo mangiare anche a pranzo, vorrei capire a cosa potrebbe essere dovuto questo rifiuto. Per farlo arrivare "affamato" la sera, non gli dò ormai neanche più la merenda.

So che è corretto che un bimbo di 11 mesi faccia : colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena, ma così facendo fa solo colazione e pranzo. Non è poco per un bambino vispissimo come mio figlio che quando gioca non sta un secondo fermo e ha bisogno di più vitamine? Cosa posso fare per aiutarlo?

È corretto non dargli lo spuntino al mattino e la merenda al pomeriggio di yogurt o un frutto? Se la sera mi rifiuta la pappa dopo numerosissimi tentativi, devo provare a rifargli dell’altro? Devo dargli solo la frutt o gli devo dare un biberon di latte? O meglio, nulla, in modo che capisca che se non vuole quello non c’è altro?

La mia paura è che se dovessi fare dell’altro, lui le prossime volte sa che c’è dell’altro e si rifiuta in partenza, però sono bersagliata da parenti e amici che mi dicono che non posso farlo rimanere senza pappa. Il problema che mio figlio è molto testardo (anche se ha solo 11 mesi), se dice NO è NO e non vuole nient’altro che sia "pappa", se va bene (ma proprio se va bene) accetta solo la frutta omogeneizzata.

Come può aver capito non so più che pappa fargli perché ho sempre la paura, pur preparandogli piatti nuovi, di ricevere un rifiuto e quindi si entra in un loop di stress da parte di noi genitori (soprattutto mia) e di testardaggine e negatività verso la pappa da parte di mio figlio.

Ho allattato mio figlio fino a poco tempo fa ma è da qualche settimana che ormai al mattino rifuta anche il mio seno o addirittura mi dà dei morsi pazzeschi. Ho letto in altre sue risposte che questo potrebbe anche essere visto come un "fattore" positivo.

Purtroppo l’altro giorno quando mi ha morsicato, mi è venuto d’istinto sgridarlo dicendogli di non farlo più perché mi faceva male, si è visto immediatamente che c’era rimasto male anche se ci ha voluto riprovare una seconda volta…ma al mio ennesimo NO ho avuto come risposta il rifiuto totale da parte sua di continuare a mangiare dal mio seno e anche se ho provato a farlo giocare un po’, a distrarlo e riprovarci dopo una decina di minuti, non ne ha voluto più sapere.

Inoltre, da qualche settimana sembra che non mi "cerchi" più, si tuffa nelle braccia di altri, nonni, zii, papà, vicini di casa e da me ci viene dopo numerosi tentativi. Sia quando lo lascio per andare in ufficio e sia quando torno a casa.Cosa sta succedendo? Mio figlio non prova affetto per me? Se devo sincera questo suo atteggiamento mi sconforta e mi fa soffrire un bel po’.

Non capisco se sto sbagliando in qualcosa per la pappa e in altre cose che magari lo porterebbero a non cercarmi eppure mi sembra di essere premurosa con lui.

La ringrazio se mi può dare un consiglio, ne ho veramente bisogno.

Saluti


Forse è un diabolico intreccio di più fattori a rendere il tuo rapporto con il bimbo così difficile in questo momento: vi è la fase particolare di crescita che sta attraversando, fatta di desiderio di emanciparsi dalla dipendenza materna, visto che comincerà senz’altro i primi passi e l’angoscia che questa separazione gli provoca.

Vi è il tuo allontanamento da lui a causa della ripresa del lavoro, che al bambino crea ansia che si somma all’ansia di crescere, di camminare, di separarsi da te; vi è il suo istinto di divorare l’oggetto d’amore mordendo a sangue il capezzolo che, come ho già detto un’altra volta, dipende dall’istinto di distruggere la figura dalla quale dipende tutta la sua vita per emanciparsene e acquisire indipendenza, portandola, in qualche modo, dentro di se anche quando non è fisicamente presente come un cibo che rimane nello stomaco anche quando il piatto è vuoto.

Vi è l’idea che, distruggendo il suo oggetto d’amore, in qualche modo, si possa sostituire a esso acquisendone importanza e potenza, lo stesso potere che lui attribuisce a te, diventando capace, così, di fare il buono e il cattivo tempo, di imporre i suoi no e i suoi si così come la mamma, ora che sta crescendo, cerca di imporre a sua volta i no indispensabili alla sua corretta educazione; vi è l’istinto di opporsi alla tua volontà anche in modo irragionevole rifiutando tutto per il gusto di rifiutare e di entrare in competizione con te.

Vi è anche il gusto di coinvolgerti emotivamente attirando tutta la tua attenzione con i suoi capricci ostinati che suonano come ricatti, se non come piccole vendette ora che ti allontani da lui a causa del lavoro.

Il suo comportamento, poi, potrebbe essere la conseguenza di uno svezzamento condotto in modo non troppo ortodosso, con due personalità che si scontrano più che due persone che, attraverso questa nuova modalità di alimentarsi, trovano spunto per continuare la loro comunicazione, il loro dialogo privilegiato di madre e figlio al momento dell’allattamento, in un modo nuovo, più articolato e pieno di altre sfumature.

Mai come nel momento del pasto e dell’addormentamento emergono conflitti di personalità, tensioni e incomprensioni irrisolte tra genitore e figlio e forse è proprio da lì che bisogna ripartire per calmare le acque.

Cerca di ricordarti, anche chiedendo a tua madre, come ti comportavi tu alla stessa età e anche come si comportava lei nei tuoi confronti e rifletti se, per caso, non ti stia capitando di ripetere gli stessi atteggiamenti di contrapporre la tua personalità e la tua volontà a quella di tuo figlio, anche senza volerlo, soprattutto per placare la tua ansia di alimentarlo correttamente – leggi "di essere una buona madre" – piuttosto che per cercare di fare il piacere o il bene del bimbo.

Allora, prima di tutto, quando un bimbo non mangia o rifiuta il cibo, è buona norma escludere qualsiasi problema di natura clinica, come una malattia in incubazione o altro, poi è bene capire se, per le sue esigenze, mangia, comunque, complessivamente, abbastanza o troppo o troppo poco, poi ci si rimbocca le maniche e si cerca di cambiare atteggiamento al momento dei pasti.

Da questo punto di vista cercherai di confrontare come si comporta nei giorni in cui vai al lavoro e nei giorni in cui resti a casa con lui, cercherai di capire come vive i momenti in cui sei lontana da lui e se le persone che lo accudiscono al tuo posto sono in grado di infondergli benessere e serenità e infine cercherai di vivere il momento dei pasti, soprattutto della cena, senza ansie preventive pensando già che sarà una tragedia ancor prima di versare la pappa nel piattino.

Poi preparerai la pappa nel modo migliore, con attenzione al buon sapore, ecc. e, se possibile, terrai il bimbo con te in cucina mentre la stai preparando parlandogli e dandogli ascolto se desidera attirare la tua attenzione.

Poi preparerai una porzione piccolina e non ti preoccuperai della quantità del cibo che riuscirà a mangiare il bimbo ma solo del buon clima che riuscirai a instaurare con lui interagendo in modo sereno e tranquillo, facendo alcuni giochini, volendo, anche facendoti aiutare da qualche cartone che lo distrae. Non pensare al risultato finale, pensa alla qualità comunicativa di questo momento tra voi due.

Quello che riuscirà a prendere, prenderà: se anche salterà la cena per alcune sere di seguito non morirà di fame e non succederà proprio nulla. Prova ad alternare la pappa che gli darai imboccandolo, con un pezzettino di cibo solido che potrà prendere in mano da solo e portarlo alla bocca tipo un pezzettino di pane spalmato di formaggio o un pezzetto di frutta sbucciata.

Rispetta i suoi tempi se è un bimbo che ama mangiare lentamente ma soprattutto non avere aspettative o pensieri preconcetti: il pasto deve essere vissuto come un intrattenimento, un momento conviviale.

Se dovessi invitare delle amiche per un thè, prepareresti sicuramente una torta o dei pasticcini ma ti preoccuperesti soprattutto della buona conversazione più che della quantità di cibo che esse mangeranno e lo stesso dovrai fare col bimbo: sederti accanto a lui e considerare la pappa come un catalizzatore che rinforza un legame, una comunicazione, un dialogo.

Se il bimbo si sentirà a suo agio e felice di vivere quel momento, sarà il primo ad avere anche il gusto di approfittare di quel momento per gustare il cibo, ma se non sarà soddisfatto della "conversazione" oppure non si sentirà del tutto sereno, di tutto avrà voglia fuorché di accettare il cucchiaio che gli proponi, magari anche con una insistenza che alimenta il rifiuto.

Accetta, quindi, la sua esuberanza e, anzi, mettiti in sintonia con essa anche se ti senti comprensibilmente stanca la sera: il bimbo si nutrirà più volentieri del fatto di sentirti psicologicamente in sintonia con lui, di capire che stai guardando il mondo con gli stessi suoi occhi, vivendo le stesse emozioni, piuttosto che della più saporita delle pappe, imposta, magari, con una insistenza e una apprensione che mal predispongono il bimbo a comportarsi come tu vorresti.

Per pretendere di avere bisogna prima dare e il bimbo rispetterà il tuo desiderio solo se si sentirà a sua volta rispettato nelle sue esigenze che purtroppo, a parole, ancora non sa esprimere.

Il fatto che sembri preferire le braccia degli estranei piuttosto che le tue dipende soltanto da questo suo attuale slancio verso il mondo, mondo che sta diventando, ai suoi occhi, sempre più vasto, interessante ed intrigante, non più limitato al perimetro disegnato dalle braccia materne ma, anche grazie alla sua nuova acuità visiva che gli permette, ora, di percepire le distanze e i rapporti spaziali tra i vari oggetti, nonché la profondità spaziale, sempre più vasto e degno di essere esplorato.

Non ti sta rinnegando, tutt’altro, ha un enorme bisogno della tua presenza rassicurante, ma non vuole più che questa presenza sia totalizzante come la viveva prima, quando la sua dipendenza da te era totale e perché non sia più così, il suo nuovo modo di rapportarsi a te deve necessariamente passare attraverso un atteggiamento di rifiuto; rifiuto del vecchio tipo di rapporto per fare spazio a uno nuovo, più complesso, più ricco e anche più libero. Un po’ come accade nell’adolescenza.

Questa fase, che, dopo il taglio del cordone ombelicale, segna la seconda esperienza di distacco e di crescita del bambino, si trasformerà nella fase dei no, tipica dei due anni, che sono altra cosa, in parte, dai no di adesso e si concluderà quando imparerà a parlare compiutamente, cioè verso i tre anni. Il cammino, quindi, è lungo e tutto in salita, ma non ho mai conosciuto una mamma che dicesse che non ne valeva la pena.

Un caro saluto,

Daniela

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