Rieducazione al sonno


 

Gentile dottoressa,

le scrivo perché dopo 16 mesi di notti insonni sono quasi convinta a tentare una drastica rieducazione al sonno di mia figlia. Fino ad oggi ho sempre "giustificato"e quindi tollerato i suoi numerosi risvegli causati da un forte reflusso prima e recentemente dalla dentizione e credo ancora da dolori addominali.

So che per i dentini non esistono molti rimedi, qualche strategia potrei forse adottare per le coliche che la fanno svegliare urlante nella notte? Io cerco di darle una cena più leggera tant’è che ho spostato quasi tutto nel pasto di mezzogiorno per offrirle la sera un passato di verdura con riso e l’aggiunta a volte di pesce o ricotta…Potrei

variare con qualche altro alimento? Escludendo lenticchie e uova che ho appurato fatica a digerire la sera.

Detto questo vorrei tentare un addormentamento più corretto per capire se può incidere o meno sulla riduzione dei risvegli notturni. Attualmente la bimba dopo il rito della fiaba letta insieme a mio marito nel nostro letto, viene addormentata cullata in braccio camminando per poi essere adagiata nel suo lettino e così vengono gestiti i vari risvegli.

Leggendo e rileggendo di tutto di più so che dovrei partire, dopo la lettura libro, adagiandola nel suo lettino, cosa che ho tentato qualche volta per poi rinunciare per sfinimento. La bimba parte accettando la collocazione nel suo lettino dove inizia a giocare poi quando è veramente stanca inizia a piangere e giustamente più io sono lì a rassicurarla più si innervosisce perché non la prendo in braccio. Finisce che io mi spazientisco per l’orario, per la mia stanchezza, per la sofferenza nel sentirla piangere e erroneamente sospendo.

I miei dubbi sono: davvero anche mia figlia riuscirà a crollare finalmente da sola nel suo lettino se riuscissi a non cedere? Anche ore e ore dovrei resistere? Se i suoi risvegli sono dovuti a dolori di varia natura, la buona abitudine basterà a non risvegliarla? Io come mi devo comportare mentre lei è nel lettino? La rassicuro a parole senza toccarla? Esco dalla stanza contando i famosi minuti? O le resto accanto finché non crolla? E dovrei gestire nello stesso modo anche i risvegli e il sonno pomeridiano?

So che non esistono ricette valide per tutti, ma siccome vorrei tentare di nuovo con più determinazione vorrei almeno capire come muovermi correttamente.

Grazie, Federica

Prima di tutto devi toglierti dalla testa i sensi di colpa che ti vengono quando senti strillare la bimba. La seconda cosa da fare è imparare la coerenza nei comportamenti e non iniziare con un modo di procedere per poi cedere e riprendere la bimba in braccio: in questo modo non fai altro che tirare su una piccola tiranna che ti sfida con i suoi pianti avendo imparato che, così facendo, ottiene quello che vuole.

Se i bimbi riescono ad ottenere quello che vogliono con modalità di comportamento scorrette, come gli strilli, non riusciranno mai a modificare i loro comportamenti perché non sentiranno nessuna necessità di farlo visto che ottengono tutto comunque proprio in questo modo. Inoltre i bimbi devono assolutamente imparare ad addormentarsi nel loro lettino o comunque nello stesso luogo dove poi proseguiranno il loro sonno, quindi basta con l’addormentamento in braccio o nel lettone per poi riportare la bimba nel suo letto.

Mezz’ora prima dell’ora stabilita per andare a letto la piccola va preparata con rituali che si inventeranno, poi le verrà messo il pigiamino, darà la buona notte ai suoi giochini, ne sceglierà uno a lei particolarmente gradito come compagnia notturna, se lo desidera, si abbasseranno le luci e si accenderà la lucina della notte, se servisse, nella sua stanzetta e si metterà la bimba a letto stando una mezz’oretta accanto a lei con la solita fiaba. Alla fine, che la bimba dorma o meno, si starà in silenzio – non tutti sono d’accordo nel continuare un contatto come carezze o cullamenti, ma questo lo dovrai decidere tu – per un altro po’ di tempo, diciamo una diecina di minuti, poi si uscirà dalla stanza.

Se la bimba dovesse piangere, la prima cosa da fare è non farsi venire rimorsi o sensi di colpa: il pianto di un bambino non è sempre espressione di sofferenza insopportabile, spesso si tratta di rabbia, di uno scarico di tensioni o di frustrazioni salutare prima del rilassamento, di quel erroneo senso di onnipotenza che acquisiscono se ad ogni loro minima richiesta hanno sempre ricevuto risposta e così continuano a credere. Però, superato il primo anno di vita, è necessario che sperimentino le prime forme di autonomia, non solo fisica con i primi passi, ma anche psicologica imparando a consolarsi da soli senza interventi esterni.

Quando una mamma si sente stanca dei soliti comportamenti attuati da quando la bimba era più piccola, vuol dire che in cuor suo sa che è giunto il momento di staccarsi un po’ di più dal suo piccolo, proprio per permettergli di crescere, non per essere una madre snaturata.

Quindi, se vuoi che la bimba acquisisca una normale autonomia, devi tu per prima dare l’esempio e imparare a sostenere il pianto della bimba senza soffrire e senza metterti in eccessiva apprensione. Vedrai che quando la piccola capirà che con gli stessi sistemi di prima non otterrà nulla, cambierà atteggiamento e, facendo di necessità virtù, imparerà ad essere più autonoma e a gestirsi meglio il momento delicato del suo addormentamento.

Sapersi gestire l’addormentamento avrà influenza positiva anche sulla gestione dei risvegli notturni. Lunghi mesi di sonno disturbato e interrotto dai malesseri legati al reflusso possono anche avere sregolato il ritmo del sonno della piccola che deve ora reimparare a dormire, quindi, oltre a far si che la piccola abbia una vita molto regolare, cioè risveglio sempre alla stessa ora, pasti sempre alla stessa ora, riposini pomeridiani non più lunghi di un’ora, un’ora e mezza e sempre alla stessa ora nelle primissime ore del pomeriggio, molto tempo trascorso alla luce e all’aria aperta, lontano da fonti di rumore e di caos, poche situazioni eccitanti la sera come giochi di eccessivo movimento, troppi cartoni dove i personaggi corrono, si rincorrono, fanno la lotta, ecc., pochi cibi molto zuccherini che tendono a infondere energia e a togliere il sonno, per un certo periodo di tempo si potrebbe anche pensare al Nopron, non solo per indurre il sonno, ma per diminuire i risvegli notturni.

Ovviamente, visto che i disturbi del sonno dei bambini non devono essere considerati una patologia, ma una educazione da acquisire, non bisognerebbe pensare di risolverli con i farmaci ma semplicemente con alcune regole di vita e di educazione, però, a volte, facilitare o indurre il sonno ad un bambino con un farmaco idoneo può favorire e rendere più veloce l’acquisizione di nuove corrette abitudini e questo può risultare utile sia per il bambino che per i genitori in difficoltà. Ovviamente, in questo caso, dovrai parlarne con la tua pediatra.

Se la bimba ha risvegli anche durante il sonno pomeridiano, potresti pensare  di accorciare il sonnellino che, comunque, non deve svolgersi ricreando le stesse condizioni della notte, cioè non è necessario, anzi, potrebbe essere controproducente fare il buio totale oppure spogliare la bimba come la sera, perché se la piccola dorme in ore ancora luminose deve sempre sentire che è giorno e non credere che sia già notte. Infine, come ho già detto, è importante che la bimba prenda sole perché è proprio l’esposizione alla luce a stimolare la secrezione di melatonina che è appunto l’ormone ipnoinducente che regola il ritmo circadiano del sonno e che, se la bimba non è più allattata al seno, solo fra alcuni mesi sarà prodotto in quantità tali da essere influente sull’induzione del sonno.

Un caro saluto, Daniela

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