Riammissione a scuola dopo malattia infettiva


Buongiorno,
Le volevo chiedere se i pediatri italiani per la riammissione a scuola dei bambini affetti da malattia infettiva, devono seguire i tempi previsti da qualche legge.
 
Grazie
 
Martina

Cara Martina,
le leggi che regolamentano la riammissione a scuola dei bambini dopo malattia infettiva sono regionali e non nazionali e, attualmente, in evoluzione.
Quindi, la normativa su questo argomento, benché esistente, non sempre è chiara e univoca.
Ogni scuola, normalmente, ha il suo regolamento sanitario al quale i genitori sono tenuti ad attenersi salvo la possibilità di discuterne con i dirigenti scolastici in occasione degli incontri e delle periodiche riunioni con i rappresentanti dei genitori e quelli scolastici.
In realtà le cose dovrebbero funzionare così: se un bambino di età compresa tra 0 e 5 anni, cioè in età pre-scolare, presenta i primi sintomi di una probabile malattia infettiva a scuola (febbre superiore a 38,5°C, più di 3 scariche diarroiche durante le ore di frequentazione scolastica, macchie sospette sulla pelle suggestive di esantema infettivo, congiuntivite purulenta, crisi asmatica importante o altri sintomi respiratori e non respiratori preoccupanti), vengono avvertiti i genitori e il bambino è bene che sia allontanato entro la giornata.
A quel punto, nell’arco delle 24 max 48 ore successive, il genitore è tenuto a comunicare all’asilo o alla scuola, quali altri sintomi ha sviluppato il bambino e quale diagnosi sicura o presunta ha formulato il medico curante.
In base alla diagnosi, conoscendo la durata del periodo contagioso di ogni malattia, sarebbe sufficiente una autocertificazione del genitore al momento di riportare il bambino a scuola dopo guarigione.
Mi spiego meglio: se un bambino è stato allontanato dalla scuola per febbre alta e, dopo qualche giorno, a casa, ha sviluppato, per esempio, la varicella, appena fatta diagnosi, il genitore dovrebbe avvertire la scuola. La scuola allora saprà di poter riammettere il bambino non prima di una settimana dopo l’inizio dei sintomi del bambino, visto che dopo tale periodo, anche se le manifestazioni cutanee non sono ancora scomparse, il bambino, anche fosse ancora contagioso, lo sarebbe a livelli talmente bassi da non costituire un pericolo per la comunità.
Oppure prendiamo il caso di una congiuntivite purulenta: il bambino viene allontanato ma può rientrare anche dopo 24 o meglio 48 ore se il genitore certifica, sotto la sua responsabilità, che il bambino è sottoposto da ormai già due giorni a terapia antibiotica locale o generale idonea per la sua patologia.
Per la scarlattina, idem: riammissione a scuola, se il bambino sta sufficientemente bene, anche dopo soli 2 giorni dall’inizio di una idonea terapia antibiotica, in quanto si suppone che l’antibiotico adeguato sia in grado già dopo 48 ore di bloccare la replicazione e la vitalità degli streptococchi rendendoli così innocui anche se trasmessi ad altri bambini dal soggetto non ancora totalmente guarito.
Lo stesso ragionamento si fa persino con la meningite meningococcica! Per assurdo, se il bambino stesse sufficientemente bene e fosse in grado di frequentare la scuola, potrebbe essere riammesso addirittura dopo soli 2 giorni di idonea terapia antibiotica, anche se la malattia è soggetta a denuncia da parte delle autorità competenti (ASL)!
In realtà, dopo un allontanamento da parte della scuola perché i primi sintomi di una malattia infettiva sono comparsi a scuola, è bene far visitare il bambino dal medico curante. Il medico potrà redigere in quella occasione un certificato con la diagnosi e con la prognosi e non sarà necessario riportare il bambino dal pediatra una seconda volta per avere un certificato di fine malattia e di riammissione a scuola. Se, invece, i primi sintomi di malattia compaiono a casa e il bambino, quindi, non viene allontanato dalla scuola stessa, il genitore è tenuto ad avvertire la scuola al più presto dichiarando il motivo dell’assenza del figlio e, in caso di diagnosi chiara e univoca, potrà rimandarlo a scuola con semplice autocertificazione di quello che ha avuto il bambino, sempre che la durata dell’assenza corrisponda al periodo di effettiva contumacia, cioè contagiosità, della malattia dichiarata. Quindi, spesso, anche in questo caso, serve il medico per una diagnosi precisa.
Questo per quanto riguarda le malattie infettive più comuni e non soggette a denuncia alla ASL da parte del medico curante come tbc, hiv, meningite meningococcica, epatiti virali A e E, scabbia e, scusa se non sono sicurissima, scarlattina.
Per queste ultime malattie, però, in seguito alla legge sulla privacy, il rapporto è solo tra il medico curante e la ASL e la scuola non è nemmeno tenuta a pretendere certificato scritto se il genitore si dovesse rifiutare di esibirlo. O meglio, basta un certificato che il bambino è affetto da una malattia guaribile in tot giorni e la verifica da parte della scuola che i giorni di contumacia previsti dal medico sono stati rispettati. Una legge vera e propria su questi giorni di contumacia, quindi, esiste solo per le malattie soggette a denuncia ora menzionate, non per tutte le altre.
Si sa però che quasi tutte le malattie virali non modificabili da terapia antibiotica hanno una contagiosità massima soprattutto nel periodo di incubazione, quando il bambino non ha ancora sintomi e frequenta la scuola, mentre, dall’inizio dei primi sintomi che permettono la diagnosi, in media, restano contagiose per un massimo di una settimana. Invece, le malattie infettive di origine batterica, quando trattate con antibiotico idoneo e specifico, smettono di essere contagiose, mediamente, due giorni dopo l’inizio della terapia antibiotica.
In sintesi, quindi, molte riammissioni potrebbero in teoria essere regolate “a voce” in modo molto informale, sempre, comunque, nel rispetto dei tempi di isolamento che sia la scuola che il genitore dovrebbero conoscere e solo per alcune malattie vi è obbligo di denuncia da parte del medico curante. Anche per queste, comunque, l’obbligo vige solo tra il medico curante e la ASL visto che per questioni di privacy la scuola può anche restarne allo scuro.
La questione non è chiara in tutti i suoi punti ed è quindi fonte di continue discussioni. Per non dilungarmi troppo nella risposta preferisco finire qui ma sono disposta a riprendere l’argomento per ulteriori chiarimenti se qualcuno ne sentisse la necessità.
Un caro saluto,
Daniela

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