RGE e allattamento


Buongiorno,

sono una mamma di tre bambini (5, 3 e 19 gg). Al primo è stato diagnosticato malattia da RGE (arresto di crescita, gastroscopia al IV mese e trattamento con omeprazolo); al secondo in via preventiva ai primi sintomi di RGE sotto traccia (come nel primo) hanno dato omeprazolo dal terzo mese. Con entrambi l’allattamento è stato molto difficile. Ora sono al terzo e confesso di avere molto paura anche perché da una settimana sono comparsi durante le poppate gli stessi segnali: si attacca per qualche minuto, poi si stacca, si riattacca, si contorce, diventa paonazzo fino a piangere.

Capita anche che si scarichi ma la cosa non migliora. In queste due settimane è cresciuto bene (400gr), ma sta diventando difficile la poppata. So di essere alla mia terza esperienza ma vorrei non cadere nelle ansie e fatiche delle prime esperienze. 

Qualche domanda: quanto devo insistere perché concluda la poppata? Tra un pasto e l’altro e di notte non ha particolari disturbi: se ha ciucciato poco e mi sento il seno ancora pieno ma lui dopo la crisi di pianto si addormenta, lo devo svegliare? Ha qualche consiglio sulla modalità di allattamento? Un’ostetrica del consultorio mi ha detto di spremere il latte in bocca quando piange e si contorce per lavare l’esofago prima della poppata… ma non ce la faccio perché è disperato e si contorce troppo. Ho comprato il Gaviscon (che ho dato anche agli altri due bimbi) ma non l’ho ancora dato perché il mio dubbio è che lui tra un pasto e l’altro (dopo che l’ho tenuto mezzora in posizione verticale) non è disturbato; il disturbo è DURANTE la poppata. Va bene lo stesso il GAVISCON e quando devo darlo? Mi scusi per la lunghezza della mail, ma ho altri due bimbi piccoli e non vorrei gestire la mia famiglia con ansia.

Grazie mille fin da subito dell’attenzione.

 

Se il bimbo, come credo, ha una buona suzione e se il tuo latte scende già con facilità, penso che il seno possa essere svuotato in una diecina di minuti, massimo un quarto d’ora di suzione pressoché continuativa se non vi sono pause particolarmente lunghe tra un gruppo di atti di suzione e l’altro – i bambini di solito compiono quattro o cinque atti di suzione e uno di deglutizione con una pausa breve prima di ricominciare a succhiare della durata media di tre o quattro suzioni – Quando smettono di succhiare pur continuando a tenere il capezzolo in bocca e tendono ad addormentarsi, possono essere stimolati per due o tre volte, poi si può passare all’altro seno dove si possono lasciare fino al completo addormentamento prima di essere staccati delicatamente e definitivamente.

Non è necessario che il seno sia svuotato completamente se questo non avviene con la suzione spontanea del piccolo per quanto riguarda la nutrizione del bambino perché è ad inizio poppata che viene succhiata la parte più nutriente del latte mentre alla fine rimane la parte più liquida e sierosa e nello stesso tempo è possibile che una mamma che produce molto latte ne abbia momentaneamente in eccesso rispetto al fabbisogno del bambino per le prime settimane fintanto che non si crea un equilibrio tra il produttore e il consumatore. Si sa che lo svuotamento totale della mammella stimola in modo ideale l’ipofisi a secernere prolattina per produrre ulteriore latte, però, quando il latte è in eccesso, anche un minimo rallentamento della sua produzione dovuto all’incompleto svuotamento della mammella contribuisce ad ottenere questo equilibrio, mentre una insistenza eccessiva nel fare succhiare il bimbo non più affamato pur di svuotare il seno potrebbe indurre coliche addominali per eccesso di distensione intestinale e anche reflusso per eccesso di riempimento gastrico. Quindi i bambini non vanno forzati nello svuotare la mammella ma è meglio che si regolino da soli, magari aumentando il numero delle poppate se ognuna di esse fosse un po’ scarsa.

Detto ciò, l’agitazione del piccolo potrebbe anche dipendere da qualche doloretto intestinale, un po’ di meteorismo o un riflesso gastro colico vivace con premiti intestinali e emissione di feci miste ad aria che iniziano poco dopo le prime succhiate di latte caldo. Essi procurano lo stesso stato di disagio e di fastidio del reflusso e un comportamento simile del bambino durante le poppate. Pertanto va capito bene il motivo dell’agitazione del bambino durante la poppata. Se piange, diventa rosso in viso, stira le gambe, emette aria e anche feci, è più probabile che si tratti di doloretti addominali, altrimenti potrebbe trattarsi di reflusso,  anche se mi sembra un po difficile che si manifesti già in diciannovesima giornata di vita perché quello che disturba del reflusso non è il reflusso in sé, cioè la risalita nell’esofago di materiale gastrico, ma l’esofagite da reflusso, infiammazione dell’esofago che, di solito, ha bisogno di un po di tempo prima di manifestarsi. Ma comunque, anche se si trattasse di esofagite da reflusso, pasti meno abbondanti e più frequenti migliorerebbero un po la situazione.

A questo accorgimento, cioè al frazionamento e all’aumento eventuale di numero delle poppate, può essere associata la somministrazione di ranitidina due volte al giorno, sempre sotto consiglio del pediatra e, qualora non fosse efficace, potrebbe essere sostituita dall’omeprazolo una volta al giorno. Lascerei perdere gaviscon e altri alginati e anche i procinetici, almeno per ora. Un’occhiata anche alla tua alimentazione qualora vi fossero alcuni eccessi di grassi o di zuccheri o anche di latte e derivati.

Un caro saluto, Daniela

 

 

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