Quando lo spannolinamento è un problema per la mamma


 

Gentile dottoressa, ancora spannolinamento…

Ho letto tutte le Sue risposte in merito e da ognuna cerco di trarre spunti e consigli ma ogni caso è a sé.

Il nostro caso: Matteo ha due anni e cinque mesi. Nei mesi estivi, quando si andava al mare e in piscina, trascorreva diverse ore senza pannolino: a volte chiedeva essere accompagnato a fare la pipì sul water, altre la faceva nel costumino… tant’è! Da tempo oramai si svegliava dalle nanne pomeridiane (e anche dalle notturne) col panno asciutto. Ogni tanto faceva la cacca sul vasetto, mentre usava il riduttore per il water per fare la pipì prima di andare in doccia la sera (e questa per lui resta un’abitudine, nel senso che, come ci prepariamo per la doccia, mi dice "la pipì sul water!" e la fa tutta, veda oltre).

Ho pensato: ok, forse è pronto, dato che la seconda metà di agosto io sono a casa dal lavoro e lui dal nido, è l’occasione giusta per avviare lo spannolinamento. Gli spiego che "da oggi il pannolino non serve più" e che se mi avverte quando è ora di farla andiamo al bagno e andiamo a comperare le mutandine.

Prima settimana: pipì ok, la fa quando andiamo sul water appena svegli, prima di uscire, prima di pranzo, dopo il riposino del pomeriggio, prima di cena, prima della doccia per le nanne. Ok ma, piccolo dettaglio: LA CACCA non viene perché "è dura" "non scappa", ecc…

Nonostante il vasetto, giochi e gnomi e favoleggiamenti vari non la fa per giorni (però tenta varie spinte, anche se non è al wc) perciò gli pratico un microclisma. Lui, affranto, vuole le coccole, si ammogia tutto e la fa nel wc dopodiché mi chiede di andare sul lettone, ancora coccole, e si addormenta facendone ancora (col panno addosso), finalmente beato nell’espressione del volto.

Nel frattempo, ha iniziato a "ostinarsi" anche con la pipì: non la fa oppure ne fa un goccio quando andiamo al water e mi dice "fatta!" oppure "no, non ci vengo sul water, l’ho fatta prima" (alle 6 di sera, dall’ora di pranzo che non urinava…), col risultato di stare ore senza farla e poi mollarla o nel panno della notte (finalmente) o dove capita (non importa, si pulisce).

L’1 settembre io riprendo il lavoro e lui riprende il nido: gli preparo cambi di mutandine e vestitini e telefono alla coordinatrice (purtroppo non sono io ad accompagnarlo al nido in quanto pendolare, esco la mattina alle 6.45) per spiegarle che da un paio di settimane ho levato il panno e ottenere dalle maestre collaborazione oltre che consigli in merito agli atteggiamenti sopra descritti.

Avevo chiamato anche la nostra pediatra dopo cinque giorni che non andava di corpo, la quale mi disse: "se il bimbo evacua ad orari regolari gli metta il pannolino al momento giusto" "no, non è regolare" "allora glielo rimetta e basta, non è pronto".

L’educatrice invece mi suggerisce di non regredire, che una volta tolto il panno non si torna indietro, e mi rassicura: "proviamo a vedere un paio di settimane che fa e poi ne riparliamo".

Io navigo nell’indecisione. Non riesco a "sentire", di mio, cosa è meglio per lui. Talora mi dico: "ok, basta, glielo rimetto, così si sente rassicurato e capisce che fa lo stesso, è tutto ok, che non è una prova per la quale deve fare contenta la mamma. Chissà che riprenda a fare pipì e pupù come ha sempre fatto e ci riprovo quando ce la sentiamo, magari me lo chiedesse lui stesso"

Poi, stamane sento la maestra al nido (da ieri gli avevo rimesso il panno) e mi convinco: "no, dai, anche con il loro aiuto magari vediamo se si sblocca". La verità è che vorrei potermici dedicare più "di persona", e questo non perché non mi fidi delle maestre e della nonna (mia mamma, che lo tiene i pomeriggi, dalle 14 circa fino al mio rientro, la sera alle 19.30), ma perché sento che questo passaggio dovrebbe essere una cosa tra me e lui (sob!).

Nei due pomeriggi a settimana che rientro prima dal lavoro cerco di "dedicarmi" a noi, al gioco, ai nostri momenti e andiamo a giocare al wc, ma non c’è continuità in questo… A preoccuparmi è proprio il fatto che non credo gli faccia bene tenere la cacca (per giorni) e pure la pipì (per ore) e poi lo vedo contrariato.

Giorno dopo giorno diventa nervoso, dorme meno il pomeriggio, si sveglia prima la mattina. Mio marito si preoccupa perché ha l’incubo che la stitichezza ed il trattenere la pipì gli nuocciano, e allo stesso tempo non può comprendere che in questa cosa mi sento coinvolta in prima persona come in tutti i "passaggi cruciali" e le piccole conquiste di Matteo (dallo svezzamento, all’inserimento al nido, all’abbandono del ciuccio, alla prima volta delle nanne fuori casa senza di noi) e perciò sono confusa tra il ruolo di chi dovrebbe condurlo nel passaggio e chi "lo vive" in proprio, dall’interno.

Sabato Matteo ha avuto febbre con due picchi, il pomeriggio e la sera, di 38.8 (al che gli ho dato la tachipirina), era stanco e aveva l’alito da acetone: è possibile che sia dipeso dal fatto che in otto giorni ha evacuato una sola volta? Gli ho praticato un microclisma ieri (con il solito effetto che si rattrista e vuole le coccole nell’abbandonarsi all’atto dell’evacuazione) e la febbre non c’è più stata. Coincidenza? Sta di fatto che ripeto a me stessa che la mia indecisione non fa gioco e so di "sbagliare" nel toglierlo e rimetterlo, cosa che in realtà faccio più per alleggerirmi la coscienza del tipo "così è libero e fa quel che vuole senza forzature".

Un consiglio per me ce l’ha? La sua serenità ed il suo benessere innanzitutto sono la mia priorità.

Al momento in cui le scrivo (lunedì) la mia posizione è questa: lo tengo senza per tutta la settimana e poi vedo. Se non fa la cacca e si ripete il copione (trattenere la pipì, dormire e mangiare meno, nervosismo), glielo rimetto e comunico alle maestre del nido che questa è la mia decisione e che ne riparleremo. E poi?

La ringrazio

Le indecisioni, i comportamenti ambivalenti e i sensi di colpa non servono a nulla e non giovano a nessuno.

Dal comportamento del bimbo è evidente che lo spannolinamento è iniziato un po’ troppo presto per lui ed è stato condotto in modo incostante con troppe persone diverse occupate in questa gestione: il bimbo si è, così, sentito disorientato e non favorito nel completamento di questa acquisizione e sta avendo difficoltà.

Il tuo atteggiamento, poi, non fa che disorientarlo ancora di più. Pertanto bisogna scegliere un comportamento da adottare e portarlo avanti con coerenza e decisione. E, se il bimbo non andasse al nido e tu non andassi al lavoro e non fossi obbligata ad affidare la gestione del problema ad altre persone, la soluzione più semplice sarebbe quella di rimettere il pannolino al bimbo per alcuni altri mesi aspettando, per toglierlo nuovamente, sia che il bimbo stesso manifesti questo desiderio, sia che tu possa contare su un periodo piuttosto lungo di disponibilità, cioè di assenza dal lavoro, per seguirlo con pazienza passo passo.

Ovviamente, da quanto mi dici, tutto questo è impossibile, pertanto i tempi fisiologici del bimbo non possono essere rispettati pienamente e bisogna adattarsi alle circostanze e fare buon viso a cattivo gioco. Il pannolino, quindi, non va rimesso e le maestre, come i nonni, dovranno armarsi di santa pazienza per alcuni mesi sopportando pipì addosso e l’ambivalenza del bimbo ancora presente tra trattenere le feci e lasciarle andare, con relativi incidenti di percorso.

Tutto questo senza colpevolizzare il bimbo, senza volere affrettare i suoi progressi, ma semplicemente incoraggiandolo ogni volta che fa pipì nel posto giusto e che riesce a liberarsi dalle feci senza trattenerle seduto sul vasino o sul wc. Incoraggiare i progressi e far finta di nulla in caso contrario. Per il controllo delle feci ci si comporterà come per la pipì portando il bimbo sul vasino almeno una volta al giorno ad orario stabilito, meglio se dopo un pasto, colazione, pranzo o cena che sia, ma dovrebbe essere compito di una persona di famiglia a meno che il bimbo non dia segno di sforzarsi e di spingere nelle ore in cui è al nido.

Ma comunque, bando ai sensi di colpa: tu, credo, non puoi fare a meno di lavorare altrimenti non ti sobbarcheresti il sacrificio del pendolarismo, il bimbo, all’età che ha, trae senz’altro giovamento dal fatto di frequentare l’asilo nido e i vantaggi superano gli svantaggi, i nonni saranno senz’altro felici di occuparsi di lui nelle ore pomeridiane e tutto questo avvicendarsi di figure amorevoli di riferimento in fondo costituisce una ricchezza affettiva e di esperienze anche per il bimbo che, al massimo fra alcuni mesi, se continuerà ad essere circondato da adulti sereni, affettuosi e coerenti, risolverà ogni sua attuale contraddizione.

Le logiche della società e della vita moderna non permettono ai genitori di rispettare a pieno le esigenze e i tempi di crescita dei bambini: bisogna farsene una ragione quando il problema emerge e non colpevolizzarsi né tantomeno colpevolizzare il bambino.

L’intelligenza, si sa, si sviluppa tanto più quanto più si danno ad essa occasioni per escogitare e mettere in atto meccanismi di adattamento alla realtà. La vita troppo facile non ha mai giovato all’evoluzione e alla maturazione di nessuna personalità.

Un caro saluto, Daniela

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