Quando dire NO a 15 mesi


 

Buongiorno,

mio figlio ha 15 mesi, è nel pieno della sua fase esplorativa.

Ho cercato di adattare la casa alle sue esigenze, ma vorrei che imparasse (ed in effetti capisce sia il tono diverso, sia i NO che gli diciamo) che esistono dei limiti e non può sempre fare ciò che vuole. Pensa sia giusto o così facendo si pregiudica una fase necessaria per il suo sviluppo?

La ringrazio per la Sua risposta. Distinti saluti, Francesca

I NO quando servono bisogna avere il coraggio di dirli. Essi non devono inibire il naturale spirito di iniziativa, la fisiologica curiosità e l’allegra intraprendenza di un bambino ma devono servire a insegnare al bambino che vi sono dei limiti necessari a tutto ciò, dettati principalmente dalla tutela della incolumità fisica del piccolo e in secondo luogo dal fatto di assicurare un ragionevole spazio vitale e di libertà agli adulti: in poche parole, il bimbo deve pian piano capire che la libertà non è dovuta ma si conquista sul campo dimostrando di assimilare gradatamente il concetto di autolimitazione e di autocontrollo e soprattutto di rispetto degli spazi altrui: la mia libertà finisce dove comincia la tua dove per libertà si intende il diritto di salvaguardare i propri bisogni vitali e le proprie esigenze più pressanti.

Libertà di esplorazione e di espressione, quindi, ma fintanto che non si compiono atti potenzialmente pericolosi per sé e per gli altri (il bimbo piccolo deve ancora imparare quali sono) e fintanto che non invadono in modo inaccettabile le normali esigenze di vita, di spazio, di silenzio, di riposo, di espletamento delle normali attività quotidiane, ecc. degli adulti.

I NO si devono dire con calma, ma con fermezza determinazione e coerenza. Se un gesto o una azione è no lo deve essere sempre e non solo quando fa comodo. I no vanno ripetuti con fermezza e, se necessario, anche modificando un po’ il tono della voce, sempre in modo proporzionato alla circostanza e non è necessario sempre che ai no seguano dettagliate e pazienti spiegazioni o ragionamenti di principio: i bambini così piccoli non sono sempre in grado di percepire le sfumature delle argomentazioni, per loro è più utile crearsi man mano una chiara classificazione mentale delle cose no e di quelle si.

I bambini così piccoli preferiscono il bianco e il nero decisi piuttosto che le sfumature di vari colori. Avranno tempo dopo il sesto, settimo anno, per divertirsi con le speculazioni intellettuali.

Ciò non toglie, però, che per lo stesso principio di rispetto delle libertà di ognuno, anche il genitore deve riflettere su quando è opportuno dire no, imparando a sopportare con uno sforzo necessario di pazienza anche quando si sente stanco la naturale esuberanza e la voglia di conoscenza e di esplorazione del proprio bambino che talvolta possono risultare fastidiose e invadenti.

Si parte, quindi, con uno sforzo di pazienza e di comprensione per acquisire poi il diritto/dovere di pronunciare i fatidici NO di cui sopra. Talvolta, una eccessiva esuberanza e invadenza del bambino può essere espressione proprio dell’ansia e della confusione mentale che ha quando dal mondo adulto non arrivano segnali e limiti sufficientemente chiari su quello che può o non può fare, deve o non deve fare.

Un bambino accentratore e turbolento può essere semplicemente un bambino che provoca inconsciamente il genitore proprio per indurlo a dargli dei limiti, quei limiti che a lui servono per mettere ordine nelle sue esperienze e capire come funziona il mondo.

Un caro saluto, Daniela

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