Problemi respiratori e sostanze chimiche


Gentile Dott.ssa la mia bimba di due anni ha sofferto (rientrati la scorsa estate da due mesi di mare) di laringospasmo e broncospasmo: abbiamo dovuto ricorrere ai puff di cortisone e broncodilatatore….prima non era mai successo, abbiamo poi scoperto che dove ci siamo trasferiti ad abitare è stato aperto un impianto per la produzione di ecoballe dove confluiscono giornalmente 750 tonnellate di rifiuti…è a duecento metri da casa nostra e a cento dall’asilo della piccola….per alcuni mesi la puzza di mondezza e di chimico è stata così forte da impedirci di aprire le finestre anche solo per cambiare l’aria …ora complice il freddo e i venti a nostro favore le cose sono migliorate e anche la piccola non ha avuto ulteriori episodi (è in corso un’indagine della procura)…volevo sapere se è possibile mettere in relazione scientificamente queste due cose perchè i gestori dell’impianto negano che ci siano problemi per la salute…abbiamo formato un comitato e stiamo cercando notizie o studi medici che ci possano aiutare; mi scuso se la domanda dovesse sembrarle fuori luogo e la ringrazio se potesse anche solo dirmi se esiste una casistica di questo tipo o a chi rivolgermi




Gli uffici competenti della ASL alla quale appartieni e l’ARPA – AGENZIA REGIONALE PER LA PROTEZIONE AMBIENTALE – nonché il sindaco del comune dove abiti hanno la responsabilità di ordinare delle valutazioni qualitative e quantitative dell’aria che respirate con ricerca di inquinanti ambientali e quant’altro. La richiesta di questo tipo di intervento può essere fatta sia da un privato cittadino ma meglio ancora da un comitato di quartiere o comunque da chi ha autorevolezza per fare smuovere il pachiderma dell’ingranaggio burocratico. Poi si dovrebbe organizzare uno studio statistico coinvolgendo i medici e i pediatri di base operanti sul territorio per stabilire se, dal momento dell’inizio dell’attività della discarica si è verificato un aumento statisticamente significativo di problematiche allergiche e/o respiratorie nella popolazione in generale e nei bambini soprattutto. Lo studio deve fotografare la situazione al presente ma deve anche prevedere un lasso di tempo significativo per valutare l’incremento nel tempo delle patologie che si intende monitorare. Con i risultati di queste indagini preliminari, ammesso che possano dare esiti significativi, si coinvolgono, infine, avvocati, politici della regione, politici che operano nell’area della protezione ambientale e via discorrendo. Battaglia lunga e su più fronti, ma vie alternative non ve ne sono. Bisogna, poi, che alla base vi siano persone disposte a responsabilizzare ogni cittadino infondendogli la voglia di essere partecipe perché incide anche il numero di persone che lottano e che si uniscono. L’avvocato o gli avvocati devono anche raccimolare dati provenienti da altre lotte simili effettuate in passato in modo da imparare anche da chi ha già avuto esperienza e perdere meno tempo in eventuali errori o passi falsi inevitabili quando si inizia una avventura per la prima volta. Bisogna unire le forze sia dal punto di vista numerico che di specifiche competenze. Da soli e senza competenze specifiche si perde sicuramente.

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