Problemi di masticazione


Buongiorno Dottoressa,
rieccomi qui a chiedere i suoi preciosi consigli, per la mia bambina di 18 mesi 10,8 kg e 82 cm. La bambina frequenta il nido dal lunedì al venerdì e quest’anno fa parte della sezione medi.
Premetto che l’anno precedente la bambina spesso aveva dei blocchi nel mangiare (rifiutava categoricamente qualsiasi cosa) per poi riprendere normalmente (specialmente si verificava con il pranzo al nido dove presentava conati di vomito). Durante i mesi estivi mi sono dedicata molto alla bambina ed ho notato che con alcuni piccoli accorgimenti la bambina mangiava tranquilla. I piccoli accorgimenti sono che alla bambina piace mangiare abbastanza cremoso e gradisce ancora il pappone unico (anche se mostra interesse a mangiare le cose nostre, ma non vuole fare un pasto del genere). Ho continuato così vedendola tranquilla e all’inizio dell’anno scolastico ci ri siamo, la bambina comincia a nn mangiare al nido. La maestra mi fa incontrare con la pediatra del nido per la quale non andava assolutamente bene il modo di mangiare della bambina che di seguito riporto:

colazione ore 6.00: 250 gr di latte vaccino + 4 biscotti + 1 cucchiaino di miele (per la pediatra del nido nn va bene perchè troppo e molto presto)

merenda vs le 9.30 (solo se sta a casa e se si sveglia per quell’ora): frutta oppure uno yougurt (non devo darlo perchè così non mangia a pranzo )
pranzo vs le 11.30 : pappone unico- che mangia volentieri anche se ha fatto la merenda prima (2 chucchiai e mezzo di pastina, + verdure + carne o pesce oppure uovo) (il pappone nn va bene)
merenda vs 15.30 : latte e biscotti (150 gr+2 biscotti) oppure yougurt e biscotti oppure gelato
cena vs le 18.30 : come a pranzo variando (tra carne, pesce e legumi)
latte della buona notte vs le 22 .00 (150 gr + 1 biscotto), (non devo assolutamente darlo anche se piange e lo chiede perchè secondo la pediatra per questo motivo rifiuta i pasti)

Alla fine della fiera mi hanno detto che al nido nn lo proporrano più il pappone unico ma il menu dei medi. In una settimana di questo “esperimento” al nido la bimba a pranzo ha mangiato solo una volta, e la cosa peggiore che è peggiorata molto anche a cena (piange quando propongo la pappa, poi si calma e la finisce quasi tutta, ma i pasti ormai sono diventati un momento di stress) Ho cercato anche di lasciarla a mangiare da sola, mangia poco e poi pasticcia, se continuo così la bimba salterebbe pranzo e cena. Quindi sono tornata al pappone unico cercando di mettere formati di pastuascitta più grandi. Ho notato che la bimba più che masticare ingoia cosa che però nn fa con qualcosa che le piace (pezzo di ciocolato, biscotto o pizza che mastica piano piano).

Le volevo chiedere: ma è un problema che la bambina voglia mangiare ancora il pappone? fino a che età si può andare avanti così? Come faccio a invogliarla a masticare anche le cose durante i pasti (pastasciutta o pezzetti di carne)?
Secondo Lei è adeguata la dieta giornaliera della bambina?

La ringrazio molto per la Sua pazienza e disponibilità.
Cordiali saluti




A diciotto mesi, considerando i due pasti principali più la merenda ed eventualmente lo spuntino di metà mattina, la quantità di latte dato con il biberon dovrebbe ridursi a meno di 500 ml al giorno: diciamo 250 massimo 300 la mattina (senza miele se aggiungi i 4 biscotti, col miele se li sostituisci con le due fette biscottate sbriciolate) e gli altri 150-200 gr massimo o di pomeriggio a merenda o la sera dopo cena se proprio non ne puoi fare a meno ma meglio togliere il vizio del contentino inutile dopo cena. A metà mattina basta e avanza un po di frutta, magari da proporre a pezzi come di solito fanno al nido in modo da stimolare la masticazione o, alla peggio, frullata densa magari affiancandola ad un biscottino secco proprio per stimolare la masticazione. A pranzo e a cena non sono, in linea di massima, contraria al piatto unico anche se la tendenza attuale è quella di proporre primo secondo e contorno separati, però sono contraria al pappone cremoso che non stimola la masticazione. Quindi, piano piano, bisogna passare, per esempio, al risotto con verdure, ben amalgamato e cremoso ma pur sempre granuloso e non del tutto omogeneo oppure alla polenta con verdurine stufate messe sopra oppure condita con un ragù di carne ben macinata (ovviamente senza soffritto), ad una minestra di lenticchie associate a pastina o riso e così via. Poi dovrai passare alle polpette, magari di verdura con patate, poi anche di carne che la bimba, a pezzettini, potrà mettere in bocca da sola come fa con la pizza o la cioccolata. Se questi graduali cambiamenti non dovessero essere subito accettati, quello che la piccola lascerà nel piatto non dovrà essere sostituito da nessun pappone o da nessun biberon sostitutivo di latte ma, al massimo, da una fetta di pane o di pizza in sostituzione della pasta o del riso, da qualche cucchiaino di ricotta o stracchino al posto del pesce o della carne lasciata e così via. Al pomeriggio uno yogurt sarà più che sufficiente, meglio se naturale non dolcificato al quale aggiungerai tu un solo cucchiaino di miele e magari alcuni pezzetti di frutta fresca morbida come banana o pera. Un vasetto di yogurt corrisponde a circa 180 gr di latte ed esso, aggiunto ai 250-300 gr della mattina e ad una porzione di formaggio due o tre volte la settimana, coprirà il fabbisogno di latte e derivati senza dare l’ultimo biberon della sera. Detto ciò, con i bimbi ci vuole pazienza e capacità persuasiva. Il momento del pasto non deve trasformarsi in lotta o sfoggio di forza di volontà, pro o contro la situazione che sia, ma deve rimanere un buon momento di comunicazione e di gioco tra bambino e adulto. Si procede a piccoli passi, rispettando il più possibile i tempi del bambino ma il buon cammino deve mostrare sempre un avanzamento, mai una stasi e tantomeno una regressione. Se questo avviene vuol dire che qualcosa non funziona bene sul piano della comunicazione tra il bambino e l’adulto che lo accudisce. L’adulto dovrebbe, forse, diminuire ansia e sentimenti ambivalenti nei confronti del bambino e in tal modo sarebbe per lui più facile mantenere calma e pazienza ma soprattutto fiducia nelle potenzialità del piccolo. I pasti al nido, comunque, sono utili anche se il piccolo (nel tuo caso la piccola), ancora tra i più “giovani” del suo reparto, tarda ad adattarsi alle nuove modalità. Non morirà di fame per questo e non dovrà essere riempito da pasti sostitutivi.

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone