Prevenire le convulsioni febbrili


 

Gentile dottoressa,

nostra figlia ha 22 mesi, da febbraio ad oggi ha già avuto sei crisi convulsive: ogni volta che ha avuto la febbre si è presentata la crisi.

Abbiamo usato tre volte il Micronoan in fase acuta. Le crisi sono state annoverate tra quelle semplici. Il nostro pediatra, e non solo, ci ha suggerito di praticare una terapia preventiva con del valium quando le viene la febbre. Cosa ne pensa?

Grazie.

La terapia preventiva con valium dall’inizio dell’episodio febbrile fino alla fine della fase acuta della malattia che lo ha generato è un atteggiamento prudente che non prescinde, però, dal praticare la stessa prevenzione con un farmaco antipiretico.

Quindi, al minimo rialzo febbrile, il bambino dovrebbe assumere, non a bisogno, ma con regolarità due, meglio tre volte al giorno, sia un antipiretico che un anticonvulsivante, a prescindere dall’andamento della temperatura che, così facendo, difficilmente potrà subire sbalzi importanti.

Questo, in linea di massima e sempre previa conferma del pediatra, almeno fino al terzo anno di vita.

L’obiettivo della terapia, paradossalmente, non deve essere tanto quello di prevenire la convulsione, quanto di ridurre al minimo la possibilità che il bambino abbia una variazione improvvisa della temperatura, perché è proprio nel momento del rialzo febbrile, da una situazione di temperatura corporea normale ad una situazione di alterazione febbrile anche minima, che si può manifestare la convulsione come conseguenza dell’irritazione cerebrale che la variazione brusca di temperatura provoca nei soggetti predisposti.

Una buona prevenzione delle convulsioni febbrili è, quindi, sempre difficile, perché non si può prevedere il momento esatto in cui un bambino, da uno stato di completo benessere, inizia a manifestare febbre che, di solito, tra l’altro, in questi soggetti, tende a salire molto velocemente.

Al primo sintomo di malessere del bimbo, quindi, come tosse, stanchezza, raffreddore, inappetenza, mal di gola, al bimbo andrebbe misurata la febbre, meglio se per via rettale e, conoscendo la sua temperatura basale in condizioni di benessere, anche una sua minima variazione dovrebbe indurre a somministrare paracetamolo prima ancora che Valium.

Facendo, poi, visitare il bimbo ogni volta, appena possibile, se le condizioni cliniche fanno prevedere una forma infettiva di media gravità come una tonsillite o una bronchite o una faringite acuta piuttosto importante che potrebbe, teoricamente, provocare febbre, l’antipiretico e, volendo, il Valium, uniti, in questo caso un po’ più spesso che se fossimo di fronte ad un bambino senza questa predisposizione alle convulsioni, all’antibiotico, andrebbero messi regolarmente in terapia da subito controllando sempre la temperatura con regolarità almeno tre volte al giorno e aggiustando il dosaggio dell’antipiretico di conseguenza, pur senza sospenderlo, almeno per tre giorni, fino ad inizio guarigione.

A mio parere, in questi casi, l’antipiretico è più importante del Valium che, per essere efficace, dovrebbe essere dato ad un dosaggio piuttosto alto e non privo di effetti collaterali, ma molti pediatri preferiscono questa prudenza in più e…come dar loro torto quando si è fatta esperienza di una convulsione, per semplice che sia?

Un caro saluto, Daniela

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