Pianto nel sonno


Gent.ma dottoressa Daniela,
leggo sempre ed apprezzo molto l'aiuto
che ci dà con le sue risposte. Sono proprio le sue lettere che mi hanno
convinta ad iscrivermi a questo sito (proprio la settimana scorsa).
Approfitto della sua disponibilità e professionalità per chiederle un
consiglio: mio figlio ha 6 mesi (li compie oggi); è da circa 1
settimana che mentre dorme lo sentiamo singhiozzare forte. Cerchiamo di
accarezzarlo e rassicuralo senza farlo svegliare ma sembra quasi
inutile.. anche prendendolo in braccio mentre dorme non si calma.
Poi si sveglia e scoppia a piangere e ci dà l'impressione di essere
spaventato, proprio come se avesse fatto un brutto incubo.
Questa cosa è capitata anche verso i 4 mesi e mezzo: poco dopo sono comparsi i
primi 2 dentini!
Gradirei avere da lei qualche consiglio.
Spero di averle dato elementi a sufficienza per valutare la situazione.
Grazie per il suo prezioso aiuto
Rosaria

Cara Rosaria, i bambini sognano moltissimo, molto più di noi adulti. Lo fanno da quando erano nel grembo materno e avevano soltanto poco più di 30 settimane di e.g. Poi iniziano a sognare appena addormentati, senza passare attraverso le varie fasi di sonno profondo che precede il sogno, come succede negli adulti. I bambini non sognano storie compiute o situazioni: i bambini sognano sensazioni e emozioni. A pochi mesi non hanno ancora il senso del tempo che scorre, il senso del presente, passato e futuro, vivono una realtà fatta di un numero infinito di attimi che si susseguono l'un l'altro senza per questo essere costruttori del tempo. Un mosaico che non ha ancora una forma compiuta, una storia da raccontare. Nello stesso tempo però hanno un disperato bisogno di imparare per capire la realtà. Realtà dalla quale non si sentono ancora staccati, loro da un lato e il mondo che li circonda dall'altro. Essa fa parte integrante del se del bambino. Questo vuol dire che se da sveglio vive una sensazione ansiogena di qualsiasi tipo, una colichetta, per esempio, o una fitta alle gengive visto che sta in epoca di dentizione, la sua psiche, il suo inconscio, da una parte soffre per il dolore o la frustrazione, dall'altra si sforza di capirla e di decodificarla, cerca di ricordarla, fa esercizi di memoria per trarre profitto dalle esperienze e crescere in consapevolezza. Allora durante il sonno tutto rivive, le cose belle e soprattutto quelle brutte, quelle che è più utile metabolizzare per imparare ad adattarsi alla realtà, per sviluppare l'intelligenza e la capacità di stare al mondo. Il sogno è laboratorio di memoria e, come tale, di apprendimento.
Per di più, i bambini, spesso, durante il sonno stringono le mandibole e questo procura indolenzimento e fitte dolorose se sta per spuntare un dentino. La realtà oggettiva dolorosa si fonde allora con l'elaborazione onirica delle esperienze della giornata (la colichetta improvvisa che rompe la beatitudine della sazietà, l'assenza della mamma, che magari è nell'altra stanza, a pochi metri, ma lui non la vede e non sa ancora che le cose che non si vedono possono esistere lo stesso). Tutto questo strano succedere di cose che non capisce nel loro reale significato crea un carico di angosce che è salutare rielaborare durante il sogno per ridimensionarle, metterle in ordine, metterle in grado di non nuocere più di tanto.
Il bambino ha una spinta innata, biologica, all'apprendimento così come ha una spinta altrettanto innata alla crescita e alla conquista di nuove acquisizioni. Tutto questo nuovo che non può rifiutare lo elettrizza ma lo riempie anche di tensioni forti e di paure. E' giusto e naturale che le esprima quando la realtà esterna, la quotidianità tace e non ci sono stimoli distraenti, cioè di notte. Non temere dunque più di tanto questi pianti che sembrano disperati: impara ad accoglierli con serenità senza tentare di evaderli a tutti i costi, consolandolo sì, ma con la sola tua presenza serena vicino a lui, non con l'ansia di fargli passare il pianto.
La simbiosi fortissima che c'è ancora tra mamma e figlio a pochi mesi dalla nascita porta a vivere le sensazioni come se si fosse l'altro, e questo è anche per il bimbo che vive come in uno specchio la realtà filtrata in bene o in male dallo stato d'animo della mamma. Non saprai consolare se non sarai tu stessa, in un certo senso, consapevole e consolata. Non svegliare quindi il bimbo anche se piange in modo apparentemente disperato: accogli le sue tensioni con dolcezza e con pazienza e abbi la forza di aspettare che pianga un po', dagli il tempo di esprimere il suo disagio affinché sia tu che lui possiate capirlo più a fondo e trovare così la strategia più idonea per risolverlo insieme.
Un caro saluto,
Daniela

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