Pavor notturno


Gentilissima dottoressa,

le vorrei porre un quesito.

Mia figlia Gabriella ha 5 anni e da 2 settimane a questa parte ha avuto strani episodi. Si sveglia piangendo, mi chiama e muove tutti gli arti. Però pur avendo gli occhi aperti non è cosciente.

Questo va avanti per qualche minuto, dopo di che non ricorda assolutamente niente. In piu una notte è anche caduta dal letto e non se ne è accorta. Perché accadono questi episodi? Devo preoccuparmi e fare maggiori controlli?

Grazie!

Cristina



Cara Cristina,

in età prescolare, più precisamente nella fascia di età 3-6 anni, gli episodi di pavor notturno, o terrori notturni, sono piuttosto frequenti: circa l’8-10% dei bambini e anche più, infatti, anche se le statistiche su questo argomento non sono univoche, presenterebbe uno o ripetuti episodi del genere.

Qualche volta, addirittura, si manifestano anche prima, attorno al secondo anno di vita, altre volte, invece, si prolungano, anche se diradati, fino alla pubertà. Ma l’età in cui si manifestano più frequentemente è quella tra i quattro e i sei anni.

Di cosa si tratta? Si tratta di episodi parossistici prevalentemente notturni, che si manifestano cioè durante il sonno notturno e quasi mai durante i sonnellini pomeridiani, tipici delle prime ore dopo l’addormentamento serale, in particolare nel lasso di tempo che segue di minimo 15 massimo 90 minuti l’ora in cui il bambino ha preso sonno.

Il bambino si trova sempre nella prima fase di sonno non REM, cioè in quella fase dopo l’addormentamento durante la quale il sonno si approfondisce sempre di più fino ad arrivare allo stadio 4, quello del sonno più profondo, che precede immediatamente la fase di sonno leggero detto REM (rapid eye mouvements) durante la quale si manifestano i sogni.

Il bambino quindi NON STA SOGNANDO ma sta vivendo quella che tecnicamente viene chiamata una "parasonnia", cioè una manifestazione abnorme di una fase di sonno perfettamente normale. Come hai ben descritto tu, il bambino, improvvisamente, continuando a dormire, si presenta molto agitato: a secondo della sua età, se molto piccolo si rotola nel letto in tutte le direzioni rischiando di cadere e magari si mette a piangere improvvisamente, se più grandicello, sui 4-5 anni, si siede sul letto urlando e piangendo con occhi chiusi o sbarrati e espressione di terrore formulando frasi a volte sconnesse, se ancora più grande, 6 anni ed oltre, si alza dal letto e compie movimenti ed atti stereotipati non finalizzati, come i sonnanbuli, solo apparentemente orientati ad ottenere uno scopo razionale.

In tutte queste fasce di età, però, vi sono alcuni sintomi comuni di tipo neurovegetativo come tachicardia, sudorazione, aumento della frequenza respiratoria con atti respiratori spesso superficiali e dilatazione delle pupille.

Il tono muscolare è aumentato come se fosse sveglio, tanto che i bambini, appunto, si alzano, si mettono seduti sul bordo del letto o addirittura camminano per casa. Il tutto dura di solito non più di una diecina di minuti durante i quali, pur manifestando agitazione estrema, il bambino non interagisce con l’ambiente e sembra assolutamente insensibile agli sforzi di consolazione dei genitori ai quali, di solito, non risponde o risponde con parole biascicate di cui, come del resto dell’intero episodio, la mattina dopo, al suo risveglio, non conserva memoria alcuna.

Trascorsa questa decina di minuti il bambino, solitamente, gradatamente si rilassa e si riaddormenta, e questo sia che il genitore gli sia stato vicino, sia che sia rimasto da solo perchè, magari, non sentito dal genitore. Anzi, di solito, i genitori che, spaventati dall’anomalo comportamento, cercano di svegliare il bambino nell’intento di fargli cessare quello che loro credono essere un incubo, ottengono spesso reazioni di fuga da questo tentativo di risveglio oppure un bambino che si sveglia con enorme difficoltà e rimane poi in uno stato stralunato per molto tempo senza riuscire bene a riprendere sonno. Si è visto anche che la severità e la durata degli episodi di pavor notturno sono direttamente proporzionali alla durata del sonno profondo che precede gli episodi, cioè più tardi nella notte si presentano, più lunghi possono essere.

Ma allora di cosa si tratta? Non è un incubo e non è neppure uno stato di sonno normale. Non si è ancora riusciti a definirlo in modo univoco dal punto di vista funzionale e elettroencefalografico. Si parla di una anomalia di strutturazione del sonno proprio nella fase di passaggio tra il sonno molto profondo e la fase di sonno leggero tipica del momento durante il quale si formano i sogni. Non è una vera e propria patologia del sonno e tantomeno del bambino; forse si può parlare di ritardo nella maturazione funzionale della normale sequenza dei cicli di sonno.

Di solito, infatti, i terrori notturni si presentano in quei bambini che hanno un sonno molto profondo dopo che si sono addormentati, tanto profondo che non sarebbero svegliati nemmeno dalle cannonate. La stessa tipologia di sonno è presente anche nei bambini con enuresi notturna, anche se non tutti i bambini enuretici soffrono di pavor notturno e viceversa, o nei bambini sonnambuli della seconda infanzia e spesso anche nei soggetti che parlano nel sonno.

Che fare allora? Nulla. Visto che non si tratta di una vera e propria patologia non si consiglia di fare nulla, anche se in casi estremi si possono prescrivere benzodiazepine (valium) che, pur essendo comunemente conosciuto come sedativo ha la proprietà di rendere il sonno meno profondo e di ridurre il tono muscolare notoriamente aumentato in questi bambini durante gli episodi. Ma di solito non si prescrive nessuna terapia.

Si raccomanda, anzi, di non svegliare mai il bambino durante un episodio di pavor ma di limitarsi a stargli vicino per evitare che cada dal letto se si alza o che si faccia male in qualsiasi altro modo se è sonnambulo. Si tratta di aspettare senza ansia la fine spontanea dell’episodio, appunto pochi minuti, e di assicurarsi che il bambino si rimetta a dormire tranquillo nella giusta posizione. Il giorno dopo non avrà memoria di nulla e si mostrerà tranquillo e riposato come se nulla fosse successo. Magari, anzi, potrà persino raccontare il sogno bellissimo che in parte ricorda di avere fatto nella fase successiva al suo episodio di pavor!

Questo se si tratta di pavor notturno. Cosa diversa è se il bambino manifesta episodi simili ma con qualche differenza che è bene conoscere per fare diagnosi differenziale tra pavor notturno e incubo.

Gli incubi sono dei veri e propri sogni cattivi e terrifici che si manifestano, come tutti i sogni, durante una delle 4 o 5 fasi di sonno leggero REM che si susseguono durante una notte intera di sonno. Questi però sono tipici del secondo e soprattutto dell’ultimo terzo della notte, verso le prime ore della mattina cioè, in cui le fasi REM appaiono particolarmente intense e prolungate.

Negli incubi, inoltre, mancano tutti i sintomi neurovegetativi presenti nel pavor, cioè sudorazione, aumento del tono muscolare, tachicardia, tachipnea e midriasi o dilatazione pupillare. Il bambino in preda a incubo, inoltre, si sveglia facilmente o è facilmente svegliabile con piccole sollecitazioni e, particolare importante, ricorda facilmente una parte o tutto il sogno brutto, almeno lì per lì. In questo caso, nella certezza cioè di essere in presenza di un sogno terrifico, è bene che il genitore svegli piano piano il bambino per consolarlo e rassicurarlo e magari per convincerlo a riaddormentarsi senza paure, impresa non sempre facile dato che il bambino crede che riprendendo il sonno può "rientrare" nel sogno cattivo e spesso si rifiuta di riaddormentarsi o di farlo da solo nel suo letto.

In caso di sogno cattivo, contrariamente al pavor notturno, è buona cosa cercare di fare parlare il bambino per cercare di capire quale timore o situazione ansiogena per lo più inconcia sia alla base di paure mal espresse o incompletamente espresse che vengono fuori di notte nel sonno. Se l’età non permette ancora un dialogo e un eloquio spedito, i disegni possono aiutare, così come, eventualmente, uno psicologo esperto.

Ma anche in caso di pavor notturno sarebbe buona norma cercare di capire se il bambino, durante il giorno, vive situazioni stressanti: mi riferisco, per esempio, alla scuola, ad una lontananza mal vissuta dalla mamma o dai genitori per lavoro, a films o cartoni o immagini televisive un po violenti visti la sera o di pomeriggio, alla frequentazione di bambini anch’essi un po violenti o prepotenti, senza mai dimenticare poi, il disagio e le paure di non essere abbastanza amato che sono tipiche dei bambini che attraversano la complessa e ambivalente fase edipica di cui è stato fatto cenno in una risposta che ho avuto modo di dare tempo fa, e che, pur cominciando attorno ai tre anni, può prolungarsi anche oltre il 5° anno.

Come medico, poi, ho il dovere anche solo di accennare a quelle rare crisi epilettiche che si manifestano durante il sonno e che, una volta finite, possono manifestarsi con la stessa confusione della coscienza, le stesse smorfie di terrore e gli stessi automatismi comportamentali descritti nel pavor notturno e, a volte, nel risveglio da incubi. Ma in questi casi l’elettroencefalogramma dirime ogni dubbio e per di più a volte il bambino si sveglia proprio sentendo arrivare la crisi, per poi perdere di nuovo coscienza durante la crisi stessa.

Il grande capitolo delle parasonnie, che comprende anche l’enuresi notturna della quale non parlo per non dilungarmi troppo, spesso riconosce una certa famigliarità: uno dei genitori o un fratello può aver sofferto degli stessi sintomi da piccolo, in questo caso vi è un motivo in più per non preoccuparsi e per attendere con pazienza che il bambino cresca.

Dopo il sesto anno tutte le parasonnie tendono a diradare, trasformandosi a volte in sonnambulismo sporadico ma comunque, attorno ai 12-15 anni, quasi tutti i bambini acquisiscono modalità di sonno di tipo adulto con scomparsa di anomalie elettroencefalografiche, ove presenti precedentemente, e di strane manifestazioni comportamentali come descritte in precedenza. Dopo il sesto anno poi, il bambino diventa più ragionevole, impara a prendere distanza dalle sue paure sulle quali riesce anche abbastanza bene a fare dell’ironia o quantomeno sa descriverle in modo più chiaro e può quindi essere più facilmente aiutato a circoscriverle e a superarle.

Con la speranza di essere stata sufficientemente esauriente e quindi tranquillizzante, ti invio un caro saluto,

Daniela

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