Metodo Doman


Gent.ma dott.ssa,

per la stima che nutro per lei, desidero tenerla informata circa gli sviluppi sulle indagini effettuate ed in corso su mia figlia.

Siamo, ormai, a 19 mesi di età.
L’esame genetico per la ricerca del cromosoma 15 è risultato negativo.
Stiamo aspettando i risultati del CGH ARRAY.
A quanto pare si tratta di un esame molto all’avanguardia di fronte al quale, una volta eseguito, la genetica si ferma nei casi avvolti nel mistero definiti "ritardo psicomotorio, microcefalia ad esordio post-natale da probabile causa genetica".

Non si spiega perché la bambina, nata perfettamente sana, con circonferenza cranica di 36 cm (!) possa aver subito un tale improvviso decremento della crescita da determinare questa situazione di ritardo psicomotorio!
Per quanto concerne le docce che erano state dapprima prescritte per i piedi, successivamente all’Ospedae Bambino Gesù, che ha in cura la piccola, la diagnosi è stata completamente ribaltata.
A quanto pare, il problema riscontrato (piede talo varo) è solo un atteggiamento legato al ritardo psicomotorio e, dunque, mi è stato consigliato di aspettare il raggiungimento dell’acquisizione della posizione eretta.

È un continuo tribolare…
La mia bambina segue un programma di riabilitazione da 9 mesi, ma ancora non striscia! E veniamo alla mia domanda.
Ho letto del Metodo Doman sul sito
www.irpue.it, su come aiutare un bambino con ritardo psicomotorio o cerebrolesi.
Vorrei chiederle di aiutare prima me a capire se trattasi di un metodo utile per mia figlia o meno.
È un percorso molto impegnativo e oltremodo costoso, ma se esiste una minima certezza che questa possa essere la strada per aiutare mia figlia ad acquisire quell’autonomia che la natura non vuole proprio riconoscerle, sono disposta a sopportare tutti i sacrifici che solo l’amore di una mamma può affrontare.

Grazie di tutto, cara dottoressa.

Io non conosco il metodo Doman nel senso che non ho nessuna esperienza diretta di bambini che lo hanno seguito e di conseguenza non conosco i risultati che può dare, ammesso che li dia o comunque che li dia in misura maggiore rispetto ad altri metodi. Per natura non sono scettica a priori quando non conosco qualcosa, però tendo ad essere prudente nella valutazione di quanto non conosco e di quanto, a mio avviso, a tutt’oggi non ha ancora riscontri scientifici sufficientemente accreditati. Per quello che sono riuscita a leggere sull’argomento, mi sono fatta la seguente opinione – sempre di opinione si tratta in quanto, come ripeto, sto parlando di qualcosa che conosco troppo poco -: dal punto di vista della riabilitazione motoria e neurologica, non mi sembra che il metodo aggiunga molto ai metodi di fisioterapia più accreditati fruibili attualmente in tutti i migliori centri di riabilitazione, mentre dal punto di vista dell’apprendimento, cioè dal punto di vista dello sviluppo intellettivo, mi sembra che il metodo prenda di vista principalmente metodiche di sviluppo delle funzioni mnestiche più che tentare di sviluppare le capacità intellettive nella loro globalità. Non so quanto tenga conto dello sviluppo della socializzazione del bambino visto che il metodo si pratica soprattutto a casa ed è fondato su esercizi molto ripetitivi. Esso mette l’accento e insiste molto sul coinvolgimento di tutte le figure parentali nella stimolazione del bambino, ma questo è un concetto ormai ovvio che è presente in qualsiasi altro metodo riabilitativo. Si sa che i genitori sono in prima linea e hanno un ruolo efficacissimo, se lo svolgono con massimo impegno senza cedere alla tentazione di delegare tutto agli specialisti e alle figure professionali che ruotano attorno al bambino con handicap, nel miglioramento delle condizioni del loro bambino.

Io devo essere sincera: non ho avuto particolari illuminazioni informandomi su questo metodo, ma credo che la cosa migliore da fare sia quella che tu ti metta in contatto tramite i tanti siti e i tanti blog che affrontano l’argomento, tra i quali le varie ABC, cioè Associazioni Bambini Cerebrolesi che esistono in Italia in varie regioni, che tu ne parli con i neuropsichiatri del Bambin Gesù – magari con quelli che a te sono sembrati più aperti sull’argomento, perché i pregiudizi, tra le varie scuole di pensiero, sono sempre moltissimi – e che tu cerchi in libreria, magari, visto che credo tu sia di Roma, andando in librerie scientifiche specializzate in pubblicazioni di carattere medico che puppulano attorno all’Università La Sapienza, cioè tra l’Università e il quartiere San Lorenzo, libri che trattano di questo metodo.

Prima di partire in quarta nella speranza, più che legittima e doverosa, di trovare un metodo risolutivo che sfiori il miracoloso, io cercherei di rimanere con i piedi per terra e mi sforzerei di diventare sempre più protagonista del miracolo che vorresti avvenisse nella tua bimba. Giorno dopo giorno, forte anche dell’esperienza che ti farai sul campo, il cuore di mamma e la tua intuizione sapranno suggerirti un metodo inedito confezionato proprio sulla tua bimba sostenuto dalla tua volontà di vedere la bimba progredire e da una fede incrollabile che ciò avvenga, una fede che, pur con i piedi ben piazzati a terra, abbia sempre il coraggio di guardare avanti, oltre ogni ragionevole dubbio. La tua bimba, pur con il suo handicap, potrà così formarsi una idea di se stessa plasmata su quella che tu hai di lei e non su quella che purtroppo imparerà a leggere negli occhi degli estranei. Non esiste, infatti, una ricetta unica nella gestione di un handicap, ma si tratta di un percorso lento e sempre tutto in salita di cui non si conoscono né le difficoltà future né tantomeno la durata del cammino. Non esiste, infatti, una "cartina" topografica dell’handicap che definisca fino alla fine il cammino da percorrere: ci si trova di fronte al problema e si pedala, accettando le difficoltà e la fatica giorno dopo giorno. Per questo l’animo deve sempre essere aperto a nuovi percorsi e mai schematico o con pregiudizi. Però questo non vuol dire che sia lecito percorrere qualsiasi strada senza prima avere vagliato tutti i pro e i contro.

Un’ultima considerazione: di solito, quando ci si affida a centri di riabilitazione molto accreditati, come la scelta che hai fatto tu, si ricevono tutte le cure possibili gratuitamente senza bisogno di pagare una lira e si tratta di cure di livello altrettanto alto di quelle a pagamento e se per un motivo qualsiasi la struttura in questione non fosse in grado di proporre una nuova possibilità terapeutica, in linea di massima sarebbe comunque tenuta ad informare il genitore di questa nuova opportunità, se non altro per un problema deontologico. Troppi approfittatori, infatti, tentano la fortuna sfruttando la disperazione altrui.

Quindi, prima del fai da te, il mio consiglio è quello di porre la stessa domanda che hai fatto a me proprio ai medici che hanno in cura la piccola. E solo dopo avere ricevuto tutte le informazioni del caso, autonomamente o tramite i medici che conosci, potrai ritenerti comunque libera di decidere di sperimentare quello che il tuo cuore ti detterà, ma non prima.

Un caro saluto, Daniela

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Lascia un commento