L’uso dei cortisonici e gli effetti collaterali


Gent.ma dottoressa,

tempo fa le ho scritto dei problemi della mia bambina che soffre di laringospasmo per 4 o 5 volte in media in un anno e la ringrazio per i chiarimenti che prontamente ha indirizzato alla mia richiesta.

Oggi le porgo una domanda sugli effetti collaterali del Bentelan che io, da un anno a questa parte, su consiglio del pediatra, utilizzo per scongiurare il croup notturno che prontamente si presenta per una semplice rinite e che poi le dò per due o tre giorni al massimo. Ho portato la piccola dallo pneumologo che mi ha terrorizzata letteralmente a proposito del Bentelan e degli effetti collaterali deleteri che genera nel tempo. Il dottore in questione ha sottolineato la necessità del Bentelan solo al sopraggiungere del laringospasmo e non per prevenirlo. Nella mia esperienza, l’uso del Bentelan ha ridotto l’intensità del croup e a volte l’ha proprio scongiurato. Prima dell’uso del cortisone, le crisi erano lunghe ed intense nel corso della notte (utilizzavo solo l’adrenalina in aerosol più volte).

Ora io mi chiedo: dato che ad ogni raffreddore la mia piccola ha vissuto puntualmente il croup notturno (con tutto ciò che comporta la gestione di quel momento) e che questo ha determinato comunque l’uso del Bentelan, non è meglio prevenire la crisi anticipandone la somministrazione? Può chiarirmi la situazione? Qual è poi lo schema terapeutico da utilizzare? È giusto interrompere o bisogna gradatamente ridurre le dosi del Bentelan prima di sospenderne l’uso?

La ringrazio in anticipo e la cordialmente la saluto.

Marta

 


 

 

Cara Marta,

 

gli effetti collaterali del cortisone ci sono, nessuno li nega e, per la cronaca, sono i seguenti: riduzione delle difese immunitarie, insufficienza surrenalica quando la terapia viene sospesa bruscamente, ritenzione di sodio e perdita di potassio, quindi ritenzione idrica con possibile scatenamento di uno scompenso cardiaco in chi già soffre di insufficienza cardiaca, tendenza all’osteoporosi per riduzione dell’accumulo di calcio nelle ossa, peggioramento del diabete quando presente e scatenamento di un diabete qualora fosse latente, aggravamento del glaucoma e aumento della pressione endoculare, scatenamento di crisi epilettiche nei soggetti predisposti, mutamenti psichici con euforia, insonnia fino a psicosi oppure sonnolenza, ulcera peptica nei soggetti predisposti e aggravamento di una gastrite, scatenamento di una miopatia steroide-indotta, rallentamento della crescita nei bambini per alterazione dell’asse ormonale ipotalamo-ipofisi-surrene, atrofie cutanee quando le terapie sono locali a base di creme e pomate cortisoniche, scatenamento di un appetito a volte incoercibile con conseguente aumento di peso, necessità di aumentare la quota proteica alimentare in corso di terapia cortisonica, interferenza con alcune coagulopatie soprattutto se associato a salicilati, interferenza con i normali processi di crescita e riduzione dell’accrescimento con tendenza alla bassa statura definitiva, riduzione delle difese immunitarie con possibile aggravamento di una patologia infettiva specie se a carattere diffusivo (tbc, sepsi, broncopolmonite ecc.).

 

I cortisonici sono un gruppo di sostanze chimiche (ormoni) che il corpo umano produce ma che possono anche essere prodotti sinteticamente e usati come terapia. Essi hanno importanti effetti benefici e la loro efficacia e velocità di azione li rende, a volte, dei veri salvavita. Essi, infatti, sopprimono l’infiammazione in modo rapido e soprattutto riducono i suoi effetti pericolosi come l’edema in zone vitali del corpo (shock anafilattico, edema del laringe, ipotensione acuta ecc.), sono importanti farmaci immunosoppressori utilissimi nelle malattie di origine autoimmune. Ma sono coinvolti anche in molte altre funzioni organiche come le reazioni allo stress e molte funzioni cardiovascolari e metaboliche (metabolismo dell’acqua, del glucosio, dei grassi, ecc.) e sono dei regolatori della pressione sanguigna. Sono quindi farmaci utilissimi, soprattutto in situazioni di emergenza e non vanno demonizzati. Quando si prescrivono, vanno quindi tenuti bene in mente i pro e i contro e, dopo avere fatto un calcolo rischi/benefici, vanno dati cercando di:

  • capire quando è veramente indispensabile darli,
  • conoscere la storia clinica del bambino con particolare riguardo a patologie che ne controindicano la somministrazione,
  • trovare il cortisonico più efficace e con il minor numero di effetti collaterali,
  • cercare la dose minima necessaria per raggiungere l’effetto desiderato,
  • cercare la via e il modo di somministrazione idonei a ridurre al minimo gli effetti collaterali.

 

A questo proposito si sa che, a parità di dosaggio da somministrare nelle 24 ore, un’unica somministrazione mattutina piuttosto che più somministrazioni nell’arco delle 24 ore riduce il rischio di effetti collaterali (riduzione della funzionalità dei surreni), così come somministrarlo a giorni alterni piuttosto che tutti i giorni nelle terapie prolungate.

Fare durare la terapia iniziale a dosaggio pieno il minimo indispensabile, scalare il dosaggio appena possibile e in modo molto graduale per evitare l’iposurrenalismo,

optare, quando possibile, per la somministrazione locale piuttosto che sistemica (aereosol, creme sulla cute piuttosto che compresse per os o terapia intramuscolare).

In caso di terapia sulla cute preferire cortisonici a bassissimo assorbimento sistemico,

se la terapia è per os, somministrare a stomaco pieno e assieme ad un gastroprotettore.

 

 

Gli effetti collaterali del cortisone (più esattamente dei glucocorticoidi), in gran parte elencati prima, sono essenzialmente di due tipi:

quelli causati dall’uso prolungato e dalle alte dosi equelli causati dalla interruzione brusca di una terapia piuttosto prolungata senza scalare le dosi gradatamente.

Ma quando può essere considerata prolungata una terapia cortisonica?

Sicuramente quando dura da più di un mese, ma anche due settimane è un periodo da considerare degno di attenzione per i probabili effetti collaterali. Non sono, quindi, particolarmente rischiose le terapie di alcuni giorni solitamente prescritte per emergenze come laringospasmo, crisi asmatica acuta, bronchite acuta con notevole componente edemigena e infiammatoria e tutte le terapie di emergenza ricordate prima.

È bene, inoltre, ricordare che è assolutamente da evitare la terapia cortisonica in un bambino da poco vaccinato o che deve essere a breve vaccinato con virus vivi attenuati come morbillo, parotite, rosolia, varicella, rotavirus e il vaccino antipolio vecchio tipo, il Sabin per intenderci, così come deve essere usato con estrema cautela in bambini immunodepressi, in bambini con varicella in atto (meglio non usarlo affatto), in bambini con glaucoma congenito, con diabete mellito, con ulcera gastrica o patologia ulcerosa gastrointestinale nonché con malattie sistemiche debilitanti come tbc, hiv, malattie broncopolmonari gravi, sepsi e via discorrendo.

 

 

Il Bentelan, cioè il betametasone, è il cortisonico che presenta il minor rischio di effetti collaterali e la maggior efficacia. Grazie alla sua preparazione in compresse effervescenti, utilizzabili anche per aereosol, è rapidamente assorbito attraverso lo stomaco, quindi scarsamente gastrolesivo e anche per via locale, nei bronchi. Può quindi essere considerato un farmaco relativamente sicuro oltre che efficace e versatile. Per quanto riguarda terapie che devono necessariamente prolungarsi oltre i pochi giorni, cioè oltre i 15-30 gg., è opportuno prescrivere al bambino una dieta ricca di proteine e povera di zuccheri, di grassi e di sodio, supplementata con calcio (fino ad 1 gr circa al giorno) e vitamina D, così com’è utile dosare la cortisolemia ed eseguire ogni tanto una mineralometria ossea.

In definitiva, poco cortisone, certo, solo nei casi strettamente necessari e mai di routine, con le dovute precauzioni, ovviamente, ma cortisone assolutamente sì quando è necessario prescriverlo.

 

Un caro saluto,

Daniela

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