Latte


Carissima dottoressa Daniela,
so che in questo periodo è molto presa dalla sua attività e cercherò di rubarle il minor tempo possibile.
Come mai i bambini da un giorno all’altro dicono no al latte? Ho già sentito spesso da amiche episodi simili e ora mi trovo a gestire questa situazione con perplessità e dubbi. Damiano, tre anni e qualche mese, ha sempre bevuto volentieri il latte e non essendo un mangione per natura mi consolava il fatto che, almeno a colazione e alla sera prima di dormire, si bevesse il suo biberon di 250 ml.
Essendo intollerante siamo ricorsi per un bel po’ al latte di riso, poi per prova, spesso e senza problemi di rifiuto, al  latte vaccino. Ora, da una decina di giorni a questa parte, rifiuta categoricamente anche solo di assaggiarlo, appena glielo avvicino lo guarda con aria disgustata e dice che non lo vuole, che gli fa venire il mal di pancia.
A niente sono valsi i vari tentativi di proporlo con zucchero, con cacao o senza niente. Insistere non mi pare il caso per cui finisce sempre nel lavandino e senza altre alternative visto che non prende nè the nè succo, cosi finisce sempre a cominciare la giornata a stomaco vuoto.
C’è una ragione particolare a questo improvviso rifiuto secondo lei?
La ringrazio in anticipo per l’attenzione
Simona


Cara Simona,
a volte il rifiuto per alcuni cibi che sembra improvviso, in realtà si prepara in sordina da tempo. Per un bambino che ha presentato sintomi imputabili ad intolleranza al latte nei suoi primi tempi di vita (non specifichi quando, né come, né per quanto tempo), la ripresa di tale alimento dopo una congrua sospensione, lì per lì, sembra non dare alcun problema, anzi, un sapore nuovo, specie se confrontato con il latte di riso o simili, non può che fare piacere ed essere fonte di soddisfazione (soprattutto per i genitori che pensano al latte come un alimento insostituibile,in modo particolare nel periodo della crescita). In realtà, sia che si tratti di allergia sia che si tratti di intolleranza, l’alimento incriminato resta tale per molto tempo e al massimo viene tollerato solo in dosi minime.
Benché abbia già avuto modo di precisare la differenza tra allergia e intolleranza in occasione di una risposta al quesito posto da un’altra mamma, te la ripeto brevemente: l’allergia alle proteine del latte vaccino si manifesta di solito, dopo un breve periodo di latenza dall’inizio dell’assunzione dell’alimento che le contiene, con sintomi piuttosto evidenti come orticaria, eczema, vomito, dolori addominali, diarrea, irritabilità, insonnia, a volte sintomi respiratori come bronchite asmatiforme o veri e propri episodi asmatici oppure cronica iperproduzione di catarro che provoca bronchiti e otiti ricorrenti. Essendo sintomi evidenti, il sospetto viene facilmente e altrettanto facilmente vengono prescritte le analisi specifiche come dosaggio delle immunoglobuline IgE, PRIST, RAST ed eventualmente prove cutanee. Se il sospetto è giusto, tali analisi risultano positive e il latte con i suoi derivati vengono eliminati; ma vi è una forma più subdola di allergia che si manifesta più tardi rispetto alla prima introduzione delle proteine del latte vaccino, che ha quindi un periodo di latenza più lungo rispetto alla vera e propria allergia, che non da quasi mai sintomi eclatanti come dermatiti o diarrea o asma, ma più subdoli come semplice irritabilità, insonnia, inappetenza e vaghi dolori addominali che il bambino piccolo spesso non sa comunicare se non con agitazione. In questo caso le analisi del sangue non vengono in aiuto perché risultano negative: si tratta infatti non di un’allergia da immunocomplessi come la precedente, ma di un’allegia cosìdetta cellulomediata, perchè i sintomi sono dovuti all’azione di alcune cellule immunitarie responsabili dell’allergia stessa e non dalla presenza di immunocomplessi come nella forma precedente. Si parla in questo caso di intolleranza e la riprova della giusta diagnosi la da solo la dieta privativa da eliminazione. Mentre per l’allergia vera e propria la sospensione del latte e derivati è consigliata per molti mesi, a volte fino a tre anni di età, e la reintroduzione del latte deve avvenire con estrema gradualità, possibilmente sotto stretto controllo medico e in ambiente ospedaliero, per la semplice intolleranza, ancorché diagnosticata con sicurezza, si adottano precauzioni più blande, e forse ci si sbaglia.
Ad ogni modo, quando un bambino arriva all’età del tuo e si alimenta in modo completo con quattro pasti al giorno equilibrati e giusti in quantità, ricevere un ulteriore porzione di latte dopo cena mi sembra eccessivo. Nelle 24 ore, infatti, 350, max 400g di latte sono più che sufficienti.
E questa quantità è data dai classici 250-300g della mattina più 100-150g al pomeriggio sostituibilissimi con un vasetto di yogurt da 120g se non di meno (calcola che 120g di yogurt apportano le stesse sostanze e le stesse calorie di 180g di latte).Non bisogna poi dimenticare i gelatini vari e i formaggi e fruttoli vari, compresi i cucchiaini di parmiggiano che si aggiungono a pasta asciutta, riso e minestre varie. Parafrasando il detto "tutto fa brodo", in questo caso tutto fa latte e derivati e spesso i bambini, nell’arco delle 24 ore, mangiano, di queste sostanze, ben più del necessario.
Il latte è sicuramente un alimento importante e di per se equilibrato, ma se ci ragioniamo bene, le proteine di derivazione animale, cioè molto biodisponibili, si trovano in tutte le carni e in tutti i pesci, i sali minerali, tra frutta e verdure varie, non mancano di certo, per non parlare di quelli contenuti nei cereali e, appunto, nella carne e nei legumi; e così dicasi per il calcio ecc.
Quindi il latte, quando non piace più o non è ben tollerato, si può, anzi, si deve eliminare. Basta qualche grammo di carne o pesce in più, o semplicemente di parmiggiano o altro formaggio stagionato. Per darti un’idea: 10 gr di parmiggiano apportano quasi le calorie di 100gr di latte!
Allora tranquilla, non insistere con il latte, almeno per un po: non esiste una colazione tipo, se il bimbo non vuole il latte la mattina prova con uno yogurt, ma se non va neppure lo yogurt passa al panino con prosciutto e succo di frutta o frutta fresca: sarà una colazione comunque completa perché fatta di cereali proteine zuccheri e vitamine, e soprattutto sarà gradita e più originale.
Considera poi che se il bimbo beve 250g di latte prima di dormire, sono circa 200 calorie che assume senza che ne abbia bisogno e che non riesce a smaltire con il movimento della giornata: ci credo che la mattina non ha molta fame! Senza contare che gli zuccheri del latte sono altamente cariogeni e restano tutta la notte o quasi a contatto con i suoi dentini!
Scordati allora il latte per un po, anche una o due settimane, poi, se vuoi, riprendilo, ma in piccole quantità: magari solo uno yogurt al giorno o una bella tazza la mattina. Andrà più che bene, vedrai.
Un caro saluto, Daniela

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