Latte di soia pericoloso? 1


Salve Dott.ssa Sannicandro,

siamo una coppia di neogenitori. Nostro figlio di due mesi e mezzo, a causa di una presunta intolleranza al lattosio, è alimentato ormai da 20 giorni con il latte di soia Aptamil soya 1. Il primo mese ha assunto latte materno con qualche aggiunta di latte artificiale: prima Humana 1, poi Aptamil 1, poi Pantolac e per finire Pelargon.

Con tutti questi prodotti aveva problemi di rigurgito a fontana sempre più frequenti, un po’ di stitichezza ma soprattutto ogni poppata era una tragedia per il bambino che si contorceva staccandosi spesso dal biberon con fastidio, per non parlare della difficoltà di digestione. Con il latte di soia va molto meglio.

L’altro giorno, però, la nostra pediatra della mutua ci ha allarmato sulla scelta di dargli quel latte parlandoci di fitoestrogeni e altro.

Ci siamo spaventati e abbiamo chiesto un parere al nostro pediatra di fiducia che ha cercato di rassicurarci dicendoci semplicemente che in giro c’è molta ignoranza e di non preoccuparci.

Onestamente la sua risposta non ci ha convinti e siamo andati su internet per fare una ricerca sull’argomento: abbiamo trovato un articolo che ci ha terrorizzato. Vorremo più chiarezza e sapere la sua opinione.

Grazie, aspettiamo con "ansia" la sua risposta.

Cristina e Francesco


Cari genitori,

che la soia contenga fitoestrogeni lo si è sempre saputo, così come se ne conoscono alcuni vantaggi riguardanti l’assenza di colesterolo, la buona quantità di ferro che contiene ed altri. Ma già da una diecina di anni si sollevano dubbi e perplessità sui suoi potenziali effetti nocivi quando somministrata ai bambini piccoli in sostituzione del latte materno o formulato: si parla di inibizione della funzionalità della tiroide del bambino, del fatto che l’acido fitico (un componente importante della soia) sia capace di inibire l’assorbimento intestinale dello zinco, del calcio, del ferro e del magnesio, del pericolo che questi fitoestrogeni, pur avendo una potenza farmacologica minima (mille o diecimila volte inferiore a quella degli estrogeni umani a parità di concentrazione), siano potenzialmente dannosi a lungo termine, in un organismo in via di sviluppo per quanto riguarda la possibilità di indurre una pubertà precoce con conseguente precoce esaurimento, negli anni, della capacità ovulatoria e della fecondità nelle femmine e una presunta infertilità nei maschi e si parla anche di rischio maggiore di carcinomi del seno in soggetti che assumono per lungo tempo e in quantità elevate e in modo continuativo alimenti a base di soia.

Anche le più alte percentuali di tumori all’apparato gastroenterico nelle popolazioni asiatiche abituali consumatrici di soia sono state messe in rapporto, appunto, con questo legume. È stato anche scritto sulla possibilità che la soia inibisca la funzionalità tiroidea del bambino con tutte le conseguenze che questo può avere sul suo sviluppo futuro e anche sullo sviluppo del suo sistema immunitario. Però gli studi esistenti si riferiscono soprattutto a esperimenti su animali. Nei bambini, comunque, personalmente non ho letto ancora nulla di definitivo e, per quanto ne so, nessun trattato di pediatria mette in guardia contro questi rischi, anche se non si parla ormai più molto bene della soia come latte alternativo in caso di intolleranza alle proteine del latte vaccino perché anch’essa foriera di allergie nel 30% e più di bambini che la assumono perché allergici al latte vaccino. Quindi, pur riconoscendo che la letteratura si sta occupando del problema e non lo ignora né lo sottovaluta più come un tempo, non me la sentirei ancora di sparare a zero contro la soia e di dare per certi tutti questi pericoli attualmente paventati. Solo desidero ricordare che, anche se non contiene lattosio, non si dovrebbe prescrivere latte di soia al semplice sospetto di intolleranza al lattosio: esistono attualmente molti latti privi di lattosio senza arrivare alla soia; qualora, invece, non fosse l’intolleranza al lattosio il vero problema, ma una allergia alle proteine del latte formulato dato in aggiunta al latte materno, meglio sarebbe preferire un latte ipoallergenico o con idrolisi proteica spinta (Alfaré, Nutramigen) piuttosto che un latte di soia.

I problemi riguardanti la somministrazione del latte di soia nei lattanti, quindi, sono ancora molto da chiarire ed è bene esserne al corrente ma senza allarmismi prematuri; inoltre è sempre bene ricordare quanto sia ormai ubiquitaria la soia negli alimenti : aggiunte di semi o germogli di soia si trovano, infatti, un po’ dappertutto nei cibi confezionati, a cominciare da certi pani venduti confezionati fino ad arrivare a certe bibite e integratori alimentari; è, perciò, vastissimo il problema, se lo si vuole considerare un problema: rimane la costante e corretta informazione e la filosofia di alimentarsi sempre con cibi controllati sin dall’origine, quanto più possibile fatti in casa con prodotti biologici, semplici e di cui si conoscono tutti gli ingredienti: inutile demonizzare il latte di soia se poi si assumono quotidianamente merendine o bevande o altri alimenti che contengono anch’essi soia in tutto l’arco dell’età evolutiva. Comunque, se dovessi venire a conoscenza di articoli scientificamente attendibili riguardanti i pericoli della soia non mancherò di informare il sito.

Un caro saluto,

Daniela

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