La diagnosi di benessere del bimbo


Gentile Dott.ssa,

vorrei sapere come una mamma dovrebbe accorgersi che il proprio bambino potrebbe essere malato?

Quali sono i sintomi di un bimbo malato (non parlo di influenza ma di patologie più serie)?

Le nonne dicono che se un bambino mangia, gioca, corre, salta, si diverte e dorme tranquillamente sta bene. È vero?

Grazie mille

Angela


Cara Angela,

ho già avuto modo di raccontare ad un’altra mamma altrettanto apprensiva cosa mi successe al mio esame finale di pediatria, innumerevoli decenni fa: il professore che mi esaminava mi chiese di fare la diagnosi ad un determinato bambino presente in quel momento in ambulatorio (era la prova pratica).

Il bambino doveva avere circa un anno e mezzo, era roseo, ben in carne, sorridente, propenso alla comunicazione e al gioco, poco intimorito dai camici bianchi. Lo visitai perché era la regola e la prassi per un esame davanti ad una commissione, ma con poca convinzione, per la verità, visto che ai miei occhi era il ritratto della salute e ben presto conclusi che il bambino stava benissimo e non aveva proprio nulla.

Lo dissi con un mezzo sorriso come a voler far capire che non ero caduta in nessun tranello e non c’erano sindromi strane da inventarsi ma bastava affidarsi all’evidenza: nulla ai polmoni, al cuore, all’intestino, all’esame neurocomportamentale e via discorrendo.

Il professore stette in silenzio per un po’ poi mi disse: la diagnosi di benessere è il compito più difficile in assoluto che può essere affidato ad un pediatra; vi sono migliaia e migliaia di malattia inizialmente asintomatiche che possono covare sotto questa apparenza di benessere, molte, magari, non ancora scoperte e il medico deve tendere a conoscerle e ricordarsele tutte per andarle a supporre e ricercare prima di poter dire che il bambino sta decisamente bene.

Allora risposi: come facciamo noi medici a rassicurare le madri apprensive se dentro di noi siamo tenuti a portare in silenzio il carico di una simile responsabilità di non tralasciare nulla di quanto finora dalla scienza conosciuto? Lui continuò a sorridermi, ma questa volta in forma benevola e non più sarcastica: "È proprio questa la medicina, un’arte oltre che una scienza e nell’arte tutto è sempre possibile, uno più uno fa due solo qualche volta, ma non sempre".

Poi mi congedò promuovendomi, con un gesto che ricordo ancora perché molto paterno: mi raccolse i capelli che allora portavo lunghi e sciolti sulla schiena e mi disse che da domani sarei stata assunta con una borsa di studio dell’istituto ma a condizione che venissi sempre pettinata con i capelli raccolti e non più sciolti, perché il medico non è un attore e non frequenta le corsie in attesa di un provino o di una audizione.

Questo punto di domanda sulla diagnosi di salute di un bambino è rimasto per tutta la vita un problema irrisolto. L’esperienza, certo, affina l’intuito, la visione chiara delle cose, aumenta la fiducia in se stessi e non mi è più difficile, ora, rassicurare una mamma quando visito il bambino e non scopro sintomi patologici. Però, tant’è, quel punto di domanda rimane e si struttura col tempo come la personalità del medico che impara a convivere con quel minimo costante di incertezza e di mistero che rende questa professione una delle più belle, stimolanti ed interessanti fra tutte.

Mi sento, quindi, di darti solo questa come risposta. Impara a godere dell’oggi, a credere nelle capacità del medico a cui hai affidato il tuo bimbo, a non gravarlo di paure e di fantasmi che, forse, sono solo tuoi e non reali e a convivere con quell’inevitabile punto di domanda al quale, credo, nessuno al mondo, se non Dio, se ci credi, sarà mai in grado di rispondere.

Un caro saluto,

Daniela

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