Irritabilità e scenate a tre anni: che fare?


Buongiorno Dott.ssa.

Ultimamente mio figlio (3 anni) è facilmente irritabile.

Ho capito che cerca di copiare un tipo di atteggiamento della cuginetta (fa addirittura la stessa espressione). Inoltre strilla quando si arrabbia, poi piange e si dispera. Vuole tutto ciò che vede… Capitano scenate anche in presenza di altre persone. A volte sembra un pazzo e mi fa arrabbiare questo suo atteggiamento. Come faccio a fargli capire che non ci si comporta così?

Grazie per la sua attenzione.


In realtà, per rispondere in modo esauriente, dovrei essere psicologa e non pediatra, dovrei conoscere il bambino, il carattere dei genitori, le dinamiche famigliari e il tipo di educazione che il bambino ha ricevuto sin dalla nascita.

Si sa, comunque, che l’età compresa tra i due e i tre o quattro anni è sempre un momento molto difficile dal punto di vista educativo e i nervi dei genitori, di fronte ai capricci, alle crisi di opposizione e ai no dei loro piccoli tiranni che tentano in tutti i modi di affermare la loro personalità sono costantemente messi a dura prova.

La crisi di rabbia è un comportamento impulsivo e non ragionato con il quale il bambino esprime la sua collera: essa non va inibita né tantomeno punita, ma solo contenuta nelle sue manifestazioni più estreme. Il genitore deve venirgli in aiuto cercando con pazienza di insegnargli ad esprimere i suoi stati d’animo in un modo diverso e più appropriato, ma questo diventa possibile solo col tempo e sempre di più man mano che il bambino acquista proprietà e ricchezza di linguaggio, cioè durante tutta l’età prescolare.

Raggiunti i cinque, sei anni, infatti, le crisi isteriche ed i capricci si fanno sempre più rari fino a scomparire per poi, magari, ripresentarsi all’età critica dela pubertà. Con il linguaggio ben strutturato, il bambino ha uno strumento in più per esprimere il suo disagio o il suo stato d’animo e ha sempre meno bisogno di ricorrere a modi eclatanti e fastidiosi per attirare l’attenzione su di se. Ma prima che questo avvenga, il bambino, durante le sue crisi, va contenuto, anche fisicamente se tende a farsi del male o ad assumere comportamenti autolesionistici tipo battere la testa al muro o al’indietro.

Ci vuole fermezza ma senza perdere la calma e senza cedere alla tentazione di farlo smettere velocemente alzando la voce più forte di lui o, magari, dandogli uno scapaccione. Il genitore deve sempre ricordarsi che non finisce mai di essere un modello di comportamento per il figlio, un punto di riferimento a tutte le età e non deve mai comportarsi nel modo come non vorrebbe che il figlio si comportasse.

Proprio a partire dai tre anni si può iniziare ad educare il bambino ad esprimere in modo più garbato e contenuto la sua rabbia o le sue frustrazioni. Il terzo anno è una età complessa, né più né meno come l’adolescenza. C’è il desiderio di affermare la propria personalità autonomamente, svincolata dale regole e dai divieti degli adulti, c’è la nuova fase ambivalente del controllo sfinterico, la fase edipica con forti sentimenti ambivalenti nei confronti dei genitori, l’inizio della identificazione sessuale, tutti processi non privi di turbamenti psicologici. Ma tutto questo col tempo si stempera e la bufera, dopo i 4 anni, solitamente si placa.

Come comportarsi? Se il bambino ha crisi di collera quando è stanco o nervoso o dopo che è stato a lungo assieme ad altri bambini ed è un po teso, la cosa migliore da fare è cercare di calmarlo e di allontanarlo dalle altre persone che possono diventare un pretesto o un palcoscenico per le sue crisi. Se la crisi si verifica lontano da un pasto, si può trovare il pretesto per consolarlo con una merendina che a lui piace e, in questo modo, distrarlo dalle sue tensioni, oppure si può dare qualcosa da bere dal buon sapore se si pensa che possa avere sete.

Se, invece, il bimbo ha una crisi come pretesto per attirare l’attenzione su di sè, la cosa migliore è ignorarlo, possibilmente senza lasciarlo da solo e senza portarlo nella sua stanza, ma se si capisce che è necessario, si può anche fare così. I bimbi piccoli non sono ancora in grado di capire quando è impossibile ottenere quello che vogliono: quando hanno un desiderio lo vorrebbero soddisfatto subito, non tollerano la frustrazione del rifiuto e spesso nemmeno quella dell’attesa. Allora entrano in crisi.

Nelle fasi iniziali della crisi gli si può parlare con calma per tentare di farlo ragionare, ma quando la crisi è scoppiata non resta altro da fare che allontanarlo dal centro dell’attenzione e aspettare che passi (solitamente dopo un quarto d’ora). Quando si sarà sfogato per bene, per lui tutto tornerà come prima come se nulla fosse successo: in questo modo la comunicazione tranquilla con lui può riprendere e il consiglio è di non enfatizzare quanto appena successo ma trattare il bimbo con serenità e affettuosità come al solito.

In un altro momento, quando sarà tranquillo, magari si potrà affrontare con tatto l’argomento cercando di capire il motivo della crisi e cercando di farla raccontare a parole dal bimbo stesso. Nelle fasi iniziali di un capriccio, quando il bambino diventa lagnoso, fa smorfie e assume atteggiamenti strani ma ancora non aggressivi o pericolosi, è bene non dare spago alla sua commedia e fare finta di nulla, ma se si butta per terra, sbatte la testa al muro o urla in modo fastidioso è bene contenerlo anche fisicamente, senza alzare la voce, solo aspettando che si calmi. Solo se si avvinghia in modo esagerato al’adulto, se cerca di picchiarlo, se lancia oggetti o assume comportamenti pericolosi per se e per gli altri, oppure se si comporta così in luoghi pubblici dove arreca disturbo va allontanato per punizione e, o lasciato un po’ da solo o contenuto anche fisicamente fino alla fine del capriccio.

Bisogna, in ogni caso, fargli capire che è capito nei suoi bisogni anche se non è possibile accontentarlo. L’opportunità di consultare un medico o uno psicologo nasce quando le crisi diventano veramente troppo frequenti, quando coesiste, magari, un disturbo di attenzione, quando il bambino assume spesso comportamenti violenti o dirompenti, quando è costantemente iperattivo, quando assume spesso condotte lesive dei diritti degli altri e vagamente asociali, quando coesistono disturbi di sonno, di alimentazione, difficoltà a trattenere le urine, tic frequenti, una esagerata ansia quando viene separato dalla mamma o dal genitore al quale è maggiormente affezionato, quando presenta disturbi fobici o ossesivi.

Infine non bisogna dimenticare che anche intolleranze alimentare, parassiti intestinali e altri piccoli disturbi organici possono essere causa di abnorme irritabilità nei bambini senza per forza pensare a grossi problemi psicologici.

Un caro saluto,

Daniela

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