Intolleranza al latte


Buongiorno dottoressa,
qualche settimana fa le ho scritto per chiederle consiglio sulla mia bambina di tre anni e mezzo, che da diversi mesi manifestava un sonno molto disturbato. Seguendo il suo consiglio, ho preso in considerazione l’ipotesi di una intolleranza al latte. Provando quindi ad escludere innanzitutto il lattosio dalla sua alimentazione, non solo le nostre notti sono molto più tranquille, ma sono anche spariti degli episodi di diarrea che ogni tanto si verificavano, e mal di pancia di cui spesso si lamentava. In pratica, a colazione beve latte a ridotto contenuto di lattosio, e come formaggi le do mozzarella (sempre a ridotto contenuto di lattosio) e parmigiano. Ritenevo che lo yogurt, in quanto latte fermentato, potesse essere più digeribile, ma ho visto che le fa male.
L’intolleranza al lattosio è un problema ‘per tutta la vita’, o lentamente si può provare a reintrodurlo nell’alimentazione? Inoltre, mi è sorto il dubbio che, eliminando del tutto il lattosio dalla dieta, l’intestino si possa ‘disabituare’, peggiorando pertanto la situazione.
In attesa dei suoi preziosi consigli, la ringrazio di cuore per le indicazioni che mi ha dato e la saluto cordialmente.




I soggetti intolleranti al lattosio producono una minore quantità di lattasi: non si tratta di una vera e propria allergia ma solo di una capacità di digerire il lattosio ridotta rispetto ai soggetti che non hanno questo problema. Il lattosio indigerito provoca molti dei disturbi che hai imparato a conoscere e adesso, dopo una dieta a bassissimo contenuto in lattosio o anche priva del tutto di questo disaccaride, si tratta di individuare la quantità di lattosio che la bimba può tollerare. Le intolleranze sono, infatti, dose dipendente, contrariamente alle allergie che si possono scatenare anche con minime quantità della sostanza alla quale si è allergici. Il fatto che la piccola non tolleri lo yogurth che, comunque, contiene poco lattosio rispetto al latte normale, può dipendere sia da un effetto di sommazione (latte non del tutto delattosato più formaggi freschi anch’essi non del tutto privi di lattosio più yogurth) oppure da altre sostanze che spesso vengono aggiunte allo yogurth per renderlo più cremoso o più omogeneo o più gustoso. Trattandosi di un derivato fresco del latte, quando non viene digerito, si da spesso la colpa al lattosio o alle proteine del latte vaccino in esso contenute, ma a volte i disturbi non si manifestano, per esempio, quando lo yogurth è fatto in casa oppure proviene da un produttore che non utilizza additivi o conservanti. Una fisiologica riduzione della capacità di digerire il lattosio è caratteristica di tutti i mammiferi, uomo compreso, con la crescita, quando il latte diventa alimento meno importante a fronte di tanti altri. La residua capacità digestiva va valutata caso per caso, prima eliminando la sostanza per alcune settimane dall’alimentazione, poi reintroducendola in dosi minime (si parla di alcuni cucchiaini di latte al giorno lentamente crescenti) fino ad identificare la quantità massima di latte o suoi derivati freschi che il soggetto tollera senza avere disturbi digestivi o comportamentali. Tale quantità resterà, poi, in linea di massima quella da non oltrepassare. Nella alimentazione quotidiana di un bambino è sempre molto importante variare continuamente in modo che non vi siano effetti di accumulo. Così facendo, anche se una volta ogni tanto la piccola si troverà a bere una quantità maggiore di latte o derivati, basta non perseverare ed eliminare il latte nei giorni successivi per limitare i disturbi connessi alla sua assunzione. In realtà, comunque, bisognerebbe inizialmente tolgierlo del tutto il lattosio, proprio per disinfiammare la mucosa intestinale totalmente. Solo in seguito si dovrebbe riprendere iniziando come ho detto, da minime quantità gradualmente crescenti.

Ti è piaciuto? Condividilo!Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone